Kine, badante espulsa dall’Italia E il paese si ribella – Immigrazione – l’Unità.it
Kine, badante espulsa dall’Italia E il paese si ribella – Immigrazione – l’Unità.it.
l maresciallo della stazione del paesino di Sesta Godano non era affatto contento quando ha dovuto bussare alla casa e portarsi via Ngom Kine, «la senegalese», in caserma. Nell’atto che aveva in mano, trasmessogli dalla Prefettura di La Spezia c’era l’ordine di prelevare la donna come «pericoloso criminale». Ma tutte e 600 le anime del borgo abbarbicato sulle montagne della Lunigiana conoscono «la Kine» come una tra le persone più gentili e di cuore della vallata. Un giudizio evidentemente arrivato anche alle orecchie dei carabinieri. E infatti il maresciallo ha chiamato il sindaco, per metterlo a parte del suo stupore e del suo rammarico. Dall’altra parte della cornetta, Giovanni Lucchetti del Pd, ha aggiunto a questi sentimenti una increspatura di indignazione e un retrogusto amaro di risentimento politico. Quando ha chiuso la coversazione c’è scappata un’esclamazione. Perché l’unica ragione per cui la signora Kine veniva trascinata via in manette dalla casa del suo datore di lavoro senza poter dire «né a né ba» è la procedura della legge Bossi-Fini che trasforma i clandestini in delinquenti e le badanti come Kine in pericolosi criminali da espellere senza tanti accertamenti e preamboli.
La signora Ngom Kine, senegalese di 41 anni e sei figli, è arrivata dodici anni fa in Italia fuggendo dalle botte e dalle vessazioni continue di un marito alcolista e violento. «In Italia ho sempre lavorato, io, ho pulito tanto, tante case – racconta dal Cie di Bologna dove si trova adesso – ho lavorato quattro anni in una famiglia a Vicenza, poi quando è morta la nonna, mi hanno mandata via e sono andata a Milano. A Milano dopo un po’ mi è stato chiesto non solo pulizie, qualcosa di più, e io ho detto no e me ne sono andata. Ora a Sesta sto bene». Anche il signor Giorgio Noberini, in carrozzella per un ictus che lo ha colpito quattro anni fa, ha ritrovato grazie a lei la sua pace e molte relazioni personali che a causa della sua infermità si erano rarefatte. «Non è solo la pulizia e i mille accudimenti e attenzioni di cui ha bisogno – spiega il fratello Sergio – questa donna ha fatto un miracolo, gli ha restituito la serenità, il suo posto nella comunità, quel che si dice il benessere». A sentire Sergio Noberini tutto ciò grazie a Kine, «alle sue doti umane e spirituali, che non son davvero merce molto diffusa».
Kine e Giorgio hanno ripreso a coltivare pomodori e insalate nell’orto. Naturalmente è lei che si accolla i lavori più faticosi. Una volta a settimana si mette con una seggiolina bianca sul bordo della stradina e regala le verdure alle vicine. «La Rosalba, la Angela, si fermano a chiacchera, portano le uova fresche – racconta Sergio – Ivano porta i suoi prodotti, Arturo una volta a settimana porta e cucina il pesce». E poi c’è il passeggio al mercato, il giro all’edicola. «Lei non sa quante persone in questi giorni mi hanno fermato, telefonato, scritto – dice Sergio – tutti per mettersi a disposizione: “cosa si fa?”». Anche il sindaco Lucchetti ha messo a disposizione l’assistente sociale e i suoi funzionari per cercare di sbrogliare la matassa burocratica e far tornare Kine. Che tra l’altro attendeva da settembre la richiesta di regolarizzazione, la famosa «sanatoria delle badanti», per la quale il suo datore di lavoro aveva già anticipato il primo versamento di 500 euro. Tre mesi fa si è scoperto che c’era un impedimento, una «situazione ostativa», un verbale di polizia che risaliva a diversi anni prima. Kine era stata sorpresa con del materiale contraffatto, neanche è chiaro il contesto. Forse sopresa ad un banchetto di cappellini in una festa senegalese davanti all’Acquario di Genova o come ipotizza l’avvocata Alessandra Ballerini associata ad un sequestro in un appartamento dove stava in coabitazione. Le hanno dato «ricettazione», un reato penale pesante e l’aggravante della «pericolosità sociale». Tanto basta per rischiare di essere rispedita in Senegal da un momento all’altro. Anche se a Sesta Godano nessuno ci crede. Conta di più aver conosciuto tre dei figli che sono venuti a trovarla. «Ragazzi estremamente garbati, rispettosi, ubbidienti – racconta ancora il fratello di Giorgio – che lei aiuta e sente continuamente, che abbiamo ospitato e rivorremmo come ospiti». Alcuni abitano in Francia, uno è già sposato con figli, gli altri studiano e quelli che sono ancora in Senegal sperano di raggiungerla prima o poi. «Certo che vorrei rivederli – dice Ngom dal Cie di Bologna – ma meglio lontana che morta e mio marito mi minaccia continuamente, vuole che lo curi ma è un drogato. Non so perchè certi uomini torturano, violentano. Mio padre mi ha sempre aiutato ma non ce la fa contro di lui. E io non voglio tornare in Senegal: sono molto contenta di vivere». L’avvocatessa Alessandra Bellerini cerca di rincuorarla.
Ora tutta la vicenda è nelle mani del giudice di pace di La Spezia che nell’udienza fissata per venerdì prossimo esaminerà il ricorso presentato contro il decreto d’espulsione. «Sarebbe davvero assurdo ripagarla così», concludono nel paese di Sesta.
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L’assurdo provocato dalla Bossi-Fini( Ricordi… paladino d’ogni giustizia d’essere artefice e complice di questo orrore???) non ha mai fine, mostruosità che fanno gongolare il cuore e la mente malata d’ogni razzista, ma che ci coprono di ridicolo e di umiliazione agli occhi del mondo. Nello specifico qui…”volesse Iddio…” abbiamo avuto una razione positiva da parte del tessuto sociale, il che fa sperare nella possibilità di questa Nazione di ritrovare sè stessa ed il senso del suo percorso…ma resta il fatto che abbiamo una legge “vomitevole” creata apposta per creare disagioe ed umiliazione in coloro che abbiano la vicissitudine di essere ospitati( parola grossa ormai) in questo paese.(giandiego)
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