l’Unità – E se dietro la débâcle ci fosse un suo affare?

 

 

l’Unità.

In cerca di un compromesso, imprescindibile almeno fino alle amministrative, è necessario però capire perché. Perché, come ha sintetizzato Bossi, «Berlusconi s’inginocchia a Parigi». Si fa beffe davanti a tutti del pacifismo in salsa leghista, degli allarmi di Maroni sull’arrivo dei clandestini, del protezionismo di Tremonti nei confronti di Parmalat. Perché questa rottura con la Lega.

Se la base leghista dalle parti di via Bellerio vagheggia di non meglio identificate «antenne del Biscione che compariranno in suolo francese» e così allora capiremo l’inginocchiatoio italiano, ieri a Montecitorio – dove va registrata l’eloquente assenza di Tremonti nel voto sul Def – c’era la caccia agli interessi segreti di Berlusconi in Francia.

Più che di antenne del Biscione, alludendo così a tivù private e business correlati (c’è solo Quintas communication, 68% del capitale al tunisino Ben Ammar; 22%a Berlusconi; 10% Gheddafi), le ipotetiche contropartite del premier vanno ricercate più in campo energetico che non in quello delle comunicazioni. Il Radicale Matteo Mecacci è uno dei più attenti osservatori di questioni geopolitiche e commerciali. «Da tempo – osserva – si parla di condizionamenti sulle scelte di politiche estera derivanti dagli interessi personali del premier. Qualcosa è già emerso dai report di Wikileaks che raccontavano le intese tra Putin, Berlusconi, Gheddafi e il leader kazako Nazarbaiev. Però, in effetti, se qualcuno cerca spiegazioni a quanto è andato in scena nel bilaterale franco-italiano potrebbe approfondire i rapporti tra Berlusconi e la Francia e prendere spunto dal preaccordo firmato nel giugno 2010 tra Eni, Gazprom e la francese Edf nella costruzione di South stream».

IMGQuell’accordo, che Berlusconi protegge come fosse suo, oltre all’ingresso di Edf stabiliva gli accordi sui volumi di gas che Gazprom fornirà a Eni e che l’azienda italiana venderà in Europa. La contropartita energetica Italia-Francia tocca anche il nucleare. Le centrali italiane saranno costruite da una società al 50 per cento Enel e la solita Edf francese (in pratica l’Enel d’oltralpe). Nella conferenza stampa del 26 aprile Berlusconi ha voluto soprattutto tranquillizzare le lobby del nucleare dicendo loro che le centrali si faranno eccome. «Ora – si chiede Eric Josef, corrispondente di Liberation – dovremmo sapere cosa prevedono quegli accordi – tempistica ed eventuali penali – per capire l’eventuale potere di ricatto della Francia sull’Italia». Una cosa è certa: rassicurare sul nucleare doveva essere l’obiettivo primario di Berlusconi in quella conferenza stampa.

Nucleare e gas: scenari più che possibili, anche se non quantificabili, di eventuali contropartite italo-francesi. Ma la disponibilità di Silvio di fronte al malmesso Nicolas ha anche una lettura politica. Sul fronte internazionale il bilaterale è stato la prima vera occasione per Berlusconi di tornare come protagonista sulla scena internazionale. Sul fronte politico interno la vera moneta di scambio che il premier ha intascato si chiama Mario Draghi e il via libera di Parigi – ieri è arrivato anche quello decisivo di Angela Merkel – per la carica di governatore della Banca centrale europea. Sia chiaro: Draghi alla Bce ci va con la sue gambe perché non ha bisogno della sponsorizzazione di Berlusconi. E però che moneta è questa per il Cavaliere: per la prima volta potrà concorrere a nominare il governatore; finalmente avrà via libera, o conta di averla, in via Nazionale uno dei pochi centri di potere che non ha mai potuto controllare; infine si leva di torno il più quotato candidato a un governo tecnico. Certo, resta Tremonti. Una cosa per volta.

29 aprile 2011
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