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Mondo – Mosul e Kirkuk le due battaglie | l’Unità TV

La Cnn parla del massacro di 284 ostaggi: si sarebbe trattato di giovani e anche bambini poi sepolti in mucchio da una scavatrice. A Qaraqosh, l’e sercito iracheno ha issato la bandiera sull’ospedale. Conquistata anche Bartalla

Per quelli che tengono il conto, è trascorso ieri il 6° giorno della battaglia per Mosul. Con una notizia atroce quanto prevista: il massacro di ostaggi da parte dell’Isis. Con la notizia di avanzate significative sul fronte nord
e su quello meridionale. Con notizie più esatte sul venerdì nero di Kirkuk, dopo che le autorità curde erano state reticenti sulla portata dell’assalto dell’Isis e delle perdite che ha inflitto.

Ma vorrei cominciare da un consiglio a lettrici e lettori se ci sono. Vedete dallo spazio quotidiano quale importanza qui si attribuisca al destino di Mosul. In una situazione così intricata e piena di fronti aperti un cronista non basta. Invito dunque ad allargare il ventaglio delle informazioni dirette e delle opinioni. Per restare al Kurdistan, base essenziale, l’informazione italiana è largamente presente e differenziata. Inviati provetti come Lorenzo Cremonesi del Corriere o Lucia Goracci di Rainews, l’esperto di cose militari di Repubblica, Giampaolo Cadalanu, o il giovane ma sperimentato Daniele Raineri del Foglio, che si è imbarcato («embedded», si dice) con le milizie sciite Hashd al Shaabi, impresa rara e avventurosa, sono anche per me che sto qui fonti essenziali, e mi scuso di quelli che non cito per non averli visti. I giornali cattolici, Osservatore Romano e Avvenire, sono particolarmente attenti a quello che succede qui. Ieri l’Avvenire intitolava, a proposito degli «scudi umani» – espressione invalsa, cui bisognerebbe però ripensare come la prima volta in cui sia stata usata – evocando la «viltà» dell’Isis: è giusto che si ricordi di che pasta sono fatte queste canaglie dietro i loro ceffi e maschere terribiliste.

A chi volesse avere un fondamento «tecnico» oltre che umano e civile che gli faccia seguire con cognizione di causa la «battaglia per Mosul» voglio oggi soprattutto raccomandare un Rapporto pubblicato ieri, curato da un’agenzia non delle più note delle Nazioni Unite, che si chiama Habitat. Il rapporto, 92 pagine corredate di mappe e fotografie, descrive (in inglese, per ora) il «Profilo urbano di Mosul: valutazione multisettoriale di una città sotto assedio». Non vi metta in soggezione il titolo, il rapporto è stato redatto con un lunghissimo lavoro di ingegneri, architetti, urbanisti, cartografi, ma anche di abitanti e informatori dall’interno di Mosul. Il proposito è di mostrare lo stato attuale della città e dei danni che ha patito, gli interventi appropriati nel breve e nel lungo periodo –per le infrastrutture, strade e trasporti, le abitazioni, l’acqua, la sanità, la scuola, la restituzione delle proprietà saccheggiate, la ricostruzione di una capacità di governo urbano, il ripristino e la tutela dei monumenti devastati e di quelli superstiti. Ma il rapporto illustra anche il contesto demografico e sociale che rese possibile nel giugno 2014 il trionfo ufficiale dell’Isis, il cui governo ombra aveva da tempo in mano la città, e il contesto che renderà impervio il dopoguerra. Questo è il link del rapporto: UN-Habitat Mosul City Profile 2016. Le notizie, dunque.

Del massacro di 284 ostaggi ha parlato la CNN, citando una sua fonte verosimile sebbene non verificata: si sarebbe trattato di giovani e anche bambini, poi sepolti in mucchio da una scavatrice. Sul fronte nord, nella maggior città cristiana, Qaraqosh-Baghdida, di cui abbiamo detto a lungo nei giorni scorsi, l’esercito iracheno ha occupato il centro e issato la bandiera sull’ospedale. Conquistata anche l’altra città già a maggioranza cristiana, Bartalla. I peshmerga hanno guadagnato terreno anche lungo la direttrice di Telskuf. Ormai si combatte a una distanza di sì e no una dozzina di km a nord di Mosul.

A Kirkuk, al capo opposto, gli scontri a fuoco sono continuati per larga parte della seconda giornata, in città e in paesi vicini, dove gruppi di assalitori avevano ripiegato. Così a Laylan, dove sono stati uccisi in 15. La mia cronaca di ieri sarà apparsa calcata, ma erano altre a minimizzare, favorite dalla distanza e dal desiderio delle autorità cittadine curde di tacere sulle perdite subite. Abitudine motivata dall’intento di non demoralizzare la popolazione, ma in questo caso soprattutto dall’imbarazzo per uno scacco dell’intelligence, di cui in genere e giustamente i curdi vanno fieri, e anche del mancato coordinamento nella reazione. La quale è stata brava come e più del solito ma così divisa nel comando da provocare una confusione e probabilmente degli episodi di «fuoco amico».

I Daesh avrebbero avuto «centinaia» di morti: erano in parte abitanti dei quartieri arabi e in larga parte «forestieri» e tiratori. Oggi si ammettono almeno 80 morti nelle file dei difensori curdi e più di 200 feriti solo fra i civili, compresi i cittadini accorsi alla difesa e quelli malauguratamente accorsi ad assistere agli eventi. Grave bilancio. E anche l’offensiva su Hawijia segna per ora il passo, forse per l’indisponibilità della coalizione (degli americani, cioè) ad assicurare ora la copertura aerea necessaria. Anche sul fronte nord i peshmerga hanno lamentato u n’insufficienza dell’appoggio aereo rispetto ai piani stabiliti, che sarebbe costata loro caduti che si dovevano evitare.

Sorgente: Mondo – Mosul e Kirkuk le due battaglie | l’Unità TV

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