Accattone fammi sognare giorno per giorno | Reset Italia.
Cinquant’anni fa, Pier Paolo Pasolini esordiva alla regia cinematografica con il suo primo – e a detta di molti critici il più folgorante – film, ‘Accattone‘, girato tra la primavera e l’inizio estate di quell’anno, quindi proiettato fuori concorso al Lido, anche se ancora privo – per questioni di presunta oscenità – del visto censura per le sale. ‘Accattone’ è stato solo recentemente riconsiderato dalla Commissione censura e derubricato nella sua versione integrale, rendendo possibile nel 2008 per la prima volta a La7 la messa in onda in prima serata.
In un vicoletto perpendicolare alla strada del baretto, c’era il posteggio dei furgoncini. Una gran pace, un gran silenzio, una grande dolcezza, sotto il sole che picchiava tranquillo. I furgoncini erano allineati immobili, sgangherati, con le loro lamiere arruginite e le loro forme orientali…”
“I quattro camminavano svelti, speranzosi lungo il marciapiede deserto. Renato aveva in mano il pacco della farina; il Cipolla i pacchetti col pane, le salsicce e la conserva.”
http://www.youtube.com/watch?v=mRvq7-xw3pU
“Eccoli lì i compari, dentro il zozzo carrozzone del galleggiante che mangiano: e il proprietario, le donne grasse, dei ragazzini che passano mezzi ignudi, una dozzina di gatti, quattro cinque cani, e colombi dappertutto…. Accattone mangiava come un alluvionato…..”
E anche l’Osservatore Romano celebra i 50 anni del celebre film, con il titolo ‘Accattone non muore mai’. Con un giovane Bernardo Bertolucci aiuto-regista, il film segno’ l’incontro tra il cinema e quella classe sociale italiana che fino ad allora era rimasta inesplorata: il sottoproletariato. L’estate del borgataro Vittorio Cataldi, interpretato dall’esordiente Franco Citti (fratello minore di Sergio), tra tuffi nel Tevere, risse e sbronze alla ricerca di una prostituta da sfruttare dopo l’arresto di Maddalena, apparve subito aliena al sostrato neorealista dal quale attingeva. La scelta di utilizzare attori non professionisti espresse la convinzione di Pasolini che nessuno potesse interpretare i ruoli principali dei suoi film meglio di coloro che vivevano nei quartieri dove erano ambientati, in quanto soggetti incontaminati, puri, privi delle sovrastrutture imposte dalla società.
La storia di Accattone è la storia simbolo della vita di periferia, nella quale non si vive, ma si sopravvive giorno per giorno. Quando la sua protetta, Maddalena, viene arrestata, Accattone rimane senza ‘lavoro’ e tenta di tornare dalla moglie Ascenza, che pero’ lo rifiuta. Conosce allora una ragazza giovane e ingenua, Stella, della quale si innamora. L’esperienza sembra avere su Accattone un effetto benefico: tenta la strada del cambiamento cercando un impiego. Ma dopo un solo giorno lascia il lavoro e, dopo aver sognato come un presagio il proprio funerale (che ha luogo in un cimitero sporco e fatiscente), decide di mandare a battere la povera e rassegnata Stella. La ragazza, pero’, e’ troppo timida e non ci riesce. Accattone deve allora tentare altro per mantenere entrambi.
Accetta cosi’ di aiutare il compagno di borgata Balilla in qualche furto. Durante un furto di salumi, Accattone, Balilla e un altro giovane di borgata vengono colti in flagrante dagli agenti: Accattone, nel tentativo di fuggire su una motocicletta, e’ investito da un camion e, morente, dichiara l’ineluttabilita’ del proprio tragico destino mormorando: ”Ah .. mo’ sto bbene”.
Il film si chiude sul segno della croce fatto dal ladro Balilla, in manette, sulle note della Passione Secondo San Matteo di Johann Sebastian Bach. ”Si produce una sorta di contaminazione – scrisse Pasolini – fra la bruttezza, la violenza della situazione, e il sublime musicale”.
