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CIBER WAR & SCARAMELLA / ECCO LE ARMI USA ANTI PUTIN

Hillary Clinton all’attacco, sempre a base di sesso e antifemminismo; risponde Donald Trump scaricandole addosso il MailGate e le generose donazioni per la Clinton Foundation. Sondaggi e media per l’iron lady che magicamente compatta l’establishment a stelle e strisce e imbarca i rivali repubblicani; mentre il tycoon prevede brogli e parla di voto taroccato. E in vista dell’infuocato rush finale, parte la Ciber War anti Putin: non solo il bavaglio anti Assange, staccata la spina ai WikiLeaks indigesti ai vertici Usa, ma adesso guerra telematica ai russi. E anche l’Italia dà una mano, proprio in coincidenza con lo sbarco del premier Renzi alla Casa Bianca: una “dirty bomb” firmata nientemeno che da Mario Scaramella, il faccendiere-pataccaro legato ai Servizi Usa e coinvolto nel giallo Litvinenko. Cerchiamo di riavvolgere il nastro.

Kulien Assange. In apertura Mario Scaramella e, sullo sfondo, Hillary Clinton

Kulien Assange. In apertura Mario Scaramella e, sullo sfondo, Hillary Clinton

Partiamo dal MailGate, l’incredibile vicenda che vede al centro una montagna (circa 30 mila) di mail quando Hillary era Segretario di Stato alla corte di Obama. Per fortuna – di quel che resta della libertà d’informazione – WikiLeaks è riuscito a entrare in possesso di una parte dei contenuti e li sta mettendo in rete. Ma ora arriva la museruola: il presidente dell’Ecuador (Assange è rifugiato da due anni nella sua ambasciata londinese), dopo le pressioni esercitate dal Segretario di Stato John Kerry, ha pensato bene di far staccare le connessioni in rete di Assange, praticamente isolandolo dal resto del mondo.

 

BENGASI ? HAITI ? LA FONDAZIONE ? NO, LE BORSETTE DI HILLARY

Il materiale, comunque, è a dir poco esplosivo, “ottimo e abbondante” per un pre impeachment. Al centro, in particolare, i grandi business della Clinton Foundation (compresa la stramiliardaria ricostruzione di Haiti post sisma 2010) e delle tante gemmazioni sbocciate non solo negli Usa ma anche in svariati Paesi; le ricche donazioni effettuate anche dai cosiddetti “Stati canaglia”, i presunti nemici della libertà che diventano amici quando allargano generosamente i cordoni della borsa per la Real Coppia Hillary & Bill. Tra le ultime “scoperte”, i fastosi regali provenienti dal Qatar (a quanto pare 1 milione di dollari tondo tondo) per festeggiare al meglio il compleanno di Bill: una storia che fa il paio perfetto con le ultime rivelazioni sul ruolo strategico svolto dall’Arabia Saudita per la tragedia delle Torri Gemelle, con la Bush family (ora schierata al fianco di Hillary) perfettamente a conoscenza di quell’orrendo crimine (addirittura – come in un film – George Bush ammirò la scena in compagnia del fratellastro di Osama bin Laden dalla sede di Carlyle Group!).

Più che bollenti le mail sul giallo di Bengasi, la carneficina di diplomatici americani, tra cui l’ambasciatore, e una Hillary perfettamente a suo agio. “Forse non rideva a crepapelle come nell’altro filmato choc – raccontano alla Farnesina – quando le annunciarono l’assassinio di Gheddafi. O non gongolava come in occasione di un altro omicidio eccellente, quello di Osama bin Laden, chissà mai perchè non catturato vivo, forse avrebbe raccontato cose spiacevoli sui suoi legami con gli Usa. Mentre io assistevo all’operazione con Obama, Trump era alla tivvù per una fiction, sbotta Hillary adesso”.

Bryan Pagliano

Bryan Pagliano

Negli ultimi giorni, poi, sempre via mail due nomi caldi sugli scudi, due fedelissimi di Hillary, italoamericani visti i cognomi: si tratta di John Podestà e di Bryan Pagliano. Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori (chissà comunque quanto desiderosi di far luce) l’account del primo, il vero direttore d’orchestra della campagna presidenziale. Mentre il secondo, Pagliano, interrogato dagli stessi uomini dell’Fbi per ben due volte, ha sempre opposto un muro di silenzio, invocando il famoso quinto emendamento.

