Le mafie creano povertà. La mancanza di legalità in Italia non è solo una questione etica, provoca diseguaglianza. Molti perdono i diritti perché l’illegalità diffusa sovverte le regole del vivere civile, le distrugge. Lo dice don Luigi Ciotti nel suo articolo nello speciale di 8 pagine che esce domani agosto su l’Unità “Fattore L. L’Italia che vuole legalità”.
Oltre ad approfondimenti e racconti di vicende emblematiche, l’inserto contiene interviste a Pietro Grasso, procuratore antimafia (il quale segnala che in un momento di crisi il denaro sporco pesa in misura ancora più forte sull’economia), al presidente dell’Arci Paolo Beni, un reportage da Pollica, il paese campano dove oltre un anno fa fu assassinato il sindaco Angelo Vassallo nel cui ricordo sono nati campi di volontariato per ragazzi e ragazzi che lavorano in terreni un tempo di boss e mafiosi.
“L’illegalità diffusa, la corruzione e le mafie affondano le radici nella debolezza del tessuto morale di una società e questa debolezza ha un nome preciso: disuguaglianza. Dove i diritti diventano oggetto di mercato, i beni essenziali un’esclusiva di chi se li può permettere”, scrive il fondatore dell’associazione antimafia Libera. Che ricorda come il giro d’affari ammonti ad almeno 560 miliardi di euro.
La battaglia infatti è più aperta che mai, non si può abbassare la guardia. Al contrario, è indispensabile insistere, proseguire. D’altronde è stata la commissione parlamentare antimafia a segnalare che la criminalità organizzata “divora” il 20% del prodotto interno loro delle regioni meridionali.































