‘Quel rom va schedato’ – l’Espresso
‘Quel rom va schedato’ – l’Espresso.
di Fabrizio Gatti
I moduli dati a vigili e agenti per indicare il gruppo etnico delle persone identificate. Un censimento occulto. E vietato
Schedature dei cittadini in base al gruppo etnico. A Milano non se ne aveva notizia dalla caduta del fascismo. Basta invece sfogliare alcune schede personali, compilate dai vigili urbani durante l’era del sindaco Letizia Moratti, per scoprire che la pratica è stata adottata per anni. E probabilmente è ancora in corso. Il gruppo etnico di appartenenza è uno dei campi da riempire nel modulo di identificazione. Per gli italiani, viene scritta la formula generica: “Europeo mediterraneo”. Soltanto per i rom, nomadi o stanziali che siano, italiani o stranieri, viene precisata l’appartenenza. Sulle schede appare appunto la scritta “rom”. Fatta così è sicuramente una discriminazione: i rom non sono cittadini europei? Ovviamente sì. Allora perché rimarcare l’etnia di appartenenza soltanto per loro?
Ma c’è di più. Gli uffici della vigilanza urbana, ora promossa al rango di polizia locale, avrebbero sbagliato numerose schede. I funzionari milanesi, comprensibilmente confusi su geografia e antropologia, avrebbero schedato come rom numerosi cittadini romeni che rom non sono. Il risultato è prima di tutto statistico. Si tratta di solito delle schede sulle persone indagate o arrestate con l’accusa di avere commesso reati. Così la minoranza rom si ritrova ingiustamente accusata di crimini che non ha mai compiuto. Non solo a Milano, ma a livello nazionale. Le schede vengono infatti consegnate al gabinetto di Polizia scientifica della questura. E da lì, i dati sono inseriti nel casellario centrale d’identità, potente archivio del dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno. Nessuno è in grado di calcolare quante siano le persone coinvolte nell’errore.
La responsabilità della schedatura non è soltanto dei vigili urbani di Milano. Le voci che appaiono sul modulo prestampato sarebbero state decise dal ministero dell’Interno e sono identiche per tutte le questure d’Italia. Gli stessi moduli vengono distribuiti anche ai comandi della polizia locale che hanno allestito un laboratorio per il fotosegnalamento. E’ l’operazione in cui alla persona da arrestare o semplicemente da identificare viene scattata la fotografia di fronte e di lato. E vengono prese le impronte digitali e i dati personali. La voce “gruppo etnico” compare almeno dal 2008. “I moduli distribuiti alle questure e alla polizia locale sono gli stessi”, spiega un funzionario del ministero, “il campo “gruppo etnico” è compreso tra le caratteristiche antropologiche. Ma la sua compilazione non è obbligatoria, né consente la ricerca automatica nel databe del casellario. Non posso cioè digitare al terminale un gruppo etnico e avere l’elenco di tutti gli appartenenti. Gli uffici di fotosegnalamento della polizia di Stato lasciano di solito il campo libero: il gruppo etnico viene specificato soltanto se si è di fronte a una persona senza documenti, che non è in grado di dare notizie sulla propria identità o nazionalità. Ma non sappiamo quali disposizioni siano state date dai comandi di polizia locale”.
Le polizie locali insomma decidono da sé. E’ l’effetto della secessione della sicurezza, tanto cara all’attuale ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e alla Lega Nord. Ecco alcuni casi, tra quelli scoperti da “l’Espresso”. Vasile C., 25 anni, e Ioan N., 49, vengono arrestati per ricettazione. E registrati nel casellario dalla polizia locale di Milano secondo i normali criteri: cognome, nome, padre, madre, sesso, data di nascita, stato civile, luogo di nascita, provincia, Stato di nascita, residenza, comune, provincia, cittadinanza, professione, motivo del segnalamento, impronte digitali, impronte palmari e fotografie del volto. Non basta questo alla precisione dell’identificazione? No, i vigili compilano anche il campo “gruppo etnico”: rom.
“L’Espresso” ha rintracciato gli agenti che hanno fatto le indagini, ma non il fotosegnalamento: “Erano romeni, non rom”, spiegano. Tre mesi dopo vengono arrestati i presunti capi della banda, cinque italiani. Uno è nato a Como, due a Gravedona e Valsolda in provincia di Como, due a Melito Porto Salvo, Reggio Calabria. E quale può essere il gruppo etnico dei cinque? Lombardo insubrico per i comaschi? Grecanico-ionico per gli altri due? I vigili scrivono semplicemente: “Europeo mediterraneo”, una classificazione generica che comprende milioni di cittadini da Gibilterra a Istanbul.
Quello che sta accadendo ora ha avuto almeno un altro precedente “mirato”. Nell’autunno 2008 le prefetture di Napoli, Milano e Roma durante il censimento dei campi nomadi voluto dal governo cominciarono a utilizzare moduli in cui annotare anche la religione e il gruppo etnico. Poi le proteste e l’intervento dell’Unione europea – ma anche le preoccupazioni statunitensi (leggi il cablo wikileaks) spinsero il ministero dell’Interno a fare dietrofront. “I moduli inizialmente distribuiti per raccogliere i dati personali includevano religione e appartenenza etnica, cosa proibita dalla legge italiana ed europea”, scrisse l’ambasciatore Ronald Spogli in un rapporto inedito rivelato da WikiLeaks e che “l’Espresso” pubblica in esclusiva, “ma il ministero ha detto di avere rivisto i formulari per eliminare gli aspetti inammissibili”. Ora invece si scopre che la schedatura è proseguita ed è su scala nazionale.
Il “gruppo etnico” è un concetto scientifico attribuito, nell’uso moderno, al filosofo tedesco Max Weber. Ma nelle mani della burocrazia e della politica può avere effetti pericolosi. Un appello contro la discriminazione della minoranza rom è stato lanciato proprio sabato scorso davanti a papa Benedetto XVI. Duemila zingari sono stati ricevuti in Vaticano nell’incontro organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana, a 75 anni dal martirio del beato Zeffirino, Ceferino Giménez Malla, fucilato durante la guerra civile spagnola e primo beato gitano nella storia. Tra i presenti, Ceija Stojka, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti di Birkenau, Ravensbrück e Bergen-Belsen. “Non vedo un futuro per i rom”, ha detto la donna, nata in Austria. E infine il messaggio, scritto su un foglio: “Ho paura che Auschwitz stia solo dormento”.
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coordinamento:
Ken Sharo-Luna Rossa
Andrei cauto con le trombe, nel centrosinistra, a parte il Movimento 5 stelle di Parma il resto è un aumento dell’assenteismo.
Nel Pd, nel centrosinistra si commenta che il risultato è oltre le più rosee previsioni, hanno preso Como e Taranto storicamente di destra ma anche Parma è storicamente di destra ma l’hanno presa i grillini. Ovviamente il M5S non avrà nessun interesse a riflettere sull’astensione, gli conviene molto di più enfatizzare i due sindaci che [...]
red@zione- guarda guarda con chi si presentano i comunisti italiani……
Ma non sono quelli no tav …..quelli con la fiom …..quellli contro Marchionne ….quelli ……….a volte nella vita non si riesce proprio a non fare inciuci )))))
Un, accorato, appello alla famiglia di Stefano Venturi leghista di Rovato: ricoveratelo, proteggetelo dalla sua ignoranza.
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