Cari amici e compagni, mettiamo che un giorno Fassina si stanca di tenersi dentro i pensieri. Mettiamo che pensa che se ci sono tensioni è inutile soffocarle, prima o poi esplodono. Mettiamo che perciò decide che è arrivato il momento di dare uno sfogo ai malumori che si agitano nel partito. E allora conta uno …. due …. tre ….. e “Ma siamo sicuri che dobbiamo sostenere questo governo fino al 2013?” CRASH! OUCH! WAM! GULP! SUPERGULP! USCITA IMPROVVIDA! NO, HA RAGIONE! L’HA FATTA FUORI DAL VASO! W FASSINA! DIMISSIONI! NO, DIMETTETEVI VOI!
Ecco, se questo Paese, e quindi pure il nostro PD, fosse abituato alle discussioni questa sarebbe stata una bella occasione per tirare fuori il rospo e ne sarebbe nato un dibattito proficuo perché è sempre un bene quando posizioni diverse vengono a confronto: ne esce una sintesi più avanzata. E invece evidentemente siamo affezionati ai nostri rospi e preferiamo nutrirceli dentro, anche se poi ci strozzano, e guai a chi li sputa fuori.
Ma noi, cari amici e compagni, siamo un grande partito con un segretario che si rifiuta di mettere la sua faccia sui manifesti elettorali perché dice che siamo un collettivo. Ma un collettivo è tale solo se abbraccia sensibilità diverse che generano inevitabilmente conflitto. Badate bene, amici e compagni: conflitto e non litigio. C’è una bella differenza: il litigio mette in campo le emozioni, mette in primo piano le soggettività, non l’oggettività del ragionamento. Sfoga rabbioso e non si compone mai perché la rabbia impedisce di affrontare i contenuti e allora diventa impossibile trovare una mediazione pacificatrice. Ci deve essere per forza un vincitore e un vinto, tutta la ragione solo da una parte, all’altra parte resta solo il rancore che coverà sotto la cenere fino a quando non si riaccenderà. Il litigio è immaturo, infantile, è roba da branco, che si sbrana fino a quando il capo non si rompe le scatole e mette tutti a tacere.
Il conflitto invece non verte sulle emozioni, ma sui contenuti. Le posizioni si confrontano e vengono discusse nel merito: si mette in campo la razionalità, cioè quella forma di pensiero che gli uomini hanno adottato per capirsi! Ecco perché il conflitto si risolve e il litigio no! Perché la razionalità consente agli uomini di comprendersi e quindi di riuscire a trovare una mediazione che risolve il conflitto!
Perciò, cari amici e compagni, non dobbiamo avere paura che le tensioni emergano: devono essere tradotte in parole perché se rimangono troppo in gola poi sbrottano rabbiosamente e sfociano in rissa cruenta e nel contempo inconcludente.
Santa pazienza di Bersani!!!






