
di luna.rossa
Non é solo lungo…é difficile, tortuoso… lo si nota nelle piccole cose quotidiane, anche in quelle persone che normalmente rifiutano qualsiasi tipo di omofobia.
La battutina facile, la risatina… la gaffe… sono tutti sintomi di quanto sia ancora lungo il percorso per riuscire non solo ad accettare quelli che normalmente chiamiamo “diversi”, ma a non considerarli tali.
Perché quando parliamo di Said o di Abdullah, invece di apostrofarli come marocchino o clandestino… non indichiamo semplicemente il loro nome?
Sento sempre fastidio quando leggo tra le notizie: rom ha fatto questo… marocchino quest’altro… negro quest’altro ancora…
E’ di ieri la notizia: “Hammamet, gay italiano ucciso”. Perché specificare gay?… “Un cittadino italiano é stato ucciso ad Hammamed in modo brutale” questa é la tragica notizia. Perché evidenziare le sue tendenze sessuali?
Certo che la notizia che un gay é stato ucciso fa piú impatto ed é piú pruriginosa, ma chi fa informazione dovrebbe uscire da questo sistema del “vincere facile”, e puó farlo con un’etica di rispetto per le persone e per la loro dignitá di scelta… informazione é anche educazione, cultura…
Ecco… sarebbe un buon punto di partenza per uscire dall’omofobia che c’é in noi…
In caso contrario, amici dell’informazione… domani dovreste dare, per par condicio, le notizie in codesto modo:
- eterosessuale investito da un Tir
- signora con gli occhi azzurri e carnagione chiara, scippata per strada
ecc. ecc.







