La Questione Morale vista da destra e da sinistra.
La Questione Morale è rientrata come “un pugno nell’occhio”, per usare un’espressione gramsciana, nel dibattito interno alla sinistra, dopo i noti scandalosi episodi che hanno coinvolto direttamente esponenti del Partito Democratico.
È stato direi quasi naturale richiamare a questo proposito la figura di Enrico Berlinguer e la sua “profetica” intervista rilasciata nel luglio di trent’anni fa ad Eugenio Scalfari.
Il segretario del Pci aveva denunciato con coraggio il degrado a cui erano giunti i partiti (non la politica, come qualche stolto lo accusò), sollecitando dall’interno di uno di essi, cioè il suo, un riscatto, capace di restituire fiducia e speranza ai cittadini, rivendicando la peculiarità del Partito Comunista Italiano i cui militanti non erano antropologicamente diversi dagli altri esseri umani, ma praticavano la politica sulla base di regole fondate su principi che non consentivano deroghe. Lo statuto del Pci prescriveva “una vita esemplare” per i suoi aderenti.
Come è stato ricordato in questi giorni quel monito di Berlinguer sollevò riserve e critiche da parte di alcuni esponenti dell’ala cosiddetta “migliorista”, che tacciarono il loro leader di “moralismo”, di dare spazio all’antipolitica e quindi al qualunquismo, nonché di settarismo, soprattutto per le sue rigide posizioni nei confronti della deriva craxiana della “Milano da bere”.
Non erano quindi, tutte rose e fiori le vicende interne al Pci dell’epoca. Ad esempio, chi scrive questa nota, nel 1983, sindaco di Torino, venne definito da un autorevole membro della direzione comunista un “cretino moralista”, per aver indirizzato alla Procura della Repubblica un imprenditore che gli aveva denunciato presunti fatti illeciti nell’amministrazione comunale.
Ciò detto, venendo all’oggi, acclarato che nel Partito Democratico il patrimonio politico-culturale e morale del Pci è stato dai più catalogato come un residuato bellico (vecchio, anzi, non moderno)nel disastro della vita politica a cui stiamo assistendo, non è accettabile che tutti vengano messi sullo stesso piano.
Non si tratta soltanto di pigrizia intellettuale di certi analisti politici, ma di una dolosa alterazione della realtà.
L’aspetto più grave che si manifesta è che difronte all’evidenza incontestabile dei fatti accertati dagli inquirenti (in ordine di tempo il caso Milanese-Tremonti)non una sola voce si è sentita da parte dei sodali della maggioranza di centrodestra.
Per carità, non per condannare, ma almeno per un distinguo.
Tutti allineati e coperti, con qualcuno che è già in postazione, pronto a difendere l’indifendibile.
Ad esempio l’onorevole avvocato Maurizio Paniz, quello dal permanente sorriso ebete stampato sul viso, è già in azione, per dimostrare il “fumus persecutionis” nei confronti dell’onorevole Milanese per il quale è stata chiesta l’autorizzazione all’arresto.
La malconcia sinistra attuale almeno ci ha risparmiato personaggio come l’avvocato Paniz.































