Quotidiano Net – Rom, il Parlamento europeo:”Sospendere le espulsioni”.

Adottata una risoluzione per chiedere alla Francia e agli altri Stati dell’Unione di fermare i rimpatri che hanno suscitato aspre polemiche nelle ultime settimane. Parigi: noi andiamo avanti.
Strasburgo, 9 settembre 2010 – Il Parlamento europeo ha adottato oggi una risoluzione per chiedere alla Francia e agli altri Stati dell’Unione europea di “sospendere immediatamente” le espulsioni dei rom, che hanno suscitato aspre polemiche nelle ultime settimane. La risoluzione, presentata da socialisti, liberali, verdi e comunisti, ha ottenuto 337 voti a favore e 245 contro. Il Parlamento si è dichiarato “molto preoccupato per le misure adottate dalle autorità francesi, come da quelle di altri Stati membri nei confronti di rom e nomadi, che prevedono la loro espulsione”. La risoluzione adottata chiede a Parigi e alle altre autorità “di sospendere immediatamente tutte le espulsioni”.
Un’altra risoluzione presentata dalla destra del Partito popolare europeo e dagli euroscettici dell’Ecr (European Conservatives and Reformists), che non condannava la politica francese nei confronti dei rom, è stata bocciata dal Parlamento.
LA FRANCIA NON CAMBIA LINEA - Il ministro francese dell’immigrazione, Eric Besson, ha dichiarato oggi – da Bucarest dove si trova in visita – che ‘’non è neppure in discussione’’ che la Francia sospenda le espulsioni dei Rom come chiede la risoluzione del Parlamento europeo votata oggi.
LA PROVOCAZIONE - Tre Rom espulsi dalla Francia hanno attraversato la frontiera belga oggi, nei pressi di Armentieres (nord), e sono tornati indietro poco dopo, annullando in questo modo l’ordine di espulsione che pesava su di loro. Il tutto si e’ svolto sotto gli occhi di un ufficiale giudiziario.L’iniziativa inedita e’ stata ideata da due avvocati esperti di diritto degli stranieri per dimostrare ‘’l’assurdita’ della politica del governo francese nei confronti dei rom’’.
I loro tre clienti, Rom originari della Romania, hanno infatti lasciato il territorio francese, anche se solo per pochi minuti, passando la frontiera franco-belga a livello di Armentieres, dove si trova il cartello di ingresso in Belgio. I tre hanno percorso alcune centinaia di metri a piedi al di la’ del confine, prima di tornare indietro e rientrare cosi’ in Francia.
Secondo i legali, Clement Norbert e Antoine Berthe, i loro clienti ‘’hanno in questo modo eseguito l’ordine di rimpatrio, che cosi’ e’ diventato nullo, e ora possono tornare legalmente in Francia, in quanto cittadini europei’’. Come tutti i cittadini dell’Unione, anche i rom romeni o bulgari, possono infatti restare in Francia tre mesi senza dover giustificare l’attivita’ svolta. Oltre i tre mesi, devono dimostrare di aver un lavoro, di seguire degli studi o di avere adeguate risorse economiche per mantenersi.
MARONI: LA RISOLUZIONE NON RIGUARDA L’ITALIA – La risoluzione sui Rom adottata dal Parlamento europeo “l’ho letta e riletta, c’è un solo riferimento all’Italia, per il resto è contro la Francia e le politiche francesi”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, intervenendo ad Atreju 2010, la festa dei giovani del Pdl in svolgimento a Roma. “Premesso che quelle decise dalla Francia non sono espulsioni ma rimpatri volontari – ha spiegato Maroni – l’unico passaggio della risoluzione che suona come una sorta di velata censura è quello in cui mi si rimprovera l’intenzione di chiedere all’Unione europea di propugnare l’adozione più rigorosa di norme già esistenti su immigrazione e libertà di circolazione. Non lo ritengo un reato: esiste una direttiva Ue che regolamenta il soggiorno e la circolazione, oltre i tre mesi i cittadini comunitari possono restare ma solo a determinate condizioni, e cioè hanno un lavoro e dispongono di risorse per sè e per i propri familiari sufficienti a non gravare sull’assistenza sociale”.
“Di fatto – ha continuato il ministro – si tratta di un obbligo senza sanzione, se un sindaco accerta l’esistenza di situazioni non conformi a quanto stabilisce la direttiva non può fare nulla. Io ho semplicemente chiesto di integrare il divieto con uno strumento che ci consenta di rendere efficace quello che c’è scritto nella direttiva: è quello che sta facendo la Francia, è quello che vogliamo fare noi, tutto il resto sono le vecchie accuse di razzismo e xenofobia che sentiamo ripetere da venti anni e che non corrispondono alla realtà dei fatti”.



























