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Ho aderito con convinzione all’appello lanciato dal Pd e dal Forum dell’immigrazione e raccolto da l’Unità, contro la decisione di prolungare da 6 a 18 mesi il limite massimo di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) contenuta nel decreto legge 89 ora all’esame delle Camere.

L’appello del Pd | L’Unità aderisce | FIRMA ANCHE TU

Vorrei motivare la mia adesione a questa battaglia di civiltà. Se si pensa che, in base ai nostri princìpi costituzionali la libertà personale è inviolabile e, solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza e di “specifiche ed inderogabili” esigenze cautelari (inquinamento probatorio, concreto pericolo di fuga, reiterazione della condotta criminosa) è ammessa la carcerazione preventiva – non a caso definita la “lebbra del processo penale” – ben si comprende quanto contrasti con i princìpi fondanti di uno stato di diritto la “detenzione” nei C.I.E. (spesso in condizioni anche più disumane di quelle di molte carceri) di chi non solo non ha commesso alcun reato, ma spesso non è neppure irregolare dal punto di vista amministrativo (il concetto di trattenimento per identificazione può coinvolgere anche chi, pur in regola, non è momentaneamente in possesso di permesso di soggiorno o altro documento di identificazione).

FIRMA L’APPELLO DELL’UNITA’ CONTRO LA NORMA

MIGRANTI, PASSA IL DECRETO

CHAOUKI: DECRETO PDL-LEGA INCIVILE

Già l’iniziale previsione che prevede una durata massima della “detenzione amministrativa” ben minore aveva suscitato fondati motivi di costituzionalità; forte è stata l’opposizione delle forze democratiche, dei giuristi, dell’associazionismo al prolungamento deciso dal centrodestra che aveva portato a 6 mesi la possibilità di detenere donne e uomini per la loro identificazione fino a 6 mesi.

La norma con i più elementari princìpi giuridici italiani ed europei. Come ha rilevato proprio su l’Unità il Presidente emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida, far dipendere una prolungata limitazione della libertà personale da una situazione di semplice irregolarità porta a una lesione di diritti fondamentali sanciti proprio dalla Costituzione. Inoltre il provvedimento, approvato dalla Camera e che dovrà passare l’esame del Senato, contrasta con la direttiva Ue 115 del 2008 che prevede la detenzione nei C.I.E. solo come una ‘extrema ratio’, in particolare stabilisce che si debba prima favorire il rimpatrio volontario del migrante nel Paese d’origine e che si debba fare tutto il possibile per abbreviare i tempi dell’identificazione di chi è senza documenti o, pur avendoli, vi è il mero sospetto che non siano regolari. Proprio l’applicazione di questa direttiva ha già portato a mettere in dubbio alcuni principi cardine della legge “Bossi – Fini” e dei provvedimenti voluti dal governo in materia di sicurezza.

È vero che esiste una direttiva europea che prevede la possibilità di trattenimento fino a un massimo (credo) di 18 mesi, ma la stessa direttiva dice che un tale provvedimento serve solo per casi di assoluta emergenza. In ogni caso, il trattenimento deve essere fatto in conformità con i princìpi costituzionali e soprattutto non può trasformarsi in “trattamenti disumani e degradanti”.

Forse nessuno ha mai evidenziato che, ad esempio, la custodia cautelare in carcere non è permessa per reati che prevedono la pena massima di 4 anni. E che anche nei casi in cui vi sono i presupposti per la carcerazione preventiva, questa ha i seguenti limiti massimi dal momento dell’arresto al momento del rinvio a giudizio:
-) tre mesi per reati che prevedono la reclusione non superiore a sei anni;
-) sei mesi se la pena massima prevista per quel reato è superiore a sei anni.

Non solo, ma anche in questi casi, la detenzione carceraria è prevista solo quando ogni altra misura risulti inadeguata; vi sono misure cautelari diverse quali arresti domiciliari, divieto di espatrio, obbligo di soggiorno ecc. Si può anche ricordare – se anche si ritenesse che siamo di fronte a una emergenza – che, in più occasioni, la Consulta ha affermato che le leggi emergenziali, per non essere costituzionalmente illegittime, debbono essere limitate nel tempo ( e deve essere provata la situazione effettiva di emergenza; non quindi una situazione prevista e/o prevedibile).

Da parte mia, sia nel corso della mia attività professionale sia da parlamentare, mi sono impegnato a difendere i diritti di tutti i soggetti. Un impegno che certamente intendo proseguire come sindaco di una grande città come Milano, nei limiti dei poteri e delle competenze del mio nuovo incarico. Per questo, ha raccolto con convinzione l’invito a sottoscrivere l’appello volto a contrastare l’approvazione di una legge che considero sbagliata e ingiusta.

 

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa



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