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di Diego Novelli
Matteo Renzi, giovane sindaco di Firenze, iscritto al Partito Democratico, eletto dalla coalizione di centrosinistra, non finisce mai di stupire.
Pur da lontano sono bastate alcune sue affermazioni in televisione e alcune dichiarazioni da lui rilasciate per capire che il giovanotto ha uno strano concetto della politica, “più che l’amor” è innamorato soprattutto della sua immagine.
“Epater les bourgeois” (colpire i borghesi) dicono i francesi. Ecco perché la maggioranza delle sue sortite pubbliche finora hanno teso a stupire non solo i borghesi, soprattutto i suoi amici di partito, ma qualsiasi persona dotata di un minimo di razionalità e di coerenza poltica.
È sua la battuta sui “rottamatori” riferita ai dirigenti del Pd ed è sempre lui che pochi giorni prima del voto di fiducia alla Camera, con grande senso dell’opportunità, è partito da Firenze per recarsi nella villa di Arcore (quella dei bungabunga) per pranzare con il Cavaliere attorniato dai figli, per poi sorprendersi dello stupore manifestato da ogni persona di buon senso e che non gioca “al più furbo”.
È di oggi la notizia dell’uscita di un suo libro dove scrive tra l’altro: «Non riesco a odiare Berlusconi, neanche sforzandomi». E chi mai gli ha chiesto di odiare il premier? (terribile parola che anche nella vita poltica sarebbe bene mai usare e in cui si dovrebbe considerare la parte contrapposta come avversaria e non nemica).
Sempre nel libro ricorda compiaciuto quando nel 2005, il signor B. gli disse: «Come fa un giovane che viene dal marketing a stare con i comunisti?». Capita l’antifona del venditore di tappeti?
Il giovane ex boyscout, in una intervista a “Studio Aperto” (quarta rete tv di Berlusconi), si augura che “papi” sia assolto «per il bene del nostro Paese».
La maggioranza degli italiani – secondo i recenti sondaggi – è stufa del “bene” che Berlusconi avrebbe apportato all’Italia in questi ultimi quindici anni.
Della vicenda giudiziaria in cui è impegolato se la vedrà con la Magistratura, invece l’Italia ne ha le scatole piene del modo di mal governare del presidente del Consiglio.
È mai possibile che il sindaco della città di Giorgio La Pira non se ne sia ancora accorto? Renzi, più che rimirarsi ogni giorno allo specchio, dovrebbe guardare un po’ meglio la realtà sociale, poltica, economica che lo circonda.
Per una manciata di preferenze (o per la simpatia che gli riserverebbe Verdini, uno dei coordinatori del Pdl) non si vende l’anima al Diavolo, tanto più un cattolico osservante come il sindaco di Firenze si professa.































