La censura del governo – Cina, l’ambasciatore Usa alla “rivoluzione dei gelsomini”| mondo| Il SecoloXIX.
Continua a suscitare polemiche, la presenza dell’ambasciatore americano in Cina, Jon Huntsman, alla “rivoluzione dei gelsomini”, andata in scena a Pechino domenica scorsa.
Huntsman è stato ripreso mentre, tenendo per mano una delle sue figlie adottive cinesi, si trovava tra la folla durante la manifestazione: nel video, Huntsman afferma di trovarsi per caso sul luogo della protesta con sua figlia e altri membri della famiglia e di «guardare intorno». Circostanza, questa, confermata anche dal portavoce dell’ambasciata americana a Pechino, Richard Buangan, che ha parlato di «pura coincidenza». Interrogato sul fatto se Huntsman, quando è uscito di casa, fosse o meno a conoscenza delle proteste che stavano avendo luogo in città, Buangan ha però evitato di fare commenti.
Su alcuni siti Internet cinesi, intanto, è stata avanzata l’ipotesi che dietro alla “rivoluzione dei gelsomini” ci siano proprio Jon Huntsman e gli Stati Uniti, mentre la censura cinese continua la sua opera: dopo la notizia che, come già Facebook, Twitter e YouTube, ora anche Linkedin è stato bloccato, si è appreso che non sono ricercabili on-line neppure l’espressione “Jon Huntsman” e le parole “Egitto”, “gelsomini”, oltre ad altre considerate «sensibili» dal governo di Pechino.
Jon Huntsman aveva annunciato già alcuni giorni fa le sue dimissioni. Da allora ha preso ripetutamente posizioni forti nei confronti del governo di Pechino. Prima ha denunciato la censura subita da un discorso sulla libertà di espressione del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, poi ha espresso la sua condanna per la pesante pena detentiva inflitta a un geologo americano di origine cinese, Xue Feng, per avere diffuso documenti sull’industria petrolifera cinese, che secondo lo stesso Xue erano pubblici.































