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«Obbedienza civile»: in piazza il popolo dell’acqua – Sociale – l’Unità

Di Jolanda Bufalini | I Comitati di nuovo mobilitati per l’acqua bene comune: «Rispettate il referndum». Corteo nazionale a Roma da piazza Esedra: il raduno alle ore 14. La campagna per l’autoriduzione delle tariffe: «No alla remunerazione».
Acqua, ti voglio bene comune
  • Quella di oggi a Roma sarà la prima manifestazione di «obbedienza civile», il capovolgimento di ruoli si è determinato dopo la proclamazione dei risultati referendari del 12 e 13 giugno. Da quella data in poi gli attivisti per i beni comuni rivendicano di essere nella legge, insieme ai 27 milioni di sì pronunciati nelle cabine elettorali, mentre fuori della legge si collocano le molte situazioni che procedono sulla vecchia strada degli articoli cancellati del decreto Ronchi. Situazione aggravata, denunciano i referendari, dalla manovra estiva che, all’articolo 4, prevede «una nuova stagione di privatizzazione dei servizi pubblici locali». Così oggi da piazza Esedra alle 14 si snoderà il corteo del variegato mondo dell’acqua bene comune per chiedere il rispetto del risultato del referendum e per lanciare una campagna di autoriduzione delle tariffe per non finanziare i gestori privati.
Arrivano, intanto, alcune buone notizie per i comitati: la Consulta ha dichiarato incostituzionali due passaggi della legge sull’acqua della Regione Lombardia sul conferimento a società patrimoniali delle reti e degli impianti del servizio idrico da parte dei Comuni. Analoga decisione ha preso la corte di giustizia siciliana in favore del comune di Melilli (Siracusa), commissariato perché aveva rifiutato di conferire l’acqua a un gestore privato.Sul rispetto del risultato referendario interviene anche la responsabile ambiente del Pd, Stella Bianchi: «Abbiamo sostenuto con grande impegno la partecipazione ai referendum per difendere beni comuni fondamentali: energia che rispetti l’ambiente, tutela di una risorsa insostituibile per la vita come l’acqua sulla quale non si possono fare profitti, il semplice principio per cui la legge è uguale per tutti». Non si può tornare, dice l’espnente democratica, «a ipotesi di privatizzazione forzata dell’acqua nè speculare su un servizio essenziale». Il Pd «vuole un forte governo pubblico dell’acqua» però si deve «assicurare il miglior servizio possibile, a tariffe eque, garantendo massici investimenti».Problema condiviso
Il nodo degli investimenti e della gestione «senza sprechi» resta il più complesso, soprattutto per la necessità di intervenire in modo urgente sui depuratori, per i quali ci sono procedure di infrazione in Europa.

Il problema è condiviso, differenti le soluzioni prospettate. Per Antonella Leto, Cgil Funzione pubblica della Sicilia, «le gestioni private – almeno in Sicilia – hanno rappresentato il massimo di spesa e il minimo di efficienza, con la spartizione a tavolino fra gestori locali e nazionali. Gli investimenti non ci sono stati, il 70% dei lavori è stato fatto dagli stessi gestori, senza alcuna gara, senza alcun ribasso». La risposta (indicata in un progetto di legge regionale) è il rafforzamento della partecipazione «per assicurare il controllo», svincolare i fondi cofinanziati dall’Europa, creare aziende speciali consortili che risparmiano sull’Iva. Quanto alle spese ordinarie l’esponente del movimento per l’acqua bene comune parla di tariffe fortemente progressive, gratis l’acqua da bere e per l’igiene personale fino a 50 litri, mentre sopra i 300 l’utilizzo diventa commerciale e risponde anche al principio «chi inquina paga».

Per Stella Bianchi va promosso «il massimo di investimenti e garantita la qualità del servizio». Anche in questo caso, secondo il disegno di legge presentato dal Pd, è necessario un fondo a carico della fiscalità generale «per il riequilibrio territoriale, poiché vi sono parti del paese che hanno bisogno di maggiori investimenti». Quanto alla remunerazione, sostiene l’esponente Pd, vanno coperti «costo e oneri finanziari, i tassi di interesse» quindi «no alle speculazioni si alla gestione efficiente». Secondo il disegno di legge Pd il controllo pubblico, che deve essere «forte», è affidato all’assemblea dei sindaci che decide la forma di gestione. E fa l’esempio dell’acquedotto pugliese, che da quando è gestito molto bene da «un grande manager, Ivo Monteforte è diventato la più grande stazione appaltante del Sud». Per una gestione efficiente dell’acqua, sostiene Stella Bianchi, «non c’è altra strada che quella di investimenti tecnologici e di innovazione. Quindi no alle posizioni di rendita ma gestione industriali, copertura dei costi e dei tassi di interesse».

 

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