Dunque, vediamo. Diamo uno sguardo al campo dove si sta giocando la partita e vediamo se la foto di Vasto (o i pezzi che ancora rimangono, visto che ogni giorno qualcuno ne strappa un pezzettino) fotografa bene la situazione.
Non ne sono sicura perché:
1) Non è propriamente una partita quella che si sta giocando. Nelle partite, anche quelle più rissose, ci sono regole. E nelle tribune si apprezza il fair play, il bel gioco. Qui le regole sono saltate e, quel che è peggio, la curva sud apprezza le bastardate. Non è una partita, è una rissa: tra poco non si divertirà più nessuno.
2) La foto di Vasto fotografava tre tizi collocati con sfumatura diverse nel campo progressista e di sinistra e sullo sfondo un popolo accarezzato da un vento che stava cambiando. Visione ottimistica: il vento non stava cambiando, si stava agitando. Decenni di individualismo sfrenato, di antisolidarismo, di chi fa da sé fa per tre, di fora di bal, non li spazza nessun vento: stanno incisi nelle coscienze. Perciò non illudiamoci che all’improvviso gli Italiani si siano risvegliati di sinistra “al bel vento”.
3) Quindi abbiamo ancora a che fare con l’egemonia culturale che ha contrassegnato il berlusconismo. Con una differenza. Una differenza non in meglio, ma in peggio: il popolo che dava la maggioranza a Berlusconi era un popolo individualista festante, convinto che bastava darsi da fare per conquistare un posto al sole; il popolo che si è risvegliato dal sogno berlusconiano è disperato, invoca regole, ma non ancora metabolizza l’idea che ce la faremo tutti assieme, o non ce la farà nessuno.
4) E’ un popolo disorientato e lo spaesamento è refrattario ai messaggi di responsabilità. Subisce il fascino di pifferai magici che gli allontanano il calice dei sacrifici e gli fanno ascoltare le favole che vuole sentire, salvo poi condurlo in un burrone.
5) Non penseremo mica che in questa situazione così propizia per le derive di destra ci facciano vincere facile, vero? Non penseremo mica che che non si sta già scaldando i muscoli il demagogo di turno in grado di mettere insieme un bel fronte ampio per battere le sinistre, vero? E’ già pronto l’attacco a tenaglia: un “carino” liberista con l’orticaria per i partiti, ma l’aria tanto per bene da portarsi dietro moderati e cattolici al governo e Grillo a giocare il ruolo dell’opposizione. Già mi scricchiolano le ossa.
6) In questo scenario difficile, diciamo (per chi capisce la citazione) spunta un tizio che non è proprio il prototipo della limpidezza, un vecchio volpone con pochi sentimentalismi e tanta attrazione per i posti di governo, ma con una convinzione sincera ed incrollabile: che l’antipolitica è il cancro della società del terzo millennio. Fateci caso: Casini dice cose anche di destra, diciamo (e mi riscappa la citazione), ma mai populiste.
7) Quindi Casini rompe il piatto già apparecchiato. Non mi interessa perché lo fa: lo sanno lui e la sua coscienza. Può essere benissimo che lo faccia perché nel serraglio carino-liberista-antipartitico non ha spazio. Tanto meglio: vorrà dire che il suo interesse personale coincide con quello che è necessario per l’Italia e cioè allentare questa mossa a tenaglia.
Pretendevate che Bersani gli rispondesse: “No, grazie, vattene con le destre, io ho già l’ottimo Vendola e il delizioso Di Pietro”? Con quelli magari si vincono le elezioni, forse, ma dovrebbe essere chiaro che il compito che l’Italia ha davanti è più impegnativo e difficile: è rifondare “civilmente” il Paese, disseminare la società di valori forti perché non ricada più nella melma di quella cultura anticivica che l’ha avvelenata per decenni.
9) Dobbiamo stringere la mano che ci tende Casini con una pacca sulla spalla, aggiungi un posto a tavola, più ne siamo e meglio è? Significherebbe che non siamo meno irresponbili dei nostri avversari. Quello che propone Casini è un patto per impedire la saldature tra destra e populismo in Europa, non solo in Italia; non una fumosa dichiarazione di intenti da trasformare in alleanza elettorale, ma un percorso che deve essere delineato ed un orizzonte che deve essere disegnato. Traduzione dal politichese: i contenuti del patto devono essere stringenti e l’operazione non può consistere in: di questo però non si parla, se no io non ci sto. Se lo facciamo questo patto è per far risorgere la politica e le sue buone prassi: il che significa impegnarsi per raggiungere compromessi soddisfacenti, ma mai eludere le questioni.
10) Possiamo discutere della proposta di Casini serenamente senza scatenare risse?






