“Il No è in vantaggio di 8 punti“. “Il Sì è in rimonta”. Quale delle due affermazioni è vera? Entrambe. Perché più che la domanda in sé, conta il giorno in cui essa viene posta all’intervistato. Il motivo è semplice: sul dato cronologico influisce tantissimo la cronaca politica e soprattutto economica. Si spiegano così i risultati differenti dei diversi sondaggi pubblicati nell’ultima settimana sul tema del referendum costituzionale del 4 dicembre. Analizzando i dati dei principali istituti demografici, sono due i dati più o meno concordi: il fronte del No resta in vantaggio, ma il Sì è in rimonta. Una doppia tendenza che emerge dai rilevamenti effettuati negli ultimi quattro/cinque giorni, ovvero a cavallo della visita di Renzi negli Stati Uniti e dell’endorsement di Obama per il Sì, ma soprattutto dopo gli annunci governativi su pensioni e cancellazione di Equitalia. Non solo: più le interviste coincidono cronologicamente con questi avvenimenti, più aumenta il fronte dei favorevoli alla riforma. Si spiegherebbe così il risultato del sondaggio Demopolis (pubblicato oggi da Repubblica), che ha registrato il sorpasso del Sì (51%) sul No (49%). In questo caso, le domande sono state poste il 19 e il 20 ottobre: appena tre giorni fa. Risultato a sorpresa, ma che secondo gli esperti sentiti dal quotidiano di Largo Fochetti dice poco su cosa succederà il 4 dicembre. Il motivo? Manca ancora troppo tempo. “Il 15% decide l’ultima settimana, il 4% direttamente nell’urna” dice Antonio Noto, di Ipr. Discorso identico per quanto riguarda il sondaggio di Ipsos sull’edizione odierna del Corriere della Sera. Secondo Nando Pagnoncelli, il No è al 54% contro il 46% del Sì. Otto punti di vantaggio, un abisso mai registrato prima. Questa rilevazione, però, merita alcuni approfondimenti. Perché se è vero che sono state intervistate 5312 persone (un campione considerevole), d’altro canto l’arco temporale delle risposte va dal 6 al 20 ottobre: periodo troppo ‘largo’ secondo la teoria dell’incidenza della cronaca sulle intenzioni di voto.

Per Ipsos il No aumenta il distacco. Giovani contro la riforma, pensionati a favore
Otto punti percentuali di vantaggio e un orientamento demografico molto chiaro: tra chi voterà No al referendum costituzionale del 4 dicembre i giovani sono la maggioranza. Al contrario, il fronte del Sì è ‘territorio’ dei pensionati. E’ quanto emerge da un sondaggio Ipsos pubblicato oggi dal Corriere della Sera. Per l’istituto guidato da Nando Pagnoncelli, se si votasse oggi il 54% voterebbe No, mentre il Sì si fermerebbe al 46%: otto punti percentuali di vantaggio e una forbice che – al contrario di quanto sostenuto da altre rilevazioni – continua ad aumentare. A leggere il sondaggio di Ipsos del 3 ottobre scorso, infatti, il vantaggio dei contrari alla riforma costituzionale era praticamente dimezzato. Significativo, inoltre, l’approfondimento sulle identità all’interno dei due fronti. Tra i No, ad esempio, la percentuale più alta dei contrari (il 29%) è nella fascia di età tra i 35 e i 49 anni. Ma i contrari prevalgono (25% per il “No”, contro il 19% per il “Si”) anche tra i più giovani: tra i 18 e i 34 anni. Fascia quest’ultima in cui si registra comunque una minore propensione ad andare a votare: il 49% intenderebbe astenersi. Non solo. Tra i favorevoli alla riforma voluta dal governo Renzi, il 33% è laureato, mentre nella schiera del “No” chi ha la laurea è il 28%. Tra i contrari, invece, la percentuale maggiore (il 29%) è diplomato. Il “Si”, insomma, prevale, “tra i pensionati” (27%).

