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Forse non tutti ricordano che il 12 ottobre 1973 Berlinguer scrisse su Rinascita che alle sinistre non bastava il 51% per governare e perciò bisognava allargare l’alleanza ai cattolici e ad altre formazioni di orientamento democratico.

Forse nell’ottobre 1973 non tutti ricordavano che Gramsci conosceva bene il “Sovversivismo delle classi dirigenti” e che sull’Ordine Nuovo del 22 giugno 1921 avvertì che il sovversivismo non è di per sé sinonimo di rivoluzione o di rinnovamento, ma spesso è tutto il contrario: il sovversivismo delle classi subalterne si salda con quello delle classi dirigenti e dalla miscela daflagra il fascismo.

Forse non tutti riflettono oggi che il Bersani che apre alla proposta del patto tra progressisti e moderati avanzata da Casini  ha letto sia Berlinguer che Gramsci e ci ha capito che l’Italia  è un mare che cambia increspatura, ma ha sempre la stessa corrente di fondo, perché è un Paese che il suo nodio principale non lo scioglie mai: l’irresponsabilità delle classi dirigenti.

E allora forse non tutti riflettono su questa stranezza: che ogni tanto in Italia la gente si incazza e combina uno sfracello, ma qualche volta sola ha preso, altre volte ha provocato catastrofi!

Si è incazzata dopo la grande guerra e sarebbe stato meglio se se ne stava calma: per vent’anni si è dovuta sorbire un tizio che parlava da un balcone e da l’ha convinta che valeva la pena di qualche migliaia di morti per sedersi al tavolo dei vincitori.

Poi si è incazzata con quel tizio e stavolta ha fatto bene, se adesso io posso scrivere e voi mi potete leggere è merito di quell’incazzarura.

Poi si è incazzata negli anni ’70 e di nuovo l’ha pensata giusta: ha portato a casa tante conquiste civili e sindacali.

Si è incazzata di nuovo nei primi anni ’90 contro i partiti, li ha disintegrati e in nome del nuovo ha mandato al governo un altro tizio che non si affacciava al balcone, ma alla televisione e da lì l’ha convinta che andava tutto bene e che  la crisi era solo percepita.

Ora si sta di nuovo incazzando e ce l’ha un’altra volta con i politici, facile che finisce come nel ’94: piglia uno della cosiddetta società civile, lo mette al governo e tra un po’ ricomincerà a strillare contro il politico in cui magicamente si è trasformato (ma guarda!)

E forse non tutti hanno fatto quest’esercizio facile facile, provare a rispondere ad un banale indivimello: qual è quel quid che fa sì che quando la gente si incazza vince?

La risposta l’ho messa all’inizio: nelle parole di Berlinguer e di Gramsci.

La gente vince quando è così saggia da  impedire la saldatura tra moderati e destra. La Resistenza è stata una grande alleanza che ha riunito le sinistre di diverso orientamento, i cattolici e i moderati. Negli anni ’70 la classe operaia ha vinto perché è riuscita a fare sintesi di tutti gli orientamenti, dai più radicali ai più moderati, nell’unità sindacale.

Nel ’22 invece i moderati finirono in braccio al fascismo e nel ’94 in braccio al tizio populista.

Forse non tutti sono coscienti che sotto l’increspatura mutevole dei diversi contesti storici che hanno fatto da sfondo ai periodi più conflittuali della nostra storia scorre sempre la stessa corrente di fondo: una classe dirigente immatura e teppista: dove non passa, sfonda. E non si fa scrupolo di cavalcare le rabbie popolari più infuocate, anzi, più sono sovversive, antistataliste e antipolitiche e meglio è.

Forse non tutti sono coscienti che il passo compiuto da Casini è maledettamente importante per arginare il “sovversivismo delle classi dirigenti” che in Italia non muore mai perché questo Paese non si decide a fare serie riforme che smantellino gli elementi di arretratezza presenti nella società italiana sui quali sguazza la destra italiana.

Forse non tutti hanno capito che Casini non sta offrendo una semplice alleanza elettorale, ma un percorso di rinnovamento della società italiana per quietare quella maledetta corrente di fondo che periodicamente ci trascina negli abissi.

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