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Amministrative, la sfida nelle città / 1 | A Palermo sarà battaglia a sinistra. Fabrizio Ferrandelli, vincitore delle primarie, viene «dal basso». Orlando si ripropone dopo una lunga stagione.

ferrandelli, nuovo

hi è questo ragazzo di 32 anni? «Chi è?» nel senso: «Come nasce?». Fabrizio Ferrandelli non nasce nella Palermo dei cognomi blasonati che ha dimestichezza con il potere, quale che ne sia il colore. Non è, si direbbe nei circoli bene, «nessuno». È cresciuto alla Zisa, a due passi da Palazzo dei Normanni, dove si mescolano ceti popolari e piccola borghesia, immigrati e intellettuali.

Da ragazzino il nonno vigile urbano lo portava con sé sullo scooter e lui si trova a proprio agio nei quartieri, nelle borgate. Lì lo conoscono e se non lo conoscono, dopo pochi minuti, lo chiamano per nome, non hanno soggezione, è uno di loro. Finita la scuola è partito per il Brasile a fare esperienza di volontariato, poi si è laureato e di mestiere, prima della politica, faceva il bancario.

Nelle viuzze antiche di Ballarò si scopre che Palermo è una delle città più multietniche del mondo, si impennano i motorini scarburati, i ragazzi ghanesi dalla pelle nera fanno folla intorno alla tv del bar che trasmette Barcellona-Chelsea, i tunisini si confondono con siciliani dai capelli rasta.

La piazzetta Mediterraneo era una discarica, pulita con dei blitz di “gardening guerrilla”, ora si balla e il promotore, Massimo Castiglia è candidato alla circoscrizione nella coalizione di Ferrandelli. A Ballarò c’ è l’oratorio di Santa Chiara con il centro per i diritti dei ragazzi svantaggiati e c’ è Ubuntu, ludoteca multietnica fondata dall’attuale candidato sindaco del Pd e di Sel. Il salto nella politica Fabrizio Ferrandelli l’ha fatto quando ha capito che non bastava l’impegno sociale, eletto consigliere comunale a Palazzo delle Aquile nella Lista Orlando.

Ma il «Viceré», come D’Alema ha definito Orlando in una affollata manifestazione al teatro Politeama, non gli ha perdonato l’indicazione della candidatura venuta dalle associazioni cittadine. Parte da lì la tregenda delle primarie che a Palermo ha trasformato una probabile vittoria del centrosinistra in una guerra all’ultimo voto. Racconta Matteo Di Gesù, giovane docente di letteratura all’università: «Fino a qualche mese fa eravamo tutti insieme nelle manifestazioni, ma siccome per una volta c’era la possibilità di vincere abbiamo dovuto complicare tutto». Ora il voto a sinistra divide anche le famiglie, si discute a tavola fra parenti nelle feste comandate. Lo slogan di Orlando è efficace: «Il sindaco lo sa fare». Ma molti non gli perdonano di avere sfasciato le primarie, «il risultato si riconosce – sostiene Antonella Monastra, che si era classificata al quarto posto – e se si dà la possibilità a tutti di votare, i rischi si conoscono in anticipo». Quello slogan, però, secondo Giuseppe Lumia, «ha il segno della nostalgia mentre Ferrandelli è l’unica novità, progettuale e generazionale, ha la qualità di cercare il consenso nel merito dei problemi». A moltiplicare le incertezze c’ è la possibilità del voto «confermativo»: il voto al consigliere non si trasferisce sul candidato sindaco, sulla scheda ci vogliono due croci.

A Roma Orlando è riuscito a trascinare Di Pietro fino allo strappo della foto di Vasto, ma al “Palab”, ritrovo della movida palermitana, dove intervistano fra il serio e il faceto i candidati, alla domanda sul suo ex pupillo ha risposto: «un virtuoso circondato da viziosi».

Al novero dei «viziosi rei dell’accordo innaturale alla Regione», secondo la definizione del vecchio “sinnacorlando”, apparterrebbe Antonello Cracolici, capogruppo del Partito democratico all’Ars. Lui la scommessa su Ferrandelli la spiega così: «L’assassinio di Pio La Torre segna una cesura a Palermo. Quella era la sinistra del riscatto nata dalla occupazione delle terre, che capiva e non condannava le ragioni del piccolo ambulante abusivo. Dopo siamo diventati una sinistra aristocratica, iperlegalitaria, che sporca tutto ciò che è popolare».

Brucia ancora l’accusa di brogli, il “trappolone” teso allo Zen, «che ha sporcato il voto delle primarie». Racconta Maria Fasolo: «Zen 2 è un quartiere molto degradato, vogliono bene a Fabrizio perché è andato a dare la solidarietà agli occupanti cacciati dalle case popolari». Francesca Trapani, la signora accusata perché deteneva i certificati elettorali «Si occupa dell’Ise e del Caf, aiuta quelle persone a fare pratiche di ogni tipo, compresi i certificati elettorali». È intervenuta la Procura e ora, notano con l’amaro in bocca, fra i firmatari dell’appello per Orlando c’ è la moglie del procuratore Messineo, Michelina Sacco.

