di FRANCESCO RUSSO
MELFI – «Se dovesse andare in porto così come il Governo la sta immaginando, la modifica dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori sarebbe un fatto gravissimo, che determinerebbe un vero dramma sociale». A parlare è Antonio Lamorte, di professione operaio, attualmente in attesa di essere reintegrato sul posto di lavoro. Lamorte, insieme a Giovanni Barozzino e Fabio Pignatelli, è uno dei tre operai della Sata di San Nicola di Melfi che mancano dalle linee di produzione da una notte di luglio del 2010. La loro vicenda ha fatto scalpore in tutta Italia.
Vennero prima sospesi e poi licenziati nell’agosto del 2010, perché accusati di aver interrotto le produzioni bloccando alcuni carrelli durante uno sciopero interno alla fabbrica. La faccenda è finita in tribunale, con una battaglia legale ancora in corso, e che per ora vede la bilancia pendere dalla parte dei tre operai, in base ad una sentenza della Corte di Appello di Potenza del 23 febbraio scorso. La Fiat, per dare una «giusta causa» al licenziamento, aveva accusato i lavoratori di sabotaggio. I tre operai, dopo aver avuto ragione in appello per l’antisindacalità del comportamento dell’azienda, non sono ancora stati reintegrati in fabbrica, ed i legali della Fiom, che li difendono, stanno studiano la mossa per ottenere l’esecuzione della sentenza.
«La nostra vicenda – spiega Lamorte – è l’esempio che anche prima, con la tutela dell’art. 18, la vita poteva essere difficile per i lavoratori. La nostra battaglia, in realtà, è incentrata sull’antisindacalità del licenziamento, che è diversa dal concetto di giusta causa. Ma la sostanza, alla fine, cambia poco. Con le modifiche non si darebbe la possibilità ai lavoratori di impugnare un licenziamento davanti al giudice. Le aziende – spiega – punteranno tutte sui presunti problemi economici, e se la caveranno con un indennizzo. Non ci sarà più – conclude – la possibilità di essere reintegrati, e questo potrebbe essere gravissimo, una vera tragedia per molti lavoratori». «L’art. 18 – interviene Giovanni Barozzino – era per noi un ottimo strumento di tutela, che a mio avviso funzionava. Ci si sentiva più protetti. Se dovesse passare la riforma, si darà alle aziende la possibilità di licenziare liberamente, accampando scuse che nasconderanno motivazioni di altro tipo».





