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1.014 Comuni alle urne sotto il vento dell’antipolitica

Il 6-7 maggio si voterà in 26 capoluoghi di Provincia. Palermo (sinistra spaccata) e Genova i test più rilevanti. Ma anche Verona (Tosi per la riconferma) o Sesto San Giovanni (dopo il caso Penati) saranno osservate speciali. Esame Lega in 350 Comuni del Nord. Nel giorno del ballottaggio in Francia tra Sarkozy e Hollande

di Giovanni Rossi

L'allestimento di un seggio (fotocastellani)

L’allestimento di un seggio (fotocastellani)

Roma, 27 aprile 2012 – Se la temperatura in Italia si sta alzando non è solo per la sferzata di Hannibal, anticiclone africano. Il clima, specie politico, tende ormai all’incandescenza perché tra otto giorni si apriranno i seggi per le elezioni amministrative del 6-7 maggio, con turno di ballottaggio (ove necessario) il 20-21 maggio. In tempi di governo tecnico, rigori extrainvernali, spread tormentosi, grilli parlanti e pm a caccia di corrotti, ogni richiamo alla volontà del popolo sovrano, seppur esercitata nel giardino di casa, può diventare parte di una verità più grande. Mai come in questa occasione da valutare. E da mettere in relazione a un assetto europeo improvvisamente volatile, nella stessa domenica che incoronerà Hollande o Sarkozy nelle presidenziali in Francia.

VATICINIO ALLARGATO - Cos’hanno in comune Aversa in Campania, Tolentino nelle Marche, Martina Franca in Puglia, Cittadella in Veneto, Carrara in Toscana, Caltagirone in Sicilia o Cernusco in Lombardia? Nulla o forse tutto. Perché sono le viscere di un Paese che neppure gli aruspici della politica sanno più capire. Al massimo interpretare, in attesa di segnali dirimenti. Ma pur sempre con il velo delle liste civiche, tapparella a comando per oscurare o illuminare risultati diversi dalle attese.

SALVO ECCEZIONI - Nella Babele politica italiana andranno alle urne 1.014 Comuni di cui 770 appartenenti a Regioni a statuto ordinario e 244 a Regioni a statuto speciale. Piccoli anticipi o modesti slittamenti temporali caratterizzano proprio le Regioni a Statuto Speciale. In Trentino le elezioni comunali si svolgeranno il 20 maggio (ma in un solo Comune: Cavedago), in Valle d’Aosta il 27 maggio, in Sardegna il 10-11 giugno con eventuale secondo turno fissato per il 24-25 giugno.

SETTE TEST PROBANTI - Si voterà in 28 capoluoghi di Provincia (per 26 capoluoghi il 6-7 maggio, negli altri il 10-11 giugno), ma solo in due con più di 500.000 abitanti (Palermo e Genova) e solo in cinque oltre i 100.000 (Verona, Taranto, Parma, Monza e Piacenza). Il Comune più piccolo che andrà al voto è l’abruzzese Montelapiano (in provincia di Chieti) con 77 residenti. Addio elezioni invece nei sette municipi comissariati per infiltrazioni mafiose: Casal di Principe, Casapenna, Castel Volturno e Pagani in Campania, Bova Marina e Platì in Calabria, e – novità assoluta – Leinì in Piemonte.

LABORATORIO ITALIA - I Comuni alle urne sotto il vento dell’antipolitica saranno 1.014 su 8.092 ( il 12,5% del totale). In 173 Comuni con più di 15.000 abitanti e nei 28 capoluoghi di Provincia (eccetto uno, Lanusei, che ha meno di 15.000 abitanti) si voterà con il doppio turno (6-7 maggio ed eventuale ballottaggio il 20-21 maggio). Negli altri 841 Comuni con popolazione uguale o inferiore a 15.000 abitanti, i seggi saranno invece aperti solo il 6-7 maggio. Non sarà insomma un semplice test. Perché sia la crisi economica dirompente sia i numeri della consultazione elettorale sconsigliano letture improvvisate.

