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Quotidiano Net – Libia, rivoltosi uniti per l’assalto a Tripoli “Non vogliamo interventi stranieri”.

Da Bengasi gli insorti stanno muovendo verso la capitale per unirsi alle forze dell’opposizione. Il portavoce del nuovo Consiglio nazionale: “Nessun aiuto esterno”. Oggi vertice internazionale a Ginevra con presente la Clinton

Roma, 28 febbraio 2011 – I rivoltosi libici dopo aver formato un Consiglio Nazionale a Bengasi stanno iniziando a muoversi verso la zona occidentale del Paese per unirsi alle forze di opposizione presenti nei pressi di Tripoli e lanciare l’assalto alla capitale. Il Consiglio precisa di non volere interventi “stranieri” nel paese. In giornata, dopo le decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è atteso un importante summit a livello dei ministri degli esteri a Ginevra.

Secondo quanto riferisce il nuovo governo ad interim di Bengasi, i rivoltosi sono soprattutto giovani ed ex militari, dotati di armi pesanti, portate via dalle basi militari e dai commissariati di polizia situate nei pressi della città di Ras Lusafa. “Abbiamo molte armi e loro sono fortemente motivati”, ha detto al Guardian Ramadan Faitoura, uno dei membri del nuovo governo ad interim. Il principale ostacolo per la marcia su Tripoli appare Sirte, città natale del leader libico Muammar Gheddafi, controllata dai miliziani fedeli al regime che hanno creato posti di blocco all’ingresso del centro abitato. 

“E’ diventata una roccaforte per Gheddafi più della capitale – ha detto un membro dell’opposizione di Bengasi – Sirte potrebbe diventare la chiave del successo di tutta l’operazione. Se cade, niente potrà fermare la marcia su Tripoli”.

“I rivoltosi libici - ha dichiarato inoltre Hafiz Ghoga, portavoce del Consiglio nazionale libico presentato ieri a Bengasi – non vogliono alcun intervento straniero. Il nuovo Consiglio, che mira “a dare un volto alla rivoluzione”, non ha contattato alcun governo straniero e non vuole che intervengano, ha detto il portavoce, dopo l’offerta di aiuto arrivata dagli Stati Uniti. Ieri, il Segretario di Stato Hillary Clinton ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a fornire “qualsiasi forma di aiuto” agli oppositori al regime del colonnello Muammar Gheddafi.

VERTICE A GINEVRA E proprio la Clinton sarà tra i protagonisti della riunione internazionale a Ginevra. I rappresentanti della diplomazia internazionale discuteranno infatti oggi a Ginevra la crisi in atto in Libia, in occasione della sessione annuale del Consiglio dei diritti dell’uomo dell’Onu. Saranno presenti, tra gli altri, il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, il capo della diplomazia europea Catherine Ashton, il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini e il suo omologo russo Sergei Lavrov. A Ginevra sarà presente anche il nuovo capo della diplomazia iraniana, Ali Akbar Salehi. Previsti numerosi incontri bilaterali per il Segretario di stato Usa che, ieri, ha fatto sapere che gli Stati Uniti sono pronti a fornire “qualsiasi forma di aiuto” agli oppositori al regime del colonnello Muammar Gheddafi.

La sessione del Consiglio dei diritti dell’uomo è stata preceduta da un fine settimana di intensa attività diplomatica internazionale: sabato sera, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha adottato una risoluzione di sanzioni contro Gheddafi, la sua famiglia e i suoi fedelissimi, che prevede inoltre che “la situazione in Libia dal 15 febbraio” sia deferita al procuratore alla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aia. A Ginevra, venerdì scorso il Consiglio dei diritti dell’Onu ha tenuto una sessione straordinaria in cui ha chiesto la sospensione della Libia dalle sue file e ha adottato una risoluzione proposta dall’Ue, in cui si chiede che “una commissione di indagine indipendente condotta” dall’Onu si rechi sul campo per accertare violenze che possono essere ritenute “crimini contro l’umanità”.

ELICOTTERI BOMBARDANO LA RADIO DI MISURATA – Elicotteri delle truppe fedeli al colonnello Muammar Gheddafi stanno attaccando la sede della radio della città di Misurata, caduta da alcuni giorni in mano agli insorti. Lo riferisce la tv satellitare ‘al-Arabiya’, secondo la quale la sede dell’emittente si trova in una zona densamente abitata. Nei giorni scorsi i ribelli che controllano la radio di Bengasi avevano annunciato di essere riusciti, grazie ad un ponte radio con l’emittente di Misurata, a far arrivare il loro segnale anche a Tripoli.

Un elicottero militare è precipitato nei dintorni di Misurata. Secondo quanto hanno reso noto i ribelli libici che hanno preso il controllo della città, il velivolo sarebbe stato abbattuto e sarebbero stati catturati cinque soldati fedeli a Muammar Gheddafi che erano a bordo del velivolo. Non è chiaro se il velivolo sia lo stesso che poco prima ha attaccato la sede della radio locale.

MISURATA, FEDELI DEL RAIS SEQUESTRANO GLI ALIEVI DI UNA ACCADEMIA MILITARE – Le truppe fedeli a Muammar Gheddafi presenti nella città di Misurata hanno circondato la sede dell’accademia dell’esercito ed hanno sequestrato gli allievi presenti all’interno. Secondo quanto riferisce la tv ‘al-Arabiya’, gli allievi fatti prigionieri dai miliziani fedeli a Gheddafi si erano rifiutati di combattere per il regime. Dalle notizie che giungono da Misurata sembra che si combatta ancora in città anche se i ribelli mantengono il controllo del centro cittadino e dell’aeroporto.

UCCISI MOLTI MIGRANTI SCAMBIATI PER MERCENARI - Le organizzazioni per i diritti umani lanciano l’allarme sulle sorte di migliaia di africani sub-sahariani presenti in Libia, presi di mira dai rivoltosi perchè sospettati di essere i mercenari fedeli al leader libico Muammar Gheddafi. Secondo il racconto di alcuni testimoni, raccolto dalla tv araba al Jazeera, decine di lavoratori africani potrebbero essere stati uccisi, mentre in centinaia si nascondono per non cadere vittime della caccia “ai mercenari neri africani”.
Le organizzazioni umanitarie riferiscono di migliaia di persone bloccate in campi e in abitazioni privati, protetti dai colleghi e abbandonati dai loro Paesi. “Perchè nessuno si preoccupa dei migranti africani sub-sahariani presenti in Libia? Vittime di razzismo e di uno sfruttamento disumano, sono gli immigrati più vulnerabili presenti in Libia e i loro governi non stanno dando loro alcun sostegno”, denuncia Hein de Haas, dell’International Migration Institute.
Un corrispondente di al Jazeera ha incontrato un cittadino del Mali, Seidou Boubaker Jallou, che ha raccontato di aver lasciato la Libia dopo i ripetuti attacchi ai migranti neri. “La situazione più rischiosa è per gli stranieri come noi, neri, perchè Gheddafi usa soldati del Ciad e del Niger che avrebbero ucciso gli arabi”.
Sono circa 1,5 milione i migranti dell’Africa sub-sahariana impiegati come forza lavoro sottopagata nell’industria petrolifera, nel settore edile, nell’agricoltura e nei servizi della Libia. “I migranti africani ora sono associati alle violenze di Stato e alle uccisioni di massa, per questo temiamo il peggio in caso di violente reazioni dopo la caduta di Gheddafi”, ha aggiunto Haas.

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