di GIOVANNI LONGO
I blitz e le sentenze non fiaccano il clan Strisciuglio. All’interno del carcere, le affiliazioni proseguono. Come dimostrerebbe un manoscritto scoperto recentemente nella casa circondariale di Bari e sequestrato su disposizione della Dda. Si tratta della formula di un giuramento finita sotto la lente degli investigatori. Chi l’ha scritta, parte da quella che appare una visione quasi «mistica» e «bucolica» per poi arrivare alle più tradizionali formule dove si confondo sarco e profano.
«Era una bella mattina di sabato quando spunta il sole e mi viene di fare una lunga cavalcata». Dopo l’incipit si parla di «briglie d’argento e staffe d’oro». Un peregrinare che porta il nostro ad attraversare «valli e colline». E’ a questo punto che sul suo cammino incontra tre cavalieri armati di coltelli. C’è una battaglia e uno di loro viene colpito sotto l’ascella destra. «Non siete altro che bevitori di sangue umano», dice il cavaliere.
«Bel saggio e compagno – è la risposta del cerimoniere – come ben sapete è sangue uscito da una vena d’omertà per entrare in una bocca d’umiltà per formare due anime in un solo corpo». Quindi, segue la vera e propria formula di giuramento con la quale l’affiliato entra a fare parte per sempre del clan. Famiglia, condivisione quasi socialista dei proventi derivanti dalle attività illecite, fedeltà la clan. Sono «valori» che emergono in tutta evidenza dalla lettura della formula di rito.
«Giuro di sconoscere madre e padre / fratello e sorella / fino alla settima generazione / giuro di dividere centesimo per centesimo e millesimo per millesimo / con l’onorata e nobile società / con un piede nella fossa e l’altro alla catena / darò un abbraccio alla galera».
A quanto pare, nonostante blitz e sentenze con le quali sono stati inferti duri colpo al clan, sotto la cenere potrebbe covare un fuoco che gli inquirenti, con in testa il procuratore Antonio Laudati e i suoi sostituti dell’antimafia, stanno monitorando con attenzione, attraverso il lavoro svolto sul campo da polizia e carabinieri.
Il momento attuale – stando almeno a quanto trapela dal riserbo degli investigatori – è caratterizzato dalla ricerca di nuove alleanze e dalla «formazione» di nuove leve del crimine. Un’attività quest’ultima, che potrebbe prendere nuovo vigore dopo la scarcerazione, avvenuta nelle scorse settimane, di alcuni esponenti degli Strisciuglio che hanno scontato condanne relative a vecchi blitz (ad esempio il «Sant’Anna» che risale a fine anni Novanta). Quanto ai blitz più recenti, infine, nei giorni scorsi il Tribunale del Riesame di Bari ha accolto l’appello della Dda contro il «no» del gip all’emissione di ordinanze di custodie cautelari nei confronti di una decina di imputati del procedimento «Libertà ».
Associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto di armi clandestine e da guerra, rapine, estorsioni e un omicidio, quello di Antonio Chiarolla, avvenuto in via Trevisani il 10 ottobre 2006. Sono i reati di cui risponderanno a vario titolo i 70 presunti affiliati al clan Strisciuglio del quartiere Libertà di Bari. Per una decina di loro, dunque, il Riesame ha stabilito che ci fossero i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari. Il provvedimento non è ancora definitivo. I difensori degli imputati hanno presentato ricorso per Cassazione.






























