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Il re del Bahrein, Hamad Bin Isa Al-Khalifa 

Medio oriente in fiamme, scontri a Manama – Scoppia la rivolta nel Bahrein | mondo| Il SecoloXIX.

Manama – Oggi le forze bahreinite, appoggiate dalle truppe inviate dalla vicina Arabia Saudita, hanno scacciato i dimostranti sciiti dalle strade con lacrimogeni, carri armati ed elicotteri, provocando le critiche, piuttosto inusuali, da parte degli alleati Usa.

Sei persone sono state uccise nelle violenze che hanno alimentato uno scontro a livello regionale tra gli stati sunniti del Golfo Persico e l’Iran sciita. Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha detto in un’intervista televisiva che il Bahrein e i suoi alleati che hanno inviato truppe per sedare le dimostrazioni anti-governative sono sulla strada sbagliata.
«Quel che sta avvenendo nel Bahrein è allarmante. Pensiamo che non esista risposta basata sulla sicurezza alle aspirazioni e richieste dei dimostranti», ha detto la Clinton in un’intervista alla Cbs, spingendo il Bahrein a negoziare un accordo politico con i manifestanti.
«Lo abbiamo detto molto chiaramente ai nostri partner del Golfo, che fanno parte del Consiglio di cooperazione del Golfo, quattro dei quali hanno inviato truppe a sostegno del governo bahreinita. Sono sulla strada sbagliata», ha aggiunto la Clinton.

Fonti ospedaliere hanno detto che tre poliziotti e tre manifestanti sono stati uccisi oggi, dopo che ieri il Bahrein ha dichiarato lo stato di emergenza per cercare di porre fine alle proteste degli sciiti contro la casa regnante sunnita e dopo aver chiesto e ottenuto in precedenza l’invio di truppe saudite. Un parlamentare del più importante gruppo sciita di opposizione ha denunciato l’assalto del governo, considerandolo una dichiarazione di guerra contro la maggioranza sciita. «Questa è una guerra di annientamento. Non succede neanche nelle guerre ed è inaccettabile», ha detto Abdel Jalil Khalil, capogruppo del Wefaq, partito che conta 18 parlamentari. «Li ho visti sparare proiettili, di fronte a me».

Oggi si sarebbe dovuta svolgere una manifestazione del movimento giovanile, che aveva guidato le proteste alla rotonda della Perla, ma la protesta non si è potuta materializzare per via del coprifuoco dalle quattro di pomeriggio alle quattro di mattina, ora locale, imposto in diverse zone della capitale Manama dall’esercito, che ha anche vietato tutte le riunioni pubbliche e le manifestazioni in tutto il paese. Gli Usa, che hanno nel Bahrain il quartier generale della Quinta Flotta, ha inviato l’assistente segretario di Stato Jeff Feltman nel Paese per cercare di risolvere la crisi attraverso colloqui.

Circa il 60% dei bahreiniti sono sciiti, e protestano contro le discriminazioni da parte della famiglia reale al-Khalifa, che è invece sunnita. Gli appelli a rovesciare la monarchia hanno allarmato la minoranza sunnita, la quale teme che la rivolta possa giovare all’Iran, potenza sciita della regione. Le famiglie regnanti del Golfo Arabo sono sunnite, e gli analisti ritengono che un intervento delle loro forze di sicurezza potrebbe provocare proprio una risposta dell’Iran, che sostiene gruppi sciiti in Iraq e Libano.

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha condannato pesantemente la repressione da parte delle forze dell’ordine bahreinite, definendola «ingiustificabile e irreparabile». «Oggi vediamo a quale pressione è sottoposta la maggioranza del popolo del Bahrein», ha detto Ahmadinejad, secondo quanto riferito dalla tv di stato. Gli scontri sono avvenuti nel rondò Perla, punto centrale di queste settimane di protesta, dove a partire dalle sette di questa mattina la polizia in tenuta anti-sommossa, appoggiata dagli elicotteri, ha cominciato ad avanzare sparando gas lacrimogeni. Gruppi di giovani hanno risposto lanciando bombe molotov. Dopo due ore di scontri, il rondò era deserto. Le truppe, con indosso cappucci e armati di fucili semi-automatici, hanno anche bloccato diverse strade del centro di Manama, e impedito l’accesso all’ospedale Salmaniya.

 

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