Il coinvolgimento dei cittadini, tuttavia, è ancora lontano da quanto auspicato da entrambi i fronti. Il tasso di mobilitazione è al 58%: in aumento, seppur di poco, rispetto al recente passato, ma comunque su livelli già registrati a luglio scorso. Evidentemente, la massiccia campagna mediatica del premier Renzi e da coloro che sono contrari alla ‘sua’ legge stenta a decollare. Specie tra i più giovani: il 49% al momento non andrebbe alle urne. Differenze altissime anche per livello di scolarizzazione e di ceto: i ceti alti il 33% dei laureati andrà a votare, mentre è ai minimi tra chi ha un titolo di studio elementare. Per quanto riguarda le professioni, i ceti elevati sono mobilitati al 68%: percentuale in linea tra chi è in pensione, al contrario di quanto avviene per le casalinghe (47%). Interessante notare, inoltre, come il dibattito sia molto diffuso nell’area della popolazione che vota sinistra o centrosinistra, quasi che il tema sia ‘interno’ ad una fetta dell’elettorato. In tal senso, la sinistra per così dire ‘storica’ è fortemente orientata per il No, centrosinistra e centro per il Sì. Il centrodestra? Una parte consistente (non la maggioranza) è per approvare la riforma costituzionale.

Demopolis: il Sì ha guadagnato due punti negli ultimi dieci giorni. Ed è in vantaggio sul No
Per la prima volta dal giugno scorso, secondo l’analisi dell’Istituto Demopolis per il programma Otto e Mezzo, il Sì è tornato in leggero vantaggio, con una crescita di 2 punti negli ultimi 10 giorni, passando dal 49% del 10 ottobre al 51% di oggi. “L’esito del Referendum Costituzionale del 4 dicembre – ha spiegato il direttore dell’istituto Pietro Vento – rimane molto incerto: con un’affluenza al 53% e oltre un quarto di italiani che non ha ancora deciso, l’opinione pubblica è di fatto spaccata in due. La forbice stimata oggi oscilla tra il 48 ed il 54% per il Sì, e tra il 46 ed il 52% per il No”. Questo trend fornisce pienamente le mutevoli distanze tra i due fronti: dopo una fase iniziale di maggioranza del Sì, negli ultimi 5 mesi si è registrata una costante lieve prevalenza del No. L’indagine è stata condotta il 19 ed il 20 ottobre scorsi su un campione di 1.200 intervistati.

I risultati degli altri istituti: da Ipr a Ixè fino a Index e Tecnè
Secondo il sondaggio di Ixè per Agorà il No è per la prima volta in vantaggio: 38 contro il 37% (rilevazione eseguita il 19 ottobre). Due settimane fa lo stesso istituto aveva registrato una sostanziale parità, mentre il 23 settembre dava il Sì in vantaggio di tre punti. A leggere i risultati dello studio di Ipr Marketing per Porta a porta, invece, il risultato è molto diverso: i contrari alla riforma sono sempre in vantaggio, ma il Sì è in netta ripresa. Nella fattispecie, voterebbe No il 51% degli intervistati (domande poste il 15 ottobre) contro il 48,5% di coloro che voterebbero Sì. Rispetto a un mese fa, la flessioni sarebbe del 2,5% per entrambi i fronti. Giovedì sera, invece, poche sorprese per il sondaggio dell’istituto Index Research per Piazza Pulita: No in vantaggio di tre punti (51,5% contro il 48,5%), esattamente come tre settimane fa. 52% per il No/48% per il Sì è invece il risultato del sondaggio Tecnè, sempre per Porta a Porta: in questo caso la flessione (positiva per il Sì, negativa per il No) è di un punto percentuale rispetto alla precedente rilevazione. Per Euromedia Research di Alessandra Ghisleri, invece, il No è in vantaggio di 6 punti percentuali, ma le domande agli intervistati sono state poste il 15 ottobre.