P3, indagato anche il sottosgretario alla Giustizia. Dell’Utri tace. – Italia – l’Unità.it.
Le nove ore di interrogatorio dell’interrogatorio di Denis Verdini hanno lasciato «molto perplessi» investigatori e pm aggiungendo conferme all’ipotesi che «Verdini e Dell’Utri siano soci con Carboni in almeno due società interessate all’eolico». Qualche delucidazione era attesa dal senatore Marcello Dell’Utri che però, puntuale in procura per l’interrogatorio con i pm Capaldo e Sabelli, ha recitato il ruolo dell’«indagato provveduto» e se n’è stato zitto. L’inchiesta sulla P3, quella dei «quattro sfigati pensionati» per dirla con le parole del premier, cresce di numero e di livello e coinvolge ufficialmente, dopo Cosentino, anche il secondo sottosegretario del governo in carica, Giacomo Caliendo il numero 2 del ministro Alfano in via Arenula, l’uomo che ha legato il suo nome a tutte le riforme sulla giustizia di questa legislatura, dal processo breve alle intercettazioni passando per il legittimo impedimento. La notizia dell’iscrizione sul registro degli indagati per violazione dell’articolo 2 della legge Anselmi è stata ufficializzata solo ieri ma è molto probabile che sia avvenuta già nei giorni addietro. Scriveva il gip Giovanni De Donato nell’ordinanza di custodia cautelare il 6 luglio scorso: «Siamo in presenza di un grave quadro indiziario in ordine a una societas sceleris (la cosiddetta P3) che si occupa in modo ramificato e reiterato di cercare di inquinare le condotte delle istituzioni pubbliche tramite il coinvolgimento illecito di persone con delicate funzioni pubbliche: dai parlamentari Denis Verdini e Marcello Dell’Utri al sottosegretario Cosentino, dal governatore Ugo Cappellacci al presidente di Cassazione Vincenzo Carbone e il sottosegretario Caliendo…». Quello del sottosegretario non sarà certo l’ultimo dei nomi iscritti.
Le non-risposte di Verdini
E’ lungo undici pagine il verbale di interrogatorio del coordinatore del pdl Denis Verdini terminato a mezzanotte di lunedì. «I cittadini vengono sbatacchiati poveracci. Meno male che c’è Berlusconi» ha detto lasciando gli uffici della procura di Roma con il professor Coppi e l’avvocato Marco Rocchi. Il coordinatore è stato «spesso impreciso» di fronte alle contestazioni sul movimento di soldi e capitali presso la sua banca, il Credito cooperativo fiorentino per cui Bankitalia ha chiesto il commissariamento. Le indagini bancarie seguono al momento due filoni principali. Una riguarda un’operazione da due milioni e 600 mila euro che inizia nel 2004 e si completa in parte nel 2009 in cui sono coinvolti Carboni e Verdini e altre persone, mogli, conviventi e tuttofare, una partita di giro di soldi non chiara in cui ci sarebbe di mezzo la cessione a Carboni del 30 per cento della Ste, la società toscana editrice propritaria de Il Giornale di Toscana.
L’altra è specifica sulla faccenda eolico. Perchè – hanno chiesto gli investigatori – degli imprenditori romagnoli dovrebbero affidare quattro milioni di euro a Carboni non certo sinonimo di garanzia imprenditoriale? Solo, è l’ipotesi, se questi imprenditori sanno che Carboni in realtà è socio in affari di altre persone con requisiti ed entrature assai più garantiti. Ad esempio Dell’Utri e Verdini. Ecco che nell’interrogatorio è stato chiesto se per caso il coordinatore avesse interessi diretti in alcune delle sette società di cui Carboni si è fatto lobbista e garante per farle partecipare al gran banchetto dell’eolico. Risposta negativa, ovviamente. Subito dopo però sono state mostrati a Verdini i resoconti bancari di almeno quattro operazioni sospette comprese tra giugno e dicembre 2009 in cui, dopo giri di banche, al Credito cooperativo fiorentino arrivano, in estrema sintesi, da parte di Carboni assegni circolari per centinaia di migliaia di euro tutti per importi di 12.499 euro. Il 2 ottobre 2009, ad esempio, al CCf arrivano 200 mila euro in assegni circolari con firma di girata di Giuseppe Tomassetti, factotum e autista della convivente di Carboni Antonella Pau nonchè legale rappresentante di due società Karis e Karios 32 coinvolte nell’affare eolico. Ma non è lui a ritirarli. Le celle telefoniche dicono che Tomassetti quel giorno non è a Firenze. Nelle perquisizioni alla banca poi è stato trovato un fax del 2 ottobre con la fotocopia della carta di identità di Tomassetti. Indagini hanno dimostrato che è stato inviato dallo stesso Tomassetti a Verdini su richiesta di Carboni. Ogni volta Tomassetti negozia assegni per conto di Verdini. Scrivono i carabinieri: «Tomassetti è riconducibile a Verdini. Sempre che non sia lo stesso Verdini». Il coordinatore non ha saputo spiegare questo ed altri passaggi analoghi. La sua posizione non è migliorata. La procura chiederà nei prossimi giorni l’autorizzazione a procedere per l’utilizzo delle intercettazioni che contengono invece molte di quelle spiegazioni. Non è esclusa anche una misura cautelare.
Dell’Utri, «indagato provveduto»
<CS9.8>Qualche illuminazione l’avrebbe sicuramente potuta dare il senatore Dell’Utri si cui alla fine un po’ tutti, Verdini e anche Cappellacci, hanno scaricato la responsabilità della joint venture con Carboni. Business e affari, ma in nome di chi e con quali capitali? «Ho ascoltato con attenzione i capi di imputazione» ha spiegato il senatore «ma non ci ho trovato nulla di rilevante. Per questo mi sono avvalso. Sono un indagato provveduto, io. Quindici anni fa a Palermo ha parlato per 17 ore e sono stato rinviato a giudizio. Da allora ho imparato a tacere»
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Continua il crollo del castello di carta del signor B. nonostante tutto c’è ancora tutto un pezzo del paese che ci crede e questa è la cosa peggiore. Anche di fronte all’evidenza molti sarebbero pronti a difendere, strenuamente, i Signori della Menzogna, sino a che punto? Preoccupante. Il danno fatto alla cultura ed al senso della democrazia di questa Nazione è, temo, irrecuperabile, ci vorranno anni per togliere l’odore della putrefazione e non è nemmeno detto che ci si riesca…Per il momento non si è nemmeno cominciato. Costoro sono ancora al potere nonostante tutto e domani potremmo avere delle pessime sorprese. In un paese normale le dimissioni ci sarebbero già state, qui si balla, invece, sul bordo di qualche cosa di molto pericoloso. Lo scontro istituzionale ha fatto brandelli della credibilità dell’istituzione politica. L’incapacità dell’opposizione di fare alcunchè nei confronti di un gruppo di “amici” ed “amici degli amici” ha dimostrato come questa credibilità sia davvero discutibile. La condivisione spesso ricercata, nonostante il cumulo di vergogna sotto il quale questo governo vegeta, ha fatto perdere la fiducia anche a chi non voleva avere connivenze. Oggi si va alla via così…oggi ci siamo , domani chissà e intanto l’imperatore si fa i casi suoi e noi guardiamo ad un Post-Fascista come ad un salvatore della Patria…un bel quadretto davvero(giandiego)



























