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Bella, alta e intelligente: cercasi donatrice di ovuli –

Fecondazione assistita. Viaggio in Spagna dove vanno le italiane perché da noi non ce ne sono. E scelgono gameti di donne selezionate

VALENCIA – La prima domanda delle italiane è se la donatrice è bella. Poi se è alta, sportiva, se ha studiato ed è intelligente. Se ama la musica. Che sia sana lo chiedono solo dopo. Molte domandano se sia possibile vederle in foto, ma no, non è possibile. Perché se la donazione di ovociti in Spagna va anche così bene è perchè è regolata da leggi ferree. E la prima è quella che garantisce l’anonimato a donatori e donatrici. Mai i bambini nati dai loro gameti potranno bussare alla porta a 18 anni, cosa che invece sta capitando in Gran Bretagna, dove è stato riconosciuto il diritto del figlio ad avere notizie sulle sue origini biologiche. Facendo crollare le donazioni di gameti e dirottando sulla Spagna le coppie inglesi, poi le italiane in cerca di ovociti che in Italia non trovano e le tedesche che sfuggono alla loro legge che vieta la fecondazione eterologa.

Nella sala d’aspetto dell’Ivi (Istituto valenciano di infertilidad), palazzone nel centro di Valencia, ci sono coppie di ogni nazionalità. Arrivano persino da Hong Kong. E ci sono anche donne sole. Vanno dove i numeri sono più alti. E all’Ivi, 50 centri nel mondo e più di 36.000 trattamenti di procreazione assistita solo nel 2015, i numeri sono molto alti. Numeri e anche assistenza. Perché le coppie vengono seguite continuamente, anche con un centro di tutoraggio telefonico che risponde – in tante lingue, italiano ovviamente – a tutte le domande delle donne. «Chiedono se le donatrici di ovociti sono giovani, non le vogliono di più di 30 anni ma le nostre ne hanno in media 25, se sono alte – racconta Esperanza Ruiz, assistente medica telefonica – persino se hanno gli occhiali. Non chiedono se hanno figli, glielo diciamo noi. E poi, si informano sulle possibilità di successo, se i farmaci fanno male e se i figli somiglieranno ai genitori».

L’aspetto fisico, il gruppo sanguigno, ma non solo: si cerca di fare in modo che tra donante e recettore ci sia la maggiore compatibilità possibile. Per questo le schede delle donatrici sono dettagliatissime: età, altezza, peso, colore e tipo di capelli (ricci, lisci, ondulati), carnagione e persino tipo di pelle. Tutte caratteristiche il computer elabora proponendo un match, cioè un collegamento ideale tra donatrice e ricevente, proprio in base alle loro caratteristiche somatiche. Mai un figlio biondo ad una coppia di neri corvini, insomma. «Ma è sempre il medico a scegliere però – precisa Pilar Alamà Faubel, la direttrice della banca degli ovociti di Valencia, dove ce ne sono circa 8000, ventimila in tutti i centri Ivi – tenendo conto anche della compatibilià genetica, per esempio».

In Spagna non c’è l’obbligo di riconoscimento dei figli nati con Pma (che vige invece in Italia), ma nei centri Ivi la coppia deve firmare un accordo che prevede che entrambi accettino la responsabilità legale del nascituro, indipendentemente che sia stato concepito da donazione di seme o di ovocita. Un documento che protegge il minore, ma anche il centro.

Sorgente: Bella, alta e intelligente: cercasi donatrice di ovuli – Repubblica.it

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