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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

Il Riformista.

{img_a} {img_a} (immagini dal web scelte dalla redazione di n.r.)

di Luca Mastrantonio

Applausi vs. fischi. Così i rottamatori hanno risposto alle bordate che avrebbero accompagnato la citazione di Matteo Renzi e Pippo Civati all’assemblea romana dei segretari di Circolo del Pd. I rottamatori rispondono con un “viva”, prelinguistico, al “vaffanculo” dei fischi.
La diretta è virale in rete – tra RadioRadicale, Corriere della sera e Il Post che ha redatto anche un verbale in tempo reale -, seguendola si ha l’impressione che si tratti di grillini democratici e non neo-futuristi di sinistra. I temi centrali sono la precarietà, l’ambiente, i diritti di lavoratori, giovani, donne e gay. Ci sono analisi qualitative, racconti di vita, prospettive “dalla strada”. Tra i media, Internet uber alles. Niente giornalisti – a chi vi scrive, prima invitato, è stato poi detto che i giornalisti non intervengono – a parte Alessandro Giglioli, autore del blog “piovono rane” e protagonista di un emblematico, per la blogosfera, incidente diplomatico con(tro) Grillo. Forse il Pd dovrebbe guardare ai rottamatori come guastatori dell’antipolitica di professione, del qualunquismo acritico dell’ex comico.
Nichi Vendola, ha dichiarato alle agenzie stampa di aver sentito un brivido lungo la schiena. «Bisogna rottamare un sistema di potere una cultura politica, ma non le persone. Le persone sono ecosistemi delicati e preziosi, quand’anche fossero pezzi da Novanta della nomenklatura». Vendola è ancora legato, almeno in maniera metaforica, al mondo operaio. In Puglia il suo successo è nato anche grazie alla “fabbriche” culturali che i giovani hanno realizzato. Ma ascoltando i rottamatori, seguendoli nei mondi da cui provengono, riviste e associazioni che navigano su Internet (in 25.000 si sono collegati in streaming), si ha l’impressione che nell’era post-Matrix le persone sia considerate macchine, che i cittadini siano considerati attivi solo se siedono davanti ad un computer. Gli uomini sono macchine, informative e informate (anche deformanti): dunque per la maggior parte dei rottamatori rottamare non vuol dire assassinare tra presse i vecchi politici.
Qualcuno, in realtà, l’ha presa molto alla lettera. Giulia Innocenzi – radicale, già candidata alla segreteria dei Giovani Pd, membro di Italia Futura, collaboratrice di Annozero – ha portato la parola «tunnel» alla cui fine vede la «luce», ma la «macchina» del Pd, «bellissima», è ferma. E allora Bocchino, «in motorino ci sorpassa e fa una pernacchia», l’opposizione la fanno loro. E Antonio Di Pietro ci supera mandando in galera tutti… e questo funziona. E sopra di noi Grillo, che vola e non inquina. Noi, intanto, siamo bloccati lì». Il problema? Una struttura partitica che non produce leadership (l’occhiolino strizzato a Renzi?).
Grillo è tra i bersagli fissi, anche di Staino che non considera più Renzi un «pollo in batteria» ma un politico credibile e pragmatico. Staino si guadagna «il più imprevedibile e fragoroso degli applausi, con standing ovation», scrive Il Post, mentre si scaglia contro «i populisti di destra» della sinistra, «portatori di una visione della politica giudiziaria e di destra… come Beppe Grillo». La visione politica, multiprospettica, dei rottamatori ha avuto però una costante: lavoro, ambiente, educazione. La scuola privata è un bersagio ricorrente, come il nucleare e il precariato. C’è chi propone comuni «deprecarizzati». Di cultura parla Francesco Siciliano con una premessa ottima: «Siamo sempre d’accordo con chi ci circonda, ci crediamo buoni e gli altri sono i cattivi, i nemici». Edoardo Nesi, scrittore, gira attorno a Berlusconi senza nominarlo – come molti. «Vi hanno detto che ci pensava lui, poi si è capito a cosa pensava lui».
Qual è l’immaginario, lo sfondo dei rottamatori? La cineteca mescola impegno e american dream, savianesimo e veltronismo. Parlando di sud e mafia, viene proiettato I cento passi. Parlando di rapporto tra professori e studenti, passato e presente, viene proiettato Attimo fuggente con la celebre scena dei ragazzi che salgono sui banchi (oh capitano, mio capitano). Film, però, foriero di tanti fraintendimenti (roba da Roberto Vecchioni), in particolare dei sogni fraintesi che professori frustrati infliggono a studenti che poi fanno una brutta fine. Più efficace, La ricerca della felicità, e la scena in cui Will Smith dice al figlioletto: «Non permettere a nessuno di dire che non sai far qualcosa. Neanche a me. Se hai un sogno lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa, dicono a te che non le sai fare». I grandi, aggiunge Renzi, nei rapporti generazionali, «devono saperti dire che se hai un sogno devi inseguirlo». A Bersani e D’Alema saranno fischiate le orecchie.

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