Altre chicche tra le migliaia di mail, quelle con parecchi papaveri dello star system mediatico. Scambi di favori, rapporti più che amichevoli tra giornalisti e membri dello staff di Hillary: “un rapporto oleoso tra stampa e potere”, lo definisce il “Politico”, con un insider trading (un reato in genere severamente punito negli States) dietro l’angolo.

Media allineati e coperti, negli Usa, a salvaguardia della verginità di lady Clinton: gli unici rumors ed echi arrivano dalla rete. Da noi, oltre al silenzio tombale, solo un po’ di gossip; o di bufale degne delle migliori praterie in Terra di Lavoro.

Cosa tira fuori dal mazzo Repubblica? Le lacrime di Silvio e le borsette preferite di Hillary. 17 ottobre: “Ferito fino alle lacrime: ecco un inedito Berlusconi, secondo quanto svela WikiLeaks pubblicando il contenuto di mail della campagna elettorale di Hillary”. Due giorni prima lo scoop del secolo: lo shopping cinese di lady Clinton, la predilezione per “le borsette tipo Birkin che non sono economiche ma sicuramente molto meno costose delle originali”. Imperdibile l’introspezione nell’animo presidenziale, alle prese con risparmi e conti della spesa della good wife americana!

Sul Corsera svetta la Penna d’oro di Pierluigi Battista che così dipinge il 10 ottobre: “sono stati bravi i responsabili del museo Maxxi di Roma a presentare in questi giorni una mostra che documenta i crimini contro l’umanità compiuti nelle carceri siriane del nostro alleato Assad, sostenuto dal nostro alleato Putin”. Prosegue lo storico Battista: “però, una volta viste quelle immagini orrende, scordatevele: lo impongono gli imperativi del realismo politico che consigliano l’omertà sulle nefandezze dei nostri alleati contro il nemico principale, l’Isis”. Dimentica per strada il plotone da 140 soldati che per volere del premier Renzi verrà inviato al fronte tanto per stuzzicare l’Orso sovietico…

 

LA BOCCA DELLA VERITA’, MARIO SCARAMELLA

Il giornalista Domenico Quirico

Il giornalista Domenico Quirico

Ma il Pulitzer spetta di diritto a Domenico Quirico, super inviato de La Stampa. E’ solo grazie al suo scoop che veniamo a sapere della fantascientifica connection ordita sul nostro territorio da quei diavoli dei Servizi russi. La sua fonte è davvero miracolosa, stra garantita, un doc che più unico non si può: Mario Scaramella. Leggere per credere.

16 ottobre. Ecco il titolo del pezzo da novanta: “Arte antica in cambio di armi, affari d’oro in Italia per l’asse fra Isis e ‘ndrangheta”. Da vero Ok Corral il già mitico incipit: “A Vietri sul Mare dove inizia l’autostrada Napoli-Reggio: l’appuntamento con l’emissario che arriva dalla Calabria è, a metà pomeriggio, all’albergo Lloyd. Un posto ‘sicuro’ che lui stesso ha indicato. Sono qui per comprare reperti archeologici arrivati da Sirte, bastione degli indemoniati dell’Isis, al porto di Gioia Tauro”. Un racconto mozzafiato, una trama dalle mille tinte quella che sgorga fluente dalla penna di Sherlock-Quirico. Il ghiotto piatto è subito servito: “sono stati saccheggiati con metodo nelle terre controllate dal Califfato islamico, Libia e vicino Oriente. Gli islamisti li scambiano con armi (kalashnikov e Rpg anticarro). Le armi arrivano dalla Moldavia e dall’Ucraina attraverso la mafia russa. Mediatori e venditori appartengono alle famiglie della ‘ndrangheta di Lametia. E alla camorra campana. Il trasporto è assicurato dalla criminalità cinese con le loro innumerevoli navi e container”. Mancano solo mafia, Magliana band e cos(ch)e turche.

