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La chiusura del presidente di SYRIZA nel suo 2° Congresso

syriza

Compagni e compagne,
Il 2 ° Congresso di SYRIZA è diventato un luogo di fecondo dialogo e di riflessione, abbiamo potuto valutare il percorso fatto finora; abbiamo fatto autocritica da un lato e confermato il nostro impegno per la trasformazione sociale radicale del paese.
Devo constatare che in questo fine settimana abbiamo tutti capito che il clima e il livello di dialogo, le preoccupazioni e le nostre riflessioni, hanno raggiunto un livello degno della grande responsabilità che abbiamo assunto.
Tutti e tutte siamo profondamente consapevoli. Non viviamo sulle nuvole.
Noi conosciamo certamente le difficoltà e sappiamo i nostri limiti e quelli nei quali ci troviamo ad agire, ma non siamo né depressi né pessimisti di fronte a questo.
Siamo determinati e più pronti che mai.
E con l’ottimismo della volontà di avere successo noi siamo forti e pronti ad affrontare tutte le sfide che ci attendono.
Il fatto è che quello che abbiamo difronte è il passaggio, la svolta più difficile.
Siamo tutti consapevoli che presto inizierà a sorgere il sole.
Ma poco prima dell’alba c’è sempre il buio più profondo…
Noi che abbiamo con piena consapevolezza dovuto prendere decisioni difficili, abbiamo ora una sola scelta: lavorare duramente, con decisione, per un progetto chiaro: quello di far alzare di nuovo il sole sopra la Grecia! Vogliamo tirare fuori la nostra patria dal commissariamento, dal circolo vizioso della crisi causata dal debito, dalla recessione e dall’austerità.
Noi siamo pronti a perseguire il nostro progetto e i nostri obiettivi fino alla fine e con determinazione, sono scelte di responsabilità: verso il popolo greco, verso la Sinistra, verso noi stessi.
Non permetteremo la restaurazione del vecchio e fallito sistema politico.
Che se tornasse indietro si prenderebbe la sua rivincita vendicativa.
Allora potrebbe essere restaurato pretendendo una rivendicazione storica.
E questa sarebbe una vera sconfitta strategica.
I prossimi tre mesi, compagne e compagni, saranno determinanti per tante cose: saranno tre mesi difficili.
Ma questo partito sa affrontare le difficoltà: è cresciuto in tempi difficili e per le cose difficili.
Oggi abbiamo aperto tutti i fronti quelli interni e quelli esterni.
Questo non per errore o per imprudenza, ma per una precisa scelta politica.
Abbiamo scelto di non diventare semplici amministratori della miseria, ma di creare e sfruttare le condizioni per un piano realistico di uscita dalla crisi, con la società in piedi.
Un piano realistico di uscita dalla crisi realizzato mediante la giustizia sociale, ripartendo equamente il peso a favore delle forze del lavoro e di chi fa sacrifici, e ridistribuendo la ricchezza.
Perché la ripresa economica deve avere una indicazione di segno.
Perché non ci bastano gli indicatori positivi, ma vogliamo che questi comportino un cambiamento anche nelle condizioni di vita delle persone.
Abbiamo aperto tutti i fronti per il nostro progetto .
All’interno del paese, per non diventare anche noi delle comparse o delle marionette in mano all’ oligarchia nazionale e agli intrecci esistenti tra politica e imprese.
Come tutti quelli che ci hanno preceduti ed hanno determinato il sistema politico in bancarotta che ha distrutto il paese e la società.
E il fronte esterno, perché sono fondamentali i prossimi negoziati , perché il nostro piano è concreto e preciso.
Abbiamo completato la prima valutazione affrontando prima di tutto le cose difficili.
Per arrivare un’ora prima nella discussione importante per le misure per il debito e il quantitative easing.
Per far arrivare i livelli di crescita alti il prima possibile, che noi abbiamo già progettato di gestire con giustizia.
A beneficio dei molti e non pochi che si sono arricchiti e che prima mettevano i loro soldi nelle banche estere.
E continuiamo ad attuare l’accordo [di luglio].
Noi puntiamo a completare immediatamente la seconda valutazione.
E dal momento che noi rispettiamo l’accordo, ci aspettiamo che facciano lo stesso anche le istituzioni e i nostri partner.
Negligenze, dilatazioni nel tempo e modifiche non possono e non saranno tollerate.
Noi rivendichiamo chiaramente ciò che l’Accordo prevede.
Cosi per l’economia l’anno prossimo non ci sarà solo un semplice segnale di ripresa, ma verano superate anche le attuali previsioni positive.