OFFERTA VARIEGATA - Il risultato elettorale assumerà particolare rilievo in alcune aree. A partire dalla Sicilia, regno del centrodestra ai tempi d’oro del berlusconismo, ora caratterizzata da sovrabbondanza di proposte territoriali che tagliano i vecchi schieramenti (e le foto dei possibili nuovi) tra aperture e contraddizioni. A Palermo l’outsider Fabrizio Ferrandelli (Pd, Sel) è candidato sindaco in rappresentanza morale del “nuovo”, a spese di Rita Borsellino, sconfitta alle primarie. Una resa dei conti interna al Pd che ha visto prevalere i sostenitori in Regione del governatore Raffaele Lombardo (indagato per concorso esterno in associazione mafiosa), che invece a queste elezioni con il suo Movimento per le autonomie sostiene il fliniano Massimo Aricò. In contrapposizione agli sponsor democratici di Ferrandelli, e per conclamata antipatia da sgarro (il giovane rivale transitò nell’Idv e poi divorziò), Leoluca Orlando, ex sindaco negli anni Ottanta-Novanta, sarà in campo con l’appoggio della Federazione delle Sinistre e di una parte della città che non l’ha mai dimenticato. O almeno così sostiene lui.

CENTRODESTRA UNITO - A Palermo l’eterogenea proposta del centrosinistra sbrindellato, minacciato nelle retrovie anche dal grillino Riccardo Nuti, si misurerà contro l’offerta “corporate” del centrodestra di governo (allargato all’Udc) che vorrebbe far dimenticare la pessima gestione di Diego Cammarata spendendo la faccia presentabile di Massimo Costa, numero uno regionale del Coni, benedetto in corsa anche dalla lista Grande Sud (ovvero la destra 2.0 di Gianfranco Micciché). Poi ci sono le incognite, a partire da Rossella Accardo, una donna a capo dei Forconi. In tutto, compresi minori e velleitari, fanno 11 candidati sindaco. Qualcuno provi a raccontarlo ad Angela Merkel, che già degli italiani si fida solo per le vacanze.

MAPPA DEL VOTO - Dopo la Sicilia (149 Comuni al voto - capoluoghi di provincia Agrigento, Palermo, Trapani), nella graduatoria di partecipazione a questa tornata amministrativa ci sono Lombardia (126 – Como, Monza), Campania (90), Veneto (86 – Belluno, Verona), Piemonte (82 - Alessandria, Asti, Cuneo), Calabria (82 – Catanzaro), Sardegna (65 - Lanusei, Oristano), Puglia (63 – Brindisi, Lecce, Taranto, Trani), Abruzzo (53 - L’Aquila), Lazio (50 – Frosinone, Rieti), Toscana (30 – Lucca, Pistoia), Friuli Venezia Giulia (26 - Gorizia), Basilicata (26), Molise (21 – Isernia), Liguria (19 – Genova, La Spezia), Emilia Romagna (18 – Parma, Piacenza), Marche (15), Umbria (9), Valle d’Aosta (3), Trentino-Alto Adige (1).

CONFRONTI PESANTI - Genova con la sfida tra l’alternativo di sinistra Marco Doria e il candidato di centrodestra Pierluigi Vinai sarà l’altro grande caso da studiare. Non l’unico, perché anche in città come Parma (uscita da una devastante esperienza di centrodestra e di scandali reiterati), L’Aquila (dov’è strafavorito il sindaco del terremoto Massimo Cialente – Pd), Verona (dove il leghista Flavio Tosi punta alla riconferma), o Sesto San Giovanni (la Stalingrado Rossa dove dettava legge l’inquisito Filippo Penati, già capo della segreteria politica di Bersani), il risultato esprimerà coloriture forti che i partiti, mai così sotto scopa, si sforzeranno di fotografare.

INCOGNITA PADANIA – Proprio la Lega, specialmente in Lombardia e in Veneto, vivrà un esame decisivo. Perché sotto il maglio della magistratura tutto il pantheon delle divinità padane e la mitologia della purezza celtica paiono andate in frantumi e neppure i robusti colpi di ramazza inflitti da Maroni a Bossi basteranno per una vera pulizia. Dal risultato delle camicie verdi su scala nordica (sostanziale tenuta o corposa erosione negli oltre 350 Comuni interessati), e dalle successive scelte del Carroccio (laddove si andrà al ballottaggio) sarà possibile aprire uno squarcio sui futuri scenari. Isolazionisti o di riavvicinamento al Pdl rinnovato che Alfano e Berlusconi hanno promesso dopo il voto. Bersani, Casini, Vendola e Di Pietro scrutano l’orizzonte. Con un occhio alla Francia e uno al seggio dietro casa. Anche Monti guarda. Lui è un tecnico, sempre meno gradito. Chissà se capirà prima degli altri come aggiornare il quadro. 

Il voto alle Amministrative: mai così temute e così sentite – Quotidiano Net.

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