Quotidiano Net – SCHEDA Da Unicredit alla Juventus, gli investimenti libici in Italia.
Bilancia commerciale: siamo il primo partner di Tripoli
Dalle banche all’industria, la finanza libica ha un ruolo da protagonista in Italia, con partecipazioni rilevanti in diverse società nostrane. All’instaurarsi di buoni rapporti tra Italia e Libia basati principalmente sul trattato di amicizia firmato a Bengasi il 30 agosto del 2008, corrispondono da tempo legami economici di rilievo. E’ il motivo per cui il futuro del regime del leader libico Gheddafi riguarda non solo i palazzi della politica ma anche quelli di banche e istituzioni finanziarie.
- UNICREDIT: In piazza Cordusio i fondi di Tripoli sono virtualmente primo azionista, con un 4,988% che fa capo alla Banca centrale libica e un altro 2,594% detenuto attraverso il fondo sovrano Lia (Libyan investment authority). il numero uno dell’istituto centrale, Farhat Omar Bengdara, ricopre anche la carica di vicepresidente di Unicredit. Il collegamento tra i due enti libici, che insieme supererebbero il tetto del 7,5%, non è mai stato confermato.
- FINMECCANICA: Risale allo scorso 17 gennaio, ma l’operazione era stata ufficializzata il 21 gennaio, il superamento della soglia del 2%: la quota è intestata sempre alla Lybian investment authority ed è pari al 2,010%. Nel luglio del 2009, Finmeccanica e Libya Africa Investment Portfolio, il fondo di investimento posseduto da Lia, hanno costituito una joint venture paritetica per una cooperazione strategica nei settori dell’aerospazio, trasporti ed energia. Inoltre, Finmeccanica si è aggiudicata numerosi contratti in Libia attraverso le sue controllate, come Ansaldo Sts e Selex Sistemi Integrati. Nel campo dell’elicotteristica, AgustaWestland ha messo in piedi un sistema industriale di manutenzione e assemblaggio tramite la Liatec. Si calcola che le commesse di Finmeccanica in Libia ammontino a circa 1 miliardo di euro nei settori dell’elicotteristica civile e ferroviario.
- JUVENTUS: In campo sportivo, la Libyan arab foreign investment company (Lafico) detiene da tempo il 7,5% della Juventus mentre, restando in casa Agnelli, Tripoli era scesa nel 2006 sotto il 2% di Fiat (la stessa Lafico aveva comunicato di detenere il 2,004% nel 2002).
- ENI: Sotto la soglia rilevante del 2% anche la partecipazione in Eni (meno dello 0,1%, ma con il consenso alla possibilità di salire fino al 5) .
- TLC: Se in passato indiscrezioni avevano ventilato la possibilità che i libici investissero in Telecom Italia, possibilità mai concretizzatasi, nel campo delle tlc il Paese nordafricano è presente attraverso Retelit, operatore specializzato nella fornitura di servizi a banda larga a livello internazionale di cui, secondo gli aggiornamenti della Consob, la Libyan post telecommunications information technology company (Lptic) possiede il 14,798%.
BILANCIA COMMERCIALE - Quanto all’interscambio bilaterale, è contraddistinto da un disavanzo costante della bilancia commerciale a favore della Libia. Tuttavia nel 2008 il deficit ha registrato una considerevole contrazione pari a 7 miliardi di euro rispetto all’anno precedente: in dettaglio 2,4 miliardi di euro di esportazioni italiane verso la Libia a fronte di un import che nel 2009 ha toccato 10,1 miliardi. Dal 2005 la Libia entra costantemente nella top ten dei nostri principali fornitori mondiali mentre il nostro paese è di gran lunga il principale partner commerciale di Tripoli, di cui assorbe il 36 % dell’export e il 18,7 dell’import.































