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Il Riformista – Vespa rovina la fase zen di Silvio

Il Riformista.

di Stefano Cappellini

Differita. Alfano apre a modifiche sulla legge che l’ultimo Cavaliere voleva ritirare e quello del libro di Bruno ritiene indispensabile.

Dove non arriva Gianfranco Fini, può Bruno Vespa. Silvio Berlusconi era lì, assorto nel suo stato zen, deciso a non rispondere alle «provocazioni» finiane, voltato di tre quarti per porgere l’altra guancia alle sberle dell’ex cofondatore, e di Casini, e di D’Alema, e pure di Montezemolo, intento a rilasciare pensose dichiarazioni ad autorevoli quotidiani italiani e stranieri per marcare il suo repentino distacco dalle cose terrene, tra le quali il Lodo Alfano, di cui aveva appena invocato il «ritiro».
Ed ecco piombare su questo armonico e atarassico edificio, come un mattone su vetrata, come lo sfregio murario di un writer dodicenne, la prima anticipazione dell’ultimo libro di Vespa, Il cuore e la spada. Più spada, che cuore. «Ritengo – dice infatti Berlusconi intervistato nel nuovo volume del giornalista – che una legge che sospenda i processi delle più alte cariche dello Stato mentre adempiono alle loro funzioni istituzionali sia opportuna ed anzi, vista la magistratura con cui abbiamo a che fare, assolutamente indispensabile». Praticamente il contrario dei pensieri appena consegnati dal premier al Corriere della sera e alla Frankfurter Allgemeine Zeitung: «Il Lodo non è stata una mia iniziativa, ma una proposta del mio partito. Io non sono più interessato a portarla avanti. Non voglio che si dica che faccio leggi ad personam, leggi vergogna».
Una dichiarazione in differita, quella rilasciata al conduttore di Porta a porta, capace di cancellare le ultime in tempo reale e di innescare un cortocircuito triplo. Perché proprio mentre le agenzie battevano i lanci su Il cuore e la spada, il ministro della Giustizia Angelino Alfano annunciava la disponibilità a «valutazioni ponderate sul futuro del Lodo Alfano». In sostanza, Alfano dice che il governo è pronto a modificare una legge che secondo il Cavaliere zen non dovrebbe esistere nemmeno e secondo il Cavaliere vespista è un irrinunciabile caposaldo della democrazia.
E non è finita qui. Vespa fa sapere di aver raccolto il testo dell’intervista la settimana scorsa. Davanti al proliferare dei livelli di lettura di questa vicenda, più numerosi degli stati di subconscio in Inception, il giornalista alza il telefono e chiede al Berlusconi del 26 ottobre, cioè di ieri, se ha cambiato idea rispetto al Berlusconi del 19 ottobre (intervista per il libro). Berlusconi gli spiega di non aver cambiato rispetto al 19. E dunque, ma questa è una deduzione, di averla mutata rispetto al Berlusconi del 23 ottobre (intervista al Corsera). Un Vespa rinfrancato dalla conferma detta la novità alle agenzie: «Alla luce degli avvenimenti degli ultimi giorni – si legge in un comunicato in terza persona – Vespa ha chiesto al presidente del Consiglio se avesse cambiato parere e Berlusconi ha risposto di no».
Addio Cavaliere zen, dunque. Al sentiero del Fiore di Loto, torna a preferire il fiore del Lodo. Almeno per un giorno Berlusconi torna in trincea. Si può far finta di niente agli sganassoni di Fini. Se chiama Vespa, allora sì che sono dolori

 

 

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