Scriveva Schumpeter in “Capitalismo, socialismo, democrazia” che “il cittadino tipico precipita a un più basso livello di resa mentale non appena entra nel campo politico. Ragiona e conduce le sue analisi in un modo che egli riconoscerebbe subito come infantile se usate nella sua propria sfera di interessi. Egli ridiventa un primitivo. Il suo pensiero torna ad essere associativo ed affettivo”. Non ho mai avuto tanta simpatia per Schumpeter e al suo posto non sarei stata altrettanto drastica nel giudizio, ma credo proprio che in questi giorni stiamo sperimentando la massima esplicitazione di questo concetto. C’è stata una prima intesa fra i segretari delle forze politiche per avviare il percorso di riforma della Costituzione e della legge elettorale. E che ci doveva essere? Una rissa? Le riforme si fanno in Parlamento, ma nel Parlamento esistono determinati rapporti di forza; in particolare in quello che si è formato a seguito delle ultime elezioni che, seguito delle vicende che tutti conosciamo, non è in grado di esprimere una maggioranza che possa definirsi tale. Per cui, a prescindere anche dal fatto che le riforme elettorali e costituzionali sono le “regole del gioco” e quindi dovrebbero essere condivise, né il PD, né il PDL, né tantomeno il Terzo Polo possono procedere da soli. Mi vergogno a scrivere questa ovvietà, ma, a leggere gli isterismi sparsi sulla carta e nell’etere, pare che questo non sia affatto scontato. Quindi il “cittadino tipico” di Schumpeter, il “quisque de populo” che si agita su una tastiera, venuto a conoscenza che i segretari dei tra maggiori partiti del Parlamento si sono incontrati per trovare il modo di superare il Porcellum, invece di mostrare apprezzamento si infuria. Ancora il “cittadino tipico”, già innervosito per l’incontro, dà di matto anche per l’oggetto dell’incontro: che non è, quello di fare la legge e promulgarla il giorno dopo (e infatti se si consulta la Gazzetta Ufficiale non si trova ancora niente), ma definire il metodo per approdare ad una legge elettorale che faccia un po’ meno schifo di quella che va a sostituire. E dove sta la bizzarria nel mettersi d’accordo su come procedere? Avrebbero dovuto ognuno andare a random? Per non arrivare in tempo, considerato che, salvo avverarsi della profezia dei Maya, tra un anno si vota? Sempre il “cittadino tipico”, scoperto il metodo concordato, ossia un compromesso tra le tre maggiori forze politiche che siedono nel Parlamento, ha avuto un crisi di nervi. Come se, tenuti sempre presenti i rapporti numerici, un partito fosse in grado di imporre agli altri la sua volontà. E qui torna il paradosso sottolineato da Schumpeter circa la non corrispondenza tra il metodo razionale del “cittadino tipico” nel gestire la sua vita e il metodo bizzarro che adottanei giudizi politici. E’ come se dicesse alla moglie. “Cara, sarebbe il caso di rifare la facciata al palazzo”. “Buona idea, caro, domani parlo con l’inquilino del piano di sopra”. “Ti proibisco di inciuciare con quello lì!”. A questo punto la moglie gli tira un mestolo in testa.





