“Fosse per me abolirei anche il Primo maggio”- LASTAMPA.it.
Roberto Calderoli
Calderoli: «Si celebra lavorando, altro che scampagnate»
ROMA
«Premesso che noi siamo contrari alla celebrazione in sé…».
Ciò era a tutti noto, ministro Calderoli.
«…e premesso che per la Lega c’è ben poco da celebrare…».
Lo sapevamo già. Però stavolta l’avete combinata grossa. Addirittura in Consiglio dei ministri avete votato contro il decreto che istituisce la festa per i 150 anni dell’Unità.
«Se è per questo, per protesta abbiamo pure abbandonato la riunione».
Non hanno provato a trattenervi?
«Letta, appena ha visto che Bossi e io ci stavamo alzando, ha detto: bene, qui ce ne andiamo tutti perché la riunione è finita».
Astuto. Resta comunque il vostro voto contro, il gesto della dissacrazione.
«I patti erano chiari. Quando fu approvata la legge dei 150 anni, avevamo avvertito: diamo via libera, ma a condizione che la festa non abbia effetti civili».
In pratica?
«In pratica quel giorno non si doveva stare a casa dal lavoro. Dove sta scritto che per celebrare una ricorrenza bisogna fare vacanza?»
La vacanza, ministro, conferisce solennità. Se invece si lavora, sembra una festa di serie B. Forse era proprio questo il vostro obiettivo: svalutare la ricorrenza dell’Unità…
«Ma allora lei non si rende conto di come è messo questo Paese! Siamo stati un anno senza che alle nostre aziende arrivasse un ordinativo, dai fax non spuntava nulla, giustamente c’era allarme, c’era preoccupazione. E adesso che finalmente gli ordini arrivano, che ci sarebbe tanto da lavorare, ecco qua, festa aggiuntiva di giovedì, nel bel mezzo della settimana. Fosse stato di sabato o di lunedì, ancora ancora».
Il centocinquantenario si sarebbe agganciato alla domenica?
«Esatto. Così invece qualcuno profitterà per farà un ponte di 4 giorni. Sai che file in autostrada, il mercoledì sera… Una pazzia. Tutto il mondo produttivo la pensa così, è stato scelto il momento più sbagliato, per capirlo basta il buonsenso».
Allora, però, con questo criterio non si dovrebbe festeggiare mai, nemmeno ricorrenze simboliche come il Primo Maggio.
«Dico un’eresia?».
La dica.
«Pure la festa dei lavoratori andrebbe celebrata lavorando, altro che scampagnate. Però questo è meglio che faccia finta di non averlo sentito, altrimenti Bossi mi accoppa».
Anche Bossi ha votato contro il decreto.
«Sì, e qualche settimana fa avevamo bocciato la circolare sulla chiusura delle scuole, degli uffici pubblici…».
Davvero?
«Fuori dal Consiglio dei ministri non si è saputo perché siamo stati dei signori. Come non è uscito che nei giorni scorsi era pronta una circolare di segno opposto, tutti al lavoro il 17 marzo».
Come chiedevate voi. E che fine ha fatto?
«Mai approvata, La Russa e la Meloni erano contrari».
Alla fine si farà il decreto che volevano gli ex-An.
«Così dovranno chiudere non solo le scuole, e già era sbagliato, ma pure i privati. Questo avrà dei costi, sia chiaro. La gente sta a casa e tu imprenditore devi pagarla lo stesso. Oppure, se lavora, devi dargli gli straordinari. Ne va di mezzo la produttività. Tra l’altro c’è un problema di copertura finanziaria».
La Russa giura di no, la copertura esiste perché verranno trasferiti al 17 marzo gli effetti giuridici del 4 novembre…
«Dài, non bastano. Dal decreto manca tra l’altro la Relazione tecnica dalla Ragioneria generale dello Stato. Letta ha promesso che verrà allegata, speriamo che i conti tornino».
Ne dubita?
«Ne dubito».
Ma Berlusconi?
«Credo che alla fine abbia prevalso non tanto la sua volontà, quanto la realpolitik».
Il calcolo politico. Quale?
«No comment. Comunque alla Lega questa festa porterà una montagna di voti».
Davvero?
«Perfino le più alte cariche dello Stato, quando parlano dell’Unità, subito dopo devono segnalare le differenze tra Nord e Sud. Questa à la prova del fallimento. Dimostra che dopo un secolo e mezzo l’Italia è divisa nemmeno in due ma in tre tronconi».
Dietro l’angolo c’è la secessione, ministro Calderoli?
«Noi siamo interessati a risolvere il problema del Mezzogiorno. E abbiamo dato la ricetta».
Proviamo a indovinare: federalismo?
«Bravo. E quando ci sarà il federalismo allora sì che ci sarà da festeggiare». Metta una data. «Fine marzo per i decreti attuativi di quello fiscale. Che parte immediatamente».
E poi, quali altri traguardi?
«Rilanciare l’economia. Aggiornare la Costituzione. Ma soprattutto, fare la riforma del fisco. Le dico un segreto. Tremonti credo ce l’abbia già nel cassetto…».
Che cosa aspetta, per tirarla fuori?
«Il momento giusto».






