E in questa lotta, non siamo soli.
Siamo riusciti a costruire alleanze stabili in Europa.
Abbiamo realizzato il vertice del Sud Europeo che ha rappresentato un passo storico, non solo per la Grecia, ma per tutto il nostro continente.
I paesi della così detta periferia per la prima volta insieme si sono confrontati e hanno coordinano il loro percorso.
Tutti in Europa riconoscono che la questione del debito greco deve essere risolta e lo riconoscono anche dall’altro lato dell’Atlantico.
Il tempo che ci vorrà per la risoluzione di questo problema è però fondamentale. Fa parte della strategia per uscire dalla crisi.
I nostri partner in Europa hanno finora affrontato le crisi con grande imbarazzo e ritardi.
Too little, too late. Troppo poco e troppo tardi.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
L’Europa si trova in uno stallo drammatico, la logica di rimandare di continuo non può continuare.
Gli accordi esistono per essere rispettati. In caso contrario, non ci sono accordi tra partner, ma accordi di subordinazione. E questi accordi sono fragili, estremamente fragili.
Compagni e compagne, questo è il nostro piano.
Ma per poterlo attuare dobbiamo crederci. Tutti noi.
Alcuni tra noi possono avere qualche dubbio, possono nutrire dei timori, avere paura o affrontare con scetticismo questo piano o considerarlo troppo rischioso.
Sono considerazioni naturali e umane.
Ma ascoltate compagni e compagne:
Nella vita e nella politica ognuno deve prendere dei rischi.
E deve decidere. E il momento della decisione è sempre un tuffo nel baratro dell’incertezza.
Perché, come ha detto Euclide Tsakalotos citando Kundera, “nella vita non vi è mai alcuna garanzia che le cose andranno bene”.
E quando abbiamo assunto il compito di combattere la battaglia per il paese e il popolo, avevamo forse una qualche garanzia di vittoria? Nessuna garanzia.
Chiunque cerchi certezze farà meglio ad aspettare di fare le cose facili.
Noi siamo qui per le cose difficili.
Il popolo greco ci ha scelto per questo. Ed è per questo che siamo qui.
Per combattere, per continuare la lotta, per il nostro popolo, per la sinistra, per noi stessi.
Lo stesso vale, compagne e compagni anche sul fronte interno.
Perché non c’è nessun dubbio che dal 30 agosto, giorno dell’asta per le licenze per le frequenze televisive, viviamo un periodo prolungato di referendum. Subiamo una guerra totale di disinformazione ed un vero e proprio colpo di stato mediatico.
Ma lo dico di nuovo ancora una volta. Non faremo nemmeno un passo indietro, non ci ritiriamo.
Userò una frase del sempre presente nel nostro cuore Ilias Iliou: “Li faremo a pezzi con la legalità”.
E capiranno che i giorni dell’abbondanza e della loro impunità rappresentano il passato.
D’ora in poi gli oligarchi e i proprietari dei canali televisivi saranno trattati come tutti i cittadini greci.
Non ci saranno accordi sotto banco, non avranno alcun trattamento particolare e nessun favore. Punto.
E un’altra cosa:
Le ingerenze politiche e quelle delle élite economiche sui giudici devono cessare.
I giudici devono essere lasciati a fare il loro lavoro.
E lo devono sapere tutti quelli che cercheranno di farlo che né i giudici né il potere esecutivo permetteranno deviazioni istituzionali.
Perché i giochi con le istituzioni non sono elementi degni della democrazia.
E lo stesso vale, per quello che riguarda il fatto che negano di continuo la costituzione del Consiglio Nazionale Radiotelevisivo.
Per questo motivo, mi rivolgo anche da questa sede sia alla Nuova Democrazia, che agli altri partiti di opposizione chiedendo loro di contribuire in modo costruttivo al nuovo impegno volto alla sua costituzione.
Per raggiungere quindi, con il più largo consenso politico, la transizione ad una nuova realtà televisiva con emittenti legali e con regolare licenza.
L’opposizione deve sapere che se ora, all’ultimo momento, cercherà di bloccare di nuovo la nomina del Consiglio Nazionale Radiotelevisivo se ne dovrà assumere interamente la responsabilità politica che è enorme.
Inoltre deve sapere soprattutto che la democrazia non si blocca e non si boicotta.
Le leggi dello stato verranno applicate.
Compagni e compagne, nel prossimo periodo dobbiamo gestire anche altre questioni molto importanti e cruciali.
Il nostro paese rappresenta l’ultima roccaforte di stabilità in una più ampia regione destabilizzata.
In primo luogo mi riferisco alla questione dei rifugiati.
