anticipo dell’editoriale di liberazione dell’ 8 settembre
Giovanni Russo Spena
la brutale uccisione di Angelo
Vassallo, con cui sono intercorse
relazioni di stima ed affetto,
è un brutto e tragico richiamo alla realtà.
E’ un grande omicidio politicocamorristico.
Avevamo detto ripetutamente,
nelle ultime settimane, con
Saviano, Don Ciotti, Agnoletto, De
Magistris, che erano frutto di banalità
propagandistiche le frottole del
ministro dell’Interno il quale asseriva
che entro tre mesi il governo
avrebbe sconfitto la mafia. Frottole
ignoranti e, per giunta, pericolose.
Perché nascondono l’intreccio crescente
tra economia legale e illegale,
vogliono nascondere i processi di accumulazione
economica che sono il
fondamento primo della nuova borghesia
mafiosa. Né si dimentichi che
il governo ha fatto approvare leggi
che hanno favorito la valorizzazione
del capitale mafioso e avallato comportamenti
che hanno permesso una
pervasività istituzionale di illegalità
amministrative di stampo piduista.
Penso a leggi come i condoni, lo scudo
fiscale, la vendita all’asta di beni
confiscati alle mafie… Quello di Vassallo,
dunque, è un omicidio politico.
Ed è un omicidio politico “annunziato”.
Chi si è interessato del fatto
che in comuni cilentani vicini al
suo vi erano muri tappezzati con manifesti
che annunciavano la morte di
Vassallo? Ha scritto con parole dolenti
Roberto Saviano: «Questa storia
meritava di essere raccontata assai
prima del sangue. Forse il finale sarebbe
stato diverso». E’ inquietante
ciò che afferma il fratello di Vassallo,
che sostiene che Angelo gli parlava,
negli ultimi tempi, di settori di forze
dell’ordine collusi con le mafie. Anche
su questo tema scabroso avevamo
molto lavorato nel passato (chi si
ricorda del depistaggio attuato dopo
l’uccisione di Peppino Impastato?);
forse abbiamo lasciato cadere, negli
ultimi tempi, forme e strutture organizzate
di inchieste e denunce. Questo
omicidio è politico anche perché
vuole colpire perfino gli assetti istituzionali,
le autonomie del decentramento;
è un segnale terribilmente
netto e crudele, che rischia di incidere
molto sulle politiche locali,
in un futuro immediato, lì dove ingenti
risorse e fondi pubblici dovranno
essere utilizzati. Il segnale
camorristico è preciso: se non permetterete
che la borghesia mafiosa
gestisca, attraverso amministratori
collusi, le risorse, farete la fine di
Vassallo, ucciso perché amministratore
per bene, che non si piegava.
Ha detto giustamente ieri il magistrato
Cantone, che ha alle spalle inchieste
molto rilevanti: «Vi sono
amministratori per bene e amministatori
collusi. La camorra tratta,
corrompe, media; ma poi spara».
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