Progetto di autonomia archeologica locale in Italia | Reset Italia.
In Italia il patrimonio archeologico conosciuto e sconosciuto è sotto l’autorità ( Dominio) della soprintendenza all’archeologia, e per la mia sensibiltà questa “esclusiva” di cui gode la sopracitata struttura nazionale, ha completamente esaurito il suo diritto all’esistenza per sopraggiunto limite di età, poichè non sussistono più le condizioni di garanzia tutela e ricerca, rispetto alle necessità del paese. Quando essa fù istituita nel periodo monarchico con un’ Italia in piena apoteosi del fascismo reale, non poteva essere contestata da nessuno e possiamo aggiugere che l’analfabetismo e l’ignoranza erano a livelli altissimi e in tali condizioni i poteri assegnati a questa istituzione possiamo accettarli come preventivo alla speculazione selvaggia dei beni archeologici. Sono passati 80 anni dalla sua nascita, e il paese Italia ha mutato completamente le proprie condizioni sociali, ora abbiamo una popolazione che sa leggere e scrivere con tanta intellettualità e troviamo tanti laureati che per sopravvivere sono costretti ad occupazioni di basso profilo intellettuale, come a dire che si è investito tanto per prepararli per poi abbandonarli nel mondo del lavoro senza alcun destino, con l’unica speranza di essere assunti nel corpo insegnante dove fino ad ora è spesso necessaria la raccomandazione, aspetto umiliante della dignità e onestà di uno stato civile. Detto ciò mi vengono alla mente i laureati in archeologia che per la maggior parte di loro l’unica speranza può essere un posto come precari alle poste. Tutto questo ragionamento per dire che in realtà potremmo nutrire le loro speranze di lavoro, nel campo della loro aspirazione e competenza, cioè l’archeologia vera e propria! Questo oggi in Italia si può fare, partendo dall’ ipotesi di aggiornare il vecchio e inefficiente corpo legislativo delle competenze archeologiche, che oramai non tutela e non garantisce più nè i beni archeologici visitabili e neanche il turismo archeologico che potrebbe dare ulteriore apporto economico al paese. L’unica possibilità di confronto democratico su questo tema di riforma è una discussione allargata sull’ipotesi di assegnare le competenze archeologiche, direttamente agli enti locali, con la creazione di soprintendenze locali con compiti di controllo tutela e gestione di attività archeologiche nel proprio territorio di competenza e la possibilità di dare concessione di ricerca e scavo, a gruppi di lavoro volontari accomunati dall’interesse per l’antico e sotto la direzione costante di un archeologo per ogni gruppo richiedente, e contemporaneamente legalizzare la vendita attraverso aste pubbliche, degli oggetti ritrovati durante gli scavi, a scadenze mensili o settimanali riservando il diritto all’aquisto dei pezzi di maggiore interesse artistico e storico ai nostri musei nazionali mentre gli altri oggetti di minore importanza e rilevanza, ( mi riferisco agli oggetti di uso quotidiano nelle comunità antiche quali coppe vasi e piatti in terracotta prodotti in quantità industriali e che i nostri musei nazionali posseggono ammassati e abbbandonati nei propri sotterranei ) riservarli all’acquisto privato, cosicchè potranno tutelare e custodire un tesoro della nostra storia comune desiderato con tutti i sentimenti e dare il diritto all’aquisto a chiunque cittadino della comunità europea. Ciò contribuirebbe a creare un sentimento di unità ancora più forte di quanto lo sia ora. Questo è l’inizio di un dialogo veramente nuovo che può elevare ulteriormente la percezione di civiltà in quest’epoca di crisi dei valori e far toccare ai giovani il senso del passato.
Non ho interessi personali ma ho solo sentimenti di amore per le produzioni antiche poichè sono cresciuto e vivo a Blera (Vt) , circondato da necropoli etrusche e non è poco e l’Italia è un’immensa cava di tesori archeologici!!! Ricordo che una comunità, tanto per fare nomi come Tarquinia, Tuscania, Cerveteri…è composta anche dall’autorità delle sue necropoli: chi meglio di esse, oggi, ha più diritto a tutelarle, promuoverle e valorizzarle? Non certo la Soprintendenza… vedi crolli come la Domus Aurea e Pompei!
Chissà se un giorno nella Tuscia…

