Nonostante le difficoltà la Grecia, il governo e il popolo greco nel suo insieme continueranno a difendere principi e valori.
Ricorderemo costantemente che la crisi dei rifugiati non può essere nascosta, non può essere relegata in un angolo dall’Europa, né può essere affrontata con recinti e frontiere chiuse.
Al contrario deve essere affrontata in termini di solidarietà e umanesimo, in base ai principi e ai valori di un’Europa democratica.
Non dell’altra Europa quella del fanatismo e dell’intolleranza, del razzismo e del nazionalismo.
E questa lotta siamo obbligati a portarla, sulle nostre spalle, noi compagni e compagni.
E la porteremo.
Ma abbiamo difronte a noi anche le trattative per la questione di Cipro [la Turchia occupa dal 1974 quasi il 40% dell’isola].
Siamo fermamente a favore di una soluzione e sosteniamo decisamente gli sforzi del governo cipriota.
Ma dobbiamo essere chiari: noi non cerchiamo semplicemente una soluzione per risolvere il problema, vogliamo una soluzione giusta e sostenibile.
Perché Cipro, non dimentichiamolo, è un problema di invasione illegale e di occupazione dall’esercito turco.
Non è un problema bilaterale è un problema di violazione dei principi del diritto internazionale.
Pertanto, una soluzione con la permanenza dell’esercito turco sull’isola non è una soluzione.
Compagni e compagne,
Lo avevo detto prima:
Tutti i fronti sono aperti.
Interni ed esterni.
Il fronte della trattativa con i creditori. Il fronte dove si scontrano i progetti sociali per il segno della crescita. Il fronte contro la corruzione e gli intrecci tra politica e imprese.
Ma su tutti i fronti stiamo combattendo con forza e abbiamo vinto importanti battaglie.
Come la lotta contro la corruzione nel mondo del calcio, dove la baracca è contro di noi fino allo stremo dopo la nostra battaglia inflessibile.
Come la lotta contro la corruzione nel sistema politico, nella quale emerge la questioni dei prestiti senza fondo dei partiti e degli oligarchi.
Come la battaglia nella pubblica amministrazione, dove gli armadi del sistema clientelare delle tangenti e delle convenzioni gratuite sono stati aperti.
Abbiamo rivelato gli scheletri della governance del vecchio sistema bipartitico.
E la guerra continua.
Per vincere abbiamo bisogno di un partito forte, di massa, organicamente legato alla società, alle sue lotte, alle sue ansie e alle sue aspettative.
E in questo campo c’è stata una discussione proficua.
Tutti concordiamo ora ed abbiamo concluso che dobbiamo fare i conti con le patologie.
Perché ci troviamo ad affrontare enormi sfide: ricostruire la nostra organizzazione giovanile, che deve rappresentare la lotta dura con onestà e coraggio.
E ha bisogno del nostro sostegno politico e organizzativo.
Dobbiamo rafforzare le organizzazioni locali per essere pronti per le elezioni regionali e locali del 2019.
E qui abbiamo bisogno di un piano di intervento e un piano di alleanze.
Non dobbiamo escludere le forze che vogliono essere schierarsi dalla nostra parte e non ripetere gli errori del passato.
Abbiamo di fronte anche la grande battaglia sulle questioni di lavoro che non si riduce ad una battaglia dentro la negoziazione, ma è una battaglia quotidiana nei luoghi di lavoro, contro l’arbitrarietà, il terrorismo e il sindacalismo giallo (?) dei datori di lavoro.
Vogliamo allora un partito aperto, un partito di massa.
È possibile che questo partito di massa ed aperto sia allo stesso tempo di sinistra?
Sì che si può.
Possiamo seguire l’ esempio di Corbyn.
Unire nelle nostre fila tutte le forze vive della società, dando fiducia ai molti e alla nostra forza.
Usando l’ arsenale teorico e politico della Sinistra, la nostra forza di convincere.
Il nostro potere di distinguere le idee giuste da quelle sbagliate e dare spazio alle prime.
Ma per fare tutto questo abbiamo bisogno di una maggiore vita collettiva di una maggiore vita da compagni, di maggiore solidarietà.
Occorrono meno spirito di autosufficienza e meno certezze, più impegno disinteressato e meno ambizione.
Compagni e compagne,
La nostra lotta sarà lunga.
La strada è e sarà in salita.
Ma sono fiducioso che abbiamo la forza di percorrerla fino in fondo.
Troveremo di fronte a noi di continuo tutto il vecchio.
Ma la causa che noi serviamo, è maggiore dalla forza del vecchio.
E noi vinceremo.

Traduzione: Argiris Panagopoulos

Sorgente: Argyrios Argiris Panagopoulos

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