La chiamano Green Economy e tutti pensano ad un’economia ecosostenibile, ad un po’ di rispetto per l’ambiente, ad un po’ di attenzione per il posto in cui dovranno vivere i nostri figli. Qualcuno pensa anche che sia un modo per rilanciare l’economia e creare un po’ di posti di lavoro. E già solo per questo il PD ha fatto ad interrogarsi sulle sue prospettive dedicando a questo tema parecchie iniziative a livello nazionale e sul territorio. Di più: se ne parla anche come terza rivoluzione industriale. Ed anche questo è corretto: passare dal petriolio alle fonti rinnovabili è un bel salto. Ma la Green Ecomomy non è solo un cambio di paradigma economico. E’ anche una trasformazione antropologica. L’uomo che cambia ancora una volta pelle. Come l’uomo moderno che fece la sua muta liberandosi dei dogmi e dei pregiudizi dell’uomo medievale. Come l’uomo postmoderno che ha abbandonato la fiducia nel futuro dell’uomo moderno e va alla deriva nel mare caotico della globalizzazione. Cambieremo ancora una volta pelle. Ma sarà forse un ritorno alle nostre radici: riaffiorerà uno strato di pelle profondo, che millenni di tecnica avevano avvizzito. Tekne: gli antichi greci chiamavano così il dono che Prometeo fece agli uomini insegnando loro ad accendere il fuoco. Popolo intelligente, ma sospettoso: diffidavano sempre dei regali. Gli Ebrei no: il Signore regalò loro la Terra e disse che ne potevano fare quello che volevano. E loro se la presero e la sfruttarono: Dio me l’ha data, ne sono signore e padrone. E fu per quel malinteso che gli uomini nel corso dei secoli trivellarono, sventrarono, intossicarono fino a ridurre la Terra ad una groviera avvelenata. Se gli uomini invece avessero conservato il buon senso degli antichi greci si sarebbero trattenuti: nei loro miti Prometeo finisce incatenato su una roccia condannato a farsi divorare in eterno il fegato da un’aquila. Non è un bell’esempio di gratitudine, non si ricambia così l’uomo che rubò il fuoco agli dei per liberare gli uomini dalla ferinità e iniziarli al progresso. Ma non è questo il significato profondo del mito, che era un monito ed un presagio: fate attenzione ad usare la tecnica, è una bella roba, ma può essere anche la vostra rovina. E se erano così sospettosi nei confronti della tecnica è perché loro avevano uno sguardo diverso sul mondo rispetto agli Ebrei. Perché si collocavano in un luogo diverso rispetto a loro: il popolo biblico “sulla” Terra, come dominatori; i Greci “nella” Terra, come semplice sua specificazione. E’ diverso se guardi alla Terra come materia senza anima, o pensi al contrario che sei fatto della sua stessa materia e animato dal suo stesso spirito. E’ diverso se pensi che la calpesti o se invece senti di essere solo una sua propaggine. Cambia la prospettiva: ne hai cura come di te stesso. E noi siamo eredi degli Ebrei, eredi insensati e sperperatori, ma negli strati profondi della nostra coscienza c’è anche un po’ di quell’uomo greco che ci rimprovera. E per andare avanti bisogna guardare anche un po’ indietro e cercare quello che ci può servire per proseguire. Ci serve quello sguardo lì, meno arrogante e più in pace con l’universo. E’ lo sguardo che ci serve per promuovere la Green Economy: non solo terza rivoluzione industriale, ma anche rinascita culturale.
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