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Caso Saviano, vicino l’addio a Mondadori Erri De Luca: capisco Marina Berlusconi - Il Mattino.

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di Fabrizio Coscia

NAPOLI – L’«orrore» di Marina Berlusconi nei confronti del gesto di Roberto Saviano – la dedica della laurea honoris causa al pool di magistrati di Milano – continua a far discutere.

QUERELLE SAVIANO-MARINA BERLUSCONI: CON CHI STAI? VOTA

E se non evocherà i gloriosi fantasmi conradiani, sta già provocando opinioni contrastanti, e un serpeggiante disagio, tra gli autori Mondadori, che s’interrogano su un intervento pubblico ai limiti della censura, da parte del presidente di una casa grande editrice – nonché figlia di un premier – nei confronti di un «suo» autore. Del resto, non è la prima volta che Saviano entra in polemica con Berlusconi padre e figlia. Era già successo in occasione della sortita del presidente del Consiglio sul presunto effetto negativo che avrebbero per l’immagine dell’Italia fiction come La piovra e libri come Gomorra.

Anche in quel caso, alla risposta polemica di Saviano, era scesa in campo Marina a difendere le dichiarazioni del padre. Stavolta, l’«orrore» espresso dalla presidente di Mondadori nei confronti dell’autore di Gomorra, reo di aver dedicato la laurea in Giurisprudenza dell’Università di Genova, con chiaro intento polemico, a dei magistrati accusati di «persecuzione personale» e «fondamentalismo politico», e la replica ferma dello stesso Saviano – «orrore mi fa chi sta colpevolmente e coscientemente delegittimando coloro che in questi anni hanno contrastato più di ogni altro le mafie» – fanno presagire un imminente divorzio che metterebbe la parola fine alla difficile convivenza tra Saviano e la sua casa editrice. Ma che cosa ne pensano alcuni dei più noti autori Mondadori della querelle? «Il disagio c’è, è inutile negarlo – ammette Corrado Augias – e si rafforza quando ci sono uscite del genere.

Posso capire l’amore filiale di Marina Berlusconi, che è uno degli amori più forti, soprattutto quello di una figlia verso il padre. Ma lei è anche il presidente di una delle più grandi aziende di questo Paese e anche se le accuse nei confronti del padre non sono state provate, sono talmente gravi che ci sarebbe voluta maggiore prudenza nelle sue dichiarazioni. Trattandosi di un autore come Saviano, poi, che è costretto a vivere sotto scorta, la prudenza doveva essere doppia. E inoltre non vedo che cosa ci sia di così orribile, di così riprovevole a dedicare una laurea in Giurisprudenza a dei magistrati».

E se Erri De Luca preferisce non entrare nel merito della questione, limitandosi a giustificare la «legittima difesa di un parente stretto» da parte del presidente della Mondadori, c’è chi, come Valerio Massimo Manfredi, vede nel caso Saviano-Berlusconi una prevedibile e ovvia conseguenza di una situazione «catastrofica» nella quale l’Italia sta precipitando. «Tutte le pagine dei quotidiani stranieri non parlano che del caso Ruby – dice l’archeologo scrittore – Il Paese non ha mai avuto un’immagine così miserabile da quando sono al mondo. Nemmeno ai tempi del terrorismo, che era un’epoca tragica, mentre oggi stiamo affogando nel ridicolo».

Per Manfredi la reazione di Marina è «comprensibile dal punto di vista umano, ma Saviano è stato spinto a compiere il suo gesto polemico, perché da intellettuale ha reagito di fronte a uno scenario che nemmeno i peggiori Caligola e Nerone avrebbero potuto organizzare». Siamo al Basso Impero, dunque, come sostengono in molti? «Magari – risponde lo scrittore – i poveri imperatori di quel periodo, in fondo, passavano la loro vita al fronte, in battaglia. Mentre i nostri governanti dedicano il loro tempo a fare ben altro. La questione è che non saremmo mai dovuti arrivare a questo punto».

Anche Stefano Zecchi, altro saggista e narratore della scuderia di Mondadori, ricorre alla storia romana, ma per una riflessione di tutt’altro genere: «Saviano è un interprete fedele dell’imperatore Vespasiano – dice – nel senso della sua massima “pecunia non olet”. La coerenza vorrebbe che rifiutasse i soldi che riceve dalla casa editrice con cui polemizza e che gli ha piazzato due milioni di copie. E invece preferisce fare dediche pretestuose, com’è del resto nel suo cliché, nel suo modo di essere. Perché invece non lascia la Mondadori?». Ed è proprio quello che succederà, forse, dopo l’ennesimo scontro con il presidente della casa editrice. «Sì, ma perché sarà la Mondadori a non pubblicarlo più», precisa Zecchi. Chi lascerà chi? Probabilmente lo sapremo molto presto. Forse proprio dal cda di oggi della casa editrice di Segrate

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