In Accattone il commento musicale è costituito in gran parte da brani di Bach, ma ci sono anche canzoni popolari e una scena in cui esplode, bellissimo, il blues di William Primrose St James Infirmary. Nel film sono da segnalare anche l’esordio di Sergio Citti, che poi intraprenderà una apprezzata carriera da regista, il cameo di Elsa Morante in quello della detenuta Lina e della giornalista Adele Cambria in quello della madre popolana di molti figli piccoli.

Accattone è il soprannome di Vittorio, un sottoproletario romano il cui stile di vita è improntato al “sopravvivere” giorno per giorno. Accattone si fa mantenere da una prostituta, Maddalena, “sottratta” ad un napoletano finito in carcere. L’uomo evita la vendetta degli amici del carcerato, incolpando Maddalena di tutto ed abbandonandola. Maddalena finisce in carcere. Accattone, rimasto senza soldi, conosce la fame. Un giorno incontra Stella, una ragazza che lui cerca di convincere a prostituirsi, ma intanto se ne innamora. L’amore per Stella spinge Accattone a cercarsi un lavoro, guadagnandosi da vivere in modo onesto, ma la “redenzione” dura poco, infatti presto torna a rubare. Dopo un piccolo furto s’imbatte nella polizia e nel fuggire cade dalla motocicletta e muore, compiendo così il destino che pesa su di lui sin dall’inizio. Il film è una metafora di quella parte di Italia costituita dal sottoproletariato che vive nelle periferie delle grandi città senza alcuna speranza per un miglioramento della propria condizione, a cui non resta che la morte come via di uscita da una condizione disperante.Il film doveva essere prodotto da Federico Fellini, che tuttavia si tirò indietro all’ultimo momento, preoccupato dall’imperizia di Pasolini con le tecnicità del mezzo, a cui si avvicina per la prima volta con questo progetto. Il film sarà quindi prodotto da Alfredo Bini.Le riprese del film furono effettuate tra l’aprile e il luglio 1961.La scelta di utilizzare in massima parte attori non-professionisti esprime la convinzione di Pasolini che essi non sono “rappresentabili” da nessun altro che da essi stessi in quanto soggetti incontaminati, puri, privi delle sovrastrutture imposte dalla società.Per girare gli esterni, la piccola troupe (composta, tra gli altri, dal giovane Bernardo Bertolucci in veste di aiuto regista) si spostava nei luoghi simbolo della periferia romana: via Casilina, via Portuense, via Appia Antica, via Baccina, Ponte degli Angeli, Acqua Santa, via Manuzio, Ponte Testaccio, il Pigneto, borgata Gordiani, Centocelle, la Marranella, Subiaco (il cimitero).Il costo approssimativo del film si aggirò intorno ai cinquanta milioni, quanto un “film di serie B” di quegli anni.La voce di Franco Citti è in realtà quella dell’attore Paolo Ferrari, scelto da Pasolini, che seguì personalmente il doppiaggio del film.Presentato alla 26ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il 31 agosto1961, il film di Pasolini ricevette dure contestazioni. Alla “prima” del film al cinema Barberini a Roma, un gruppo di giovani neofascisti cercarono di impedire la proiezione, lanciando bottiglie d’inchiostro contro lo schermo, bombette di carta e finocchi tra il pubblico. Ci furono colluttazioni e la visione del film fu sospesa per quasi un’ora.La pellicola uscì nelle sale il 22 novembre1961. Il film sarà bloccato in sede di censura e ritirato da tutte le sale italiane.Nel 1962 viene presentato al Festival Internazionale del cinema di Karlovy Vary (Cecoslovacchia) e vince il Primo premio per la regia.Nel 1962 l’avvocato e politico Salvatore Pagliuca fece causa a Pasolini e alla società Arco film perché nel film un criminale aveva il suo stesso nome, chiedendo il risarcimento dei danni morali e l’eliminazione del suo nome, ottenendo il risarcimento dei soli danni materiali. Pasolini citerà il politico nella poesia Poeta delle Ceneri.