Get Adobe Flash player

I dati raccolti in 8 anni dallo studio Iss-Oms in 44 siti contaminati

La ricerca si chiama progetto Sentieri ed è stata condotta tra il 1995 e il 2002 per accertare i casi di collegamenti evidenti fra aumento della mortalità e aria killer di Alessandro Farruggia

Lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto (Ansa)

Lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto (Ansa)

di Alessandro Farruggia

Taranto, 18 agosto 2012 – I numeri fanno paura: 3.508 morti «con evidenze sufficienti» per attribuirli a inquinamento industriale in appena otto anni. E diecimila morti probabili. La cifra colpisce dove fa più male. Perché dimostra che il problema di una industrializzazione malata non è solo di Taranto, ma di un’area dove vive il 10% della popolazione italiana: quella di 44 dei 57 siti contaminati compresi nel programma nazionale di bonifica. A tracciare il quadro è stato il progetto Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Oms, che ha mostrato come nel solo periodo 1995-2002 si può stimare una mortalità che «per le cause di morte con evidenza a priori sufficiente, o limitata alle esposizioni ambientali presenti» supera l’atteso di 2.439 uomini e 1.069 donne. Considerando tutte le cause di morte, è addirittura «in eccesso rispetto all’atteso di 9.996 casi, con una media di 1.200 casi annui».

L’aumento di mortalità per cause ambientali è «associato alle emissioni di impianti specifici (raffinerie, poli petrolchimici e industrie metallurgiche)». «Per esempio — si osserva — per gli incrementi di mortalità per tumore polmonare e malattie respiratorie non tumorali, a Gela e Porto Torres è stato suggerito un ruolo delle emissioni di raffinerie e poli petrolchimici, a Taranto e nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese un ruolo delle emissioni degli stabilimenti metallurgici. Negli eccessi di mortalità per malformazioni congenite e condizioni morbose perinatali è stato valutato possibile un ruolo eziologico dell’inquinamento ambientale a Massa Carrara, Falconara Marittima, Milazzo e Porto Torres. Per le insufficienze renali, un ruolo causale di metalli pesanti, Ipa e composti alogenati è stato ipotizzato a Massa Carrara, Piombino, Orbetello, nel basso bacino del fiume Chienti e nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese. Incrementi per malattie neurologiche, per le quali è sospettato un ruolo eziologico di piombo, mercurio e solventi organoalogenati, sono stati osservati rispettivamente a Trento Nord, Grado e Marano e nel «basso bacino del fiume Chienti».

L’incremento dei linfomi non-Hodgkin a Brescia è stato messo in relazione con la contaminazione diffusa da Pcb». E se a Cogloleto l’area della Stoppani «non mostra eccessi rispetto all’atteso» a Massa Carrara «i numerosi eccessi evidenziati confermano una criticità sanitaria: per le malattie genitourinarie è ipotizzabile un effetto delle esposizioni ambientali e/o occupazionali a metalli pesanti e a idrocarburi policiclici aromatici e anche la mortalità tumorale nei soli uomini è prevalentemente dovuta a esposizioni occupazionali».

Nell’area di Sassuolo-Scandiano «il profilo di mortalità mostra, per le cause di morte per le quali vi è a priori un’evidenza con le fonti di esposizioni ambientali, un eccesso per malattie respiratorie e asma e per malformazioni congenite in tutte le classi di età. L’esposizione professionale a piombo nella produzione delle ceramiche potrebbe avere contribuito all’eccesso di mortalità per il morbo di Parkinson».

A Marghera, invece, «per uomini e donne è presente un eccesso per tutti i tumori e per le malattie dell’apparato digerente. E agli eccessi di mortalità osservati per tutti i tumori e tumore del polmone, della pleura, del fegato, del pancreas, della vescica e per cirrosi epatica ha verosimilmente contribuito l’occupazione». Naturalmente, come non potrebbe, tra i maggiori killer c’è l’asbesto. «La presenza di amianto — si osserva — è stata la motivazione esclusiva per il riconoscimento di sei siti (Balangero, Emarese, Casale Monferrato, Broni, Bari-Fibronit e Biancavilla). In tutti (con l’esclusione di Emarese) si sono osservati incrementi della mortalità per tumore maligno della pleura. In altri sei siti, dove erano presenti altre sorgenti di inquinamento oltre all’amianto, la mortalità per tumore maligno della pleura è in eccesso in entrambi i generi a Pitelli, Massa Carrara, Priolo e nell’Area del litorale vesuviano». Non solo Taranto quindi. E la campana suona per un italiano su dieci.

Bollettino dall’Italia dei veleni I gas hanno ucciso 3.508 volte – Quotidiano Net – Primo piano.

OknotizieFacebookShare

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


− tre = 6

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

EL PODEROSO LIVE verso la ciemmona Firenze-Roma in riscio' partecipa sul sito www.elpoderoso.it
Broadcasting live with Ustream



    Translate to:

per la ricerca di post del 2012
usare il seguente formato sulla
barra del motore di ricerca es:
www.nuovaresistenza.org/2012/5/15

Wikio - Top dei blog

Wikio - Top dei blog - Politica

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


contatti: clicca sul banner sottostante


 

no allo sfruttamento globale- clicca vai alla pagina fb-firma la petizione