Il giallo prosegue a ritmo incalzante tra appostamenti, incontri, dialoghi, perfetta descrizione di luoghi & personaggi. Imperdibile il “ragazzone un po’ invecchiato, una certa flaccidezza nei lineamenti. Eppure una sorta di voracità nella bocca, qualcosa di torbido nello sguardo come una vibrazione fredda che incute paura. Una mia impressione?”. Certo non meglio e neanche di più avrebbe potuto un Simenon nel pennellare “l’emissario”, l’uomo arrivato dalle terre calabre per trattare il bottino, l’imperatore da 60 mila euro o “la ciclopica testa da 11 quintali di una divinità greca” a soli 800 mila euro, un’occasione da non perdere. L’Uomo parla: “da dove viene questa testa? Questa dalla Libia. Armi in cambio di statue, anfore, urne. Funziona così. Il materiale arriva a Gioia Tauro, una volta era qui a Napoli. Adesso ci sono tanti problemi, con questi migranti di merda, il mare della Libia è pieno di flotte, controlli, polizie”. Ma loro se ne fregano. Gli uomini delle ‘ndrine fanno accordi con l’Isis.

Il porto di Gioia Tauro

Il porto di Gioia Tauro

Mumble mumble, rifletterà nei giorni seguenti il nostro Sherlock. Al quadro manca una cornice, c’è qualcosa che non torna. Ma una lampadina si accende nella sua Mente: chiedo a due super esperti e sono a posto.

Ed ecco entrare in scena, a vele spiegate, i due novelli Kissiger: il Gatto e la Volpe. E’ mister Quirico a ragguagliarci dell’Illuminazione: “Racconto il mio incontro a due consulenti internazionali in materia di sicurezza. Shawn Winter, militare proveniente dalle forze armate degli Stati Uniti e l’italiano Mario Scaramella”. Sul quale, però, non fornisce dettagli al lettore, ormai divorato dalla curiosità e al tempo stesso shoccato dalla narrazione. Eccoci in un baleno al ristorante (un sushi?), perchè i due “mi propongono una pista che porta a un burattinaio ancor più sconcertante: il traffico dei reperti sarebbe in realtà diretto dai Servizi russi, eredi del Kgb”.

Il paesaggio, per incanto, si squarcia. E dopo le nebbie arriva l’azzurro. “Un altro indizio che si legherebbe, nell’organigramma del crimine, a quelli dei ceceni e degli uzbechi di cui ci sono prove siano passati per campi di addestramento russi, diventati poi comandanti di formazioni jihadiste. O la presenza tra i fondatori dell’Isis di alti ufficiali del dissolto esercito di Saddam Hussein addestrati dai sovietici”. Del ruolo giocato dagli Usa per il decollo Isis neanche una parola.

 

LE PATACCHE DIVENTANO ORO COLATO

La penna di Sherlock-Quirico corre senza tregua, lungo i sentieri delle trame internazionali, tra boschi sovietici e orsi polari. Interroga e s’interroga: “l’Isis ha la possibilità di piegare e usare formazioni criminali come camorra e ‘ndrangheta per semplici ruoli gregari? E di montare un’organizzazione internazionale in grado di superare controlli e repressione del traffico su scala internazionale affidata a corpi di grande valore e esperienza come i carabinieri italiani? Di entrare su un mercato, quello dei reperti archeologici, con gerarchie e regole molto rigide e consolidate?”.

colonnello del Kgb Litvinenko

colonnello del Kgb Litvinenko

Dopo le 3 domande da 100 pistole, ecco la Luce davanti a noi: “Solo uno Stato, una superpotenza è in grado di muovere un traffico così sofisticato, ramificato e ‘colto’, non certo terroristi impegnati in una guerra senza quartiere”.

Dopo la diagnosi da bisturi di platino ad Houston, torna a narrare l’incontro della vita con il Gatto e la Volpe, al secolo Scaramella e Winter: “mi mostrarono un documento, inedito finora: il verbale originale degli interrogatori, nel 2005, del colonnello del Kgb Litvinenko, gran custode dei segreti russi. Litvinenko spiegò a Scaramella come il Kgb rifornisse un museo segreto nel centro di Mosca, non lontano dal Boradinskaya Panorama, dove erano riuniti reperti di incalcolabile valore razziati in Medio Oriente e pagati con armi ai palestinesi”. Spiega Sherlock-Quirico: “un museo che non poteva organizzare visite e mostre perchè i proprietari avrebbero riconosciuto i loro oggetti. Era riservato alla nomenklatura sovietica. Qualche oggetto ogni tanto veniva prelevato: un regalo alle mogli dei dirigenti supremi”.

