Roma – Un colpo alla Lega e due al Pdl. Al termine del Consiglio dei ministri Mario Monti presenta la sua “spending review” guardando al passato e a quegli «errori gravi» di chi «ha schiacciato sulle generazioni future» il costo di una vita che il Paese ha vissuto al di sopra delle sue possibilità portandolo ad avere una pressione fiscale da record.
Il premier veste i panni del risanatore e, accogliendo nel proprio staff il neo commissario Enrico Bondi, molla forse per la prima volta la cautela del professore prestato alla politica e muove critiche sulle scelte del passato. E su quelle annunciate per il futuro.
Dietro alla lavagna finisce subito l’abolizione dell’Ici, cavallo di battaglia del Pdl di Berlusconi, ma anche la “ricetta” di Alfano che nei giorni scorsi ha proposto che le imprese che hanno crediti con lo Stato non paghino le tasse per una cifra equivalente.
«Se oggi c’è l’Imu – dice infatti il Professore – bisogna accettare l’amara verità che 3 anni fa è stata abolita l’Ici sulla prima casa senza valutare le conseguenze» in una situazione dei conti «precaria». Secondo il premier l’Ici «non doveva essere abolita».
Non solo: «Ho ricordato – aggiunge Monti – come è stato necessario introdurre l’Imu in un contesto molto degradato di finanza pubblica reso ancora più degradato dalla mancanza di crescita che derivava dalla carenza di azioni di politica economica e fino a poco tempo fa dalla mancanza di consapevolezza che l’Italia cresceva poco a dispetto di alcuni e un poco superficiali indicatori di benessere».
L’aumento dell’Iva negli ultimi tre mesi del 2012 «non è scongiurato», dice Monti per il quale «bisogna ricordare come siamo arrivati a questo aumento» ed aggiungendo che «per ora possiamo dire che speriamo di avere dalla riduzione della spesa benefici sufficienti per consentire operazioni come questa».
Insomma, «ci sono responsabilità ed errori gravi del passato che sono causa di un peso tributario oggi eccessivo», sentenzia. Ma è contro la Lega e la sua giornata di ribellione fiscale annunciata per domani che il premier appare più duro: «Voglio esprimere parole di sdegno per chi ha governato ed intende proporsi al Governo del paese e che non può giustificare l’evasione fiscale. Non si può istigare a non pagare le tasse scandisce il capo del Governo spiegando che «altri sono i modi in un paese serio per risolvere i problemi».
Insomma, avverte Monti «se vuole il mondo politico, industriale o sindacale può distruggere in pochi giorni le cose migliori che il governo ha scelto di fare per la salute economica del Paese». Ma a tutti deve essere chiaro che se a queste misure si è arrivati è per via di una politica a maglie larghe che certo non ha giovato.
«Tutti invocano la riduzione delle tasse. Sembra quasi che il governo si diverta – sbotta il premier – ma chi continua a parlare di questo sappia che gli italiani non sono sprovveduti». Ed è «puerile, ancorché fatto di frequente, dire che l’Italia non sbatte i pugni in Europa per una politica di crescita, perché si è vista la scarsa efficienza in passato di politiche più declamatorie».
Ce n’è ancora per i partiti tutti. Quando a Monti viene chiesto se li ha sentiti sulle scelte del governo per il finanziamento, il premier risponde con un «no» secco, che è tutto un programma. E da rivedere pure la Rai, «esempio eclatante di enti e società da rivedere», giacché a viale Mazzini «la logica della indipendenza dalla politica non è garantita».
Il “Monti furioso” ne ha anche abbastanza di sentir dire che il suo è un governo dei poteri forti. «Qualcuno ne parla, ma se c’è una cosa che i poteri forti non avrebbero gradito» è proprio il divieto di ricoprire più incarichi in società dei settori bancario, assicurativo e finanziario. Norma che nelle scorse settimane ha provocato una raffica di dimissioni.
Tagli alla spesa e Bondi supercommissario
Tagli di spesa per 4,2 miliardi e Enrico Bondi supercommissario: questa la strategia individuata dal Consiglio dei ministri per risanare i conti dell’amministrazione dello Stato ed evitare l’aumento dell’Iva in autunno. Entro il 31 maggio i ministeri dovranno mettere nero su bianco quali sono le voci che possono essere ridotte, altrimenti la palla passerà direttamente nelle mani del presidente del Consiglio Mario Monti.
Il premier comunque sarà in prima linea nella fase operativa, che si apre da stasera, e guiderà un comitato interministeriale (composto da Giarda, Patroni Griffi, Grilli e Catricalà) con il compito di fare una ricognizione dettagliata della spesa pubblica sulla quale si può intervenire senza intaccare i servizi resi ai cittadini.
Operativo anche il profilo del neocommissario, disegnato in un decreto legge ad hoc varato oggi dal Cdm: il nome di Enrico Bondi (che verrà messo per iscritto però solo con un provvedimento successivo della presidenza del Consiglio) è stato scelto proprio per la sua esperienza di `risanatore´ sul campo come ha dimostrato da ultimo con la vicenda Parmalat.
Ci sarà poi l’economista Francesco Giavazzi che dovrà rivedere gli aiuti sulle imprese e, per quanto riguarda i finanziamenti pubblici a partiti e sindacati, un incarico per analisi e orientamenti è stato dato a Giuliano Amato. I tagli non saranno orizzontali, ma mirati.
L’importo è comunque rilevante: 4,2 miliardi in sette mesi equivalgono a 7,2 miliardi su base annuale, il 9,5% degli 80 miliardi di spesa che il rapporto Giarda considera rivedibile. «Sono grato – è il riconoscimento del premier in conferenza stampa – a Bondi per aver accettato questo pesante incarico. Abbiamo individuato la persona più rispettata e nota in Italia per la sua inflessibile attività di ristrutturatore e tagliatore di costi».
Bondi, che sarà in carica un anno, si occuperà di un capitolo in particolare della spending review: «razionalizzazione di beni e servizi» e a lui spetterà di attuare, su questo specifico fronte, le scelte politiche di cui ha la delega il ministro Giarda.
Una scelta, quella del governo, che non convince però tutti i partiti, Pdl in testa.«Un governo tecnico, che nella sua squadra dispone di un ministro come Piero Giarda che studia la spesa pubblica da oltre un quarto di secolo, non può ricorrere – dice il vicepresidente dei deputati Pdl, Osvaldo Napoli - a un ulteriore tecnico». Il Pd, da parte sua, insiste nel chiedere che la sforbiciata non riguardi tutti i settori: «Non credo – dice il segretario dei Democratici Pier Luigi Bersani – che ci siano margini per toccare la scuola. Altrimenti ci diamo altre mazzate e pregiudichiamo la crescita». Se si vuole proseguire infatti sulla strada dei tagli, quello che serve, aggiunge, è «il cacciavite».
Spending review – «Tagli per 4,2 miliardi, errore aver abolito l’Ici»| italia| Il SecoloXIX.





