La Gazzetta del Mezzogiorno.it | L’accusa: «Tedesco capo del gruppo che decideva gli appalti».
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C’è un capo; ci sono i suoi più stretti collaboratori; ci sono manager delle Asl che, nominati grazie a lui, rispondono alle sue indicazioni; ci sono gli imprenditori amici che si aggiudicano gare pilotate riconoscendo come contropartita voti e consenso elettorale. Potrebbero essere questi i punti fermi attorno ai quali si articola la motivazione che ha indotto il Tribunale del Riesame di Bari a ritenere sussistente un’associazione a delinquere che avrebbe agito dal 2005 fino al 2009 per pilotare nomine e appalti nella sanità pugliese e che avrebbe avuto come capo e promotore l’ex assessore regionale alla Salute Alberto Tedesco. L’ordinanza, che ribalta la decisione del Gip, è stata deposita ieri. Probabilmente oggi si conosceranno le motivazioni del provvedimento sollecitato dalla Procura e firmato dal presidente Francesca La Malfa e dai giudici a latere Ambrogio Marrone e Annachiara Mastrorilli. Facile ipotizzare che la «filiera» della presunta associazione si basi su quei punti ipotizzati dall’accusa e a questo punto condivisi dal Riesame. Secondo il Riesame sarebbe quindi fondata l’ipotesi della procura sulla progressiva creazione di una sorta di rete che si inizia a tessere con le nomine di direttori generali delle varie Asl di persone ritenute vicine a Tedesco. Dall’Irccs di Castellana Grotte alla Asl di Lecce attorno a Tedesco e all’associazione di cui sarebbe stato al vertice, si sarebbe creato una sorta di gruppo di potere in grado di pilotare numerosi atti pubblici. Un rinnovo dei vertici della aziende (con la nomina di direttori sanitari e amministrativi) orientato in una prospettiva clientelare finalizzata ad ottenere un proprio consenso elettorale o indebite utilità nelle gare pubbliche da parte di imprenditori «amici» di Tedesco. Naturalmente, chi diventava dirigente grazie al capo doveva occuparsi della cosa pubblica in violazione della legge e secondo gli ordini impartiti da Tedesco. C’era Tedesco, «regista» della cabina e in grado di intervenire nelle procedure di nomina e c’era una struttura che seguiva le sue indicazioni. Il Riesame si esprime solo su Tedesco, ma nel provvedimento farebbe riferimento anche agli altri presunti componenti della «cabina di regia», alcuni dei quali sarebbero stati inviati da Tedesco in sua vece a fare indebite pressioni e raccomandazioni sui manager della Asl. Le indagini avrebbero dimostrato che la violazione dei principi di legalità non riguardavano solo le nomine dei «primariucci», come emblematicamente definiti in una intercettazione riportata anche nell’ordinanza di custodia cautelare del 23 febbraio, ma investiva direttamente i vertici delle aziende sanitarie. Chi manovrava ed assumeva le decisioni era Tedesco, si apprende da fonti giudiziarie, ma poteva farlo soltanto in quanto poteva contare su una struttura di potere pronta ad eseguire quelle indicazioni. Se quella struttura di pubblici funzionari asserviti e disponibili a violare sistematicamente la legge non fosse esistita, Tedesco da solo non avrebbe potuto fare nulla, dall’attribuzione di singoli posti di lavoro all’assegnazione degli appalti. |
di GIOVANNI LONGO





























