Il rilancio dell’economia secondo il ministro Tremonti passa per la svendita delle spiagge e, cosa ancor più grave come sottolinea Paolo Berdini sul manifesto, attraverso la cementificazione senza limiti delle coste italiane. Non sono le uniche misure contenute nel cosiddetto decreto per lo sviluppo (c’è per esempio anche l’istituzione dell’Authority per l’acqua, con l’obiettivo di far saltare il referendum del 12 e 13 giugno) ma sono di certo quelle che colpiscono di più. Anche perché gli effetti si vedranno a occhio nudo e in molti casi potrebbero essere irreversibili. Sarebbe tempo di una nuova presa di coscienza ecologista, ma questi temi sono sempre stati marginali nei partiti della sinistra italiana degli ultimi vent’anni (ma non tra le reti e i comitati locali del cosiddetto neoambientalismo di cui hanno scritto sul manifesto Alberto Asor Rosa e Guido Viale). Inspiegabilmente, se si guarda a cosa sono diventate alcune città italiane e allo stato delle nostre coste. Ci proviamo noi a lanciare un tema (facile facile) di discussione: cosa fare per fermare il partito del mattone e delle privatizzazioni selvagge? Come arginare lo scempio del Belpaese?