Il paradosso palermitano è che al ballottaggio palermitano potrebbero andare Fabrizio Ferrandelli e Leoluca Orlando. Perché, spiega Cracolici, « è saltato il sistema politico che faceva perno sul Pdl, grazie all’inizitaiva del Pd».

Sono tre i candidati in testa nei sondaggi: Ferrandelli, Orlando e Massimo Costa, candidato del Pdl, dell’Udc e di Grande Sud di Micciché. Ma quest’ultimo paga anche il cambio di cavallo, era partito come l’uomo del Terzo Polo. Una sorpresa potrebbe venire da Marianna Caronia, candidata del Pid di Saverio Romano, su cui potrebbe riversarsi il bacino di voti di Totò Cuffaro. Resta indietro Alessandro Aricò (Mpa, Fli e Api). Il rebus è cosa faranno i voti in libera uscita da destra. «C’è chi ha creduto in buona fede alla proposta berlusconiana», sostiene Cracolici. Leoluca Orlando, che alle primarie aveva imposto una ferrea blindatura contro ogni apertura al centro, ora non disdegna la dichiarazione di voto a suo favore di Francesco Musotto, capogruppo dell’Mpa alla Assemblea regionale, o di Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito.

La Palermo che va a votare il 6 e 7 maggio è una città immersa nei drammi. Ogni giorno si perdono centinaia di posti di lavoro, chiudono le attività soffocate dai centri commerciali, la “Migliore elettrodomestici”, la “Coop 25 aprile”, ora rischia la “Livorsi”, grandi magazzini di elettronica, 160 persone andranno probabilmente a casa a luglio. Al comune il fondo del barile è stato raschiato e anche sfondato, 200-250 milioni di sbilancio a cui se ne devono aggiungere altri 200 di perdite delle partecipate. Persino negli alloggi protetti per l’infanzia, non c’ è il latte per i bambini che hanno subito violenze in famiglia. Ogni giorno i 1800 dipendenti della Gesip, società multiservizi del comune, minacciano di mettere a ferro e fuoco la città. Ex Lsu, ex detenuti, furono assunti a tempo determinato da Orlando, Diego Cammarata ha trasformato i contratti a tempo indeterminato. Stefania Petix è la corrispondente di “Striscia la notizia” dalla Sicilia, fu lei a fare lo scoop dello “skipper di Cammarata”, il dipendente Gesip utilizzato dall’ex sindaco come mozzo. «Non capisco questa corsa elettorale – dice Stefania – è come mettersi il costume da bagno quando sta arrivando lo tsunami, siamo su un baratro, chi arriva dovrà chiudere la porta».

In realtà nel centro destra c’ è stato il fuggi fuggi, candidati di prestigio come il rettore dell’Università Lagalla si sono tirati indietro. I candidati “rivali” del centro sinistra fanno i conti. E Orlando in camera caritatis fa la battuta: «Se vinco mi rovino la vita». Azzeramento delle consulenze, riduzione degli sprechi. Fabrizio Ferrandelli: «Valorizzare il personale interno, tagliare auto blu e cerimoniale, rivedere i contratti di servizio, accorpare in una holding le partecipate, risparmiare 14 milioni di Iva non dovuta sulla Gesip». Ma ci vuole anche «la metropolitana, la restituzione di 24 km di lungomare a Palermo, l’energia alternativa che farà risparmiare in tutti gli edifici comunali». Resta il fatto che Palermo da sola non ce la può fare con quell’ ammortizzatore sociale alla siciliana che è stata la Gesip. Ancora Ferrandelli: «E la coalizione con il Pd ci darà più forza rispetto all’Idv di Orlando. Noi risaniamo ma ci dovranno essere dei prepensionamenti». A Villa Igea c’ è l’assemblea organizzata da Innovazioni, l’area che fa capo a Francantonio Genovese e a Salvatore Cardinale, a sostegno del candidato di Pd e Sel. C’ è Giuseppe Fioroni e si affaccia il tema del probabile voto a ottobre per l’Ars. Compare anche Davide Faraone, il rottamatore terzo classificato alle primarie, che ha ottenuto la candidatura a assessore alla scuola di Mila Spicola.

La notte palermitana si accende nelle piccole trattorie che arrostiscono il pesce o nei locali di tendenza. Alla Kalesa, ricavato fra le antiche mura a Porta dei Greci c’ è la serata organizzata da Titti De Simone (Sel), candidata assessore alla cultura, con l’intellettualità alternativa, con Emma Dante impegnata a sostenere gli artisti che hanno riaperto il teatro Garibaldi. Al Palab è la volta dell’intervista a Ferrandelli. L’intervistatore gioca sull’assonanza fra Hollande e Orlando. Ferrandelli non si perde d’animo: “Hollande in aramaico si dice Ferrandelli”. In aramaico Leoluca Orlando aveva ribadito: “Io non mi candido”. Un mese fa, ma sembra un secolo.

Palermo, il vicerè controil «ragazzo» del popolo – Italia – l’Unità.

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