Peccato che al fiuto del grande inviato-investigatore sfuggano alcuni dettagli. Che forse inquadrano meglio la figura del “super esperto” capace di interpretare in chiave di ‘alta’ politica internazionale le tessere del mosaico portategli – come preziosi reperti – da mister Quirico: proprio dall’alto della sua ‘intelligence’. Forse non conosce la avventurosa Scaramella story – che la Voce ha più volte dettagliato – non ricorda le clamorose “patacche” rifilate alla commissione Mitrokhin, proprio su vicende russe; dimentica l’ultima cena, al Sushi di Londra, tra Scaramella e la spia passata dal Kgb ai servizi di queen Elizabeth; soprattutto non dice nulla, l’accuratissimo Quirico, sull’inchiesta e il processo londinese per il giallo Litvinenko, morto per un’overdose al polonio. Glissa, ancora, sui rapporti tra Shawn Winter a Scaramella, che risalgono a una decina d’anni fa e si consolidano in Somalia, nel 2009, in occasione del rapimento dei passeggeri del Bucaneer.

Abduulkadir Mohamed Muse

Abduulkadir Mohamed Muse

Ilaria Alpi

Ilaria Alpi

E’ da allora che comincia l’irresistibile escalation del super esperto Scaramella, nominato sul campo dalle autorità somale – atto firmato dal Procuratore generale della repubblica, Abduulkadir Mohamed Muse – “Coordinatore Uffici Affari Internazionali e Sezione Specializzata Antipirateria”. Ecco più nel dettaglio il contenuto del prestigioso incarico: “autorità di collegamento per la lotta alla pirateria, gli abusi dell’antipirateria, la lotta al terrorismo Al Shaba e al Qeida, il traffico di migranti verso l’Europa, la frode negli aiuti europei alla Somalia, la lotta ai traffici illeciti”. Come affidare a Dracula la banca del Sangue.

Ma c’è un’altra chicca nella nomina dello 007 di casa nostra: Scaramella deve occuparsi anche di “omicidi di cittadini europei”. Ad esempio l’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: di cui il 18 ottobre è andato in scena un altro atto, con il proscioglimento (dopo 16 anni di galera) del non assassino. Mentre i killer – per via dei nostri depistaggi e delle nostre non inchieste – sono a piede libero, felici come Pasque. Di certo ottimo e abbondante l’aiuto dato da Scaramella…

La cui folgorante carriera è fotografata da Guido Olimpio. “Agente segreto. Ha alle spalle una storia turbolenta, dove le patacche sostituiscono le medaglie. Negli anni ’90 è protagonista di un blitz nella piazzetta di Capri. Vi arriva con una finta auto-civetta, con lampeggiante e paletta, si spaccia per ‘commissario’ e sequestra generi alimentari. E’ un crescendo di mosse spericolate: due sue guardie del corpo sono coinvolte in una sparatoria con un camorrista, denuncia la presenza di ordigni atomici nel Golfo di Napoli, coltiva rapporti con strani ambienti. Bussa anche alle porte della nostra intelligence: il Sisde non gli apre, il Sismi invece lo tiene a portata di mano”.

E arricchita da Giorgio Dell’Arti per il suo Catalogo dei viventi: “Arrestato alla vigilia del Natale 2006 con l’accusa di traffico internazionale d’armi, violazione del segreto d’ufficio, calunnia aggravata e continuata (ai danni di un ex ufficiale del Fsb, ex Kgb, che aveva accusato di preparare un attentato nei confronti suoi e dell’ex presidente della commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti), nel 2008 è stato condannato a 4 anni con patteggiamento della pena. Nel dicembre 2012 è stato condannato in primo grado a 3 anni e 6 mesi dal tribunale di Rimini per calunnia verso un avvocato di San Marino; la storia aveva a che fare con un supposto traffico di uranio dall’ex Unione Sovietica verso paesi occidentali”.

Un piccola guerra personale con zar Putin, quella ingaggiata dallo 007 partenopeo. E ora la super ciliegina consegnata – come la testa da 11 quintali – nelle trepidanti mani di Quirico…

 

Sorgente: » CIBER WAR & SCARAMELLA / ECCO LE ARMI USA ANTI PUTIN

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