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gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

«È una bomba a orologeria nel Mediterraneo» – Mondo – l’Unità.it.

Cinque pozzi Bp in 50mila chilometri quadrati potrebbero tradursi in cinque maree nere nel Mediterraneo. Greenpeace non è preoccupata?
«Siamo in allarme – risponde Giorgia Monti, responsabile Mare di Greenpeace Italia – da quando due settimane fa abbiamo ricevuto le prime indiscrezioni su questo nuovo progetto di ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo. Il disastro nel Golfo del Messico dimostra che la trivellazione in acque profonde resta estremamente rischiosa. Nel Mediterraneo, che è già uno dei mari più inquinati del Pianeta e soprattutto è un mare chiuso, senza forti correnti, un disastro di quel genere avrebbe conseguenze senz’altro peggiori. Si tratta di una bomba ad orologeria».

Però non ci sono solo le esplorazioni in Libia. La Bp ha firmato pochi giorni fa anche un accordo per impianti offshore in Egitto…
«Ciò che inquieta di più è che le compagnie stanno concentrando la loro attività nel bacino orientale del Mediterraneo: non c’è solo la Libia e l’Egitto ma la Tunisia, Cipro, la Croazia, Malta. Non si tratta di grandi stati federali e democratici come l’America, con opinioni pubbliche capaci di reagire, fare resistenza, chiedere risarcimenti, come è già più possibile nei Paesi che si affacciano sul lato occidentale del Mediterraneo. Invece è proprio là che i petrolieri hanno stabilito la loro nuova Frontiera, dove ritagliare i propri investimenti».

Quale rischio corrono le nostre spiagge?
«Il nostro è un mare che subisce già una fortissima pressione antropica perché le zone costiere sono ovunque fortemente popolate, oltretutto con scarsi impianti di depurazione delle acque reflue. Non solo. Si stima che il 30 percento di tutto il traffico di idrocarburi del mondo passi dal Mediterraneo. Si sa che ci sono molte micro perdite nelle attività di scarico e carico nei porti, attività illegali come il lavaggio a mare di cisterne. Essendo un mare chiuso, con poca ossigenazione dagli oceani, disastri come l’affondamento della petroliera Haven fuori dal porto di Genova che è l’incidente più grave mai accaduto e risale al 1991 non è ancora smaltito. Il fondale marino è ancora contaminato dal catrame, residuo dello sversamento di oltre 140 mila tonnellate di greggio. Si può capire come possano allarmare tutti questi nuovi pozzi di ricerca che stanno sorgendo come funghi».

Se ci fosse una perdita negli impianti Bp in Libia sarebbe indennizzato solo Gheddafi. Come potrebbero tutelarsi gli altri Paesi rivieraschi come l’Italia?
«Certo, non avrebbe nessun tipo di responsabilità legale nei confronti dei Paesi limitrofi, non esistendo alcuna norma internazionale di reato ambientale e quindi neanche di risarcimento danni. È sempre difficile quantificare i danni all’ambiente, ancor più ottenere dei risarcimenti corposi come ha dimostrato il caso della Exxon in Alaska. In questo caso poi sarebbe solo Gheddafi a stabilire il danno, come pure i controlli di sicurezza da garantire».

Come si potrebbe aumentare i controlli?
«In Brasile e in Norvegia ad esempio esistono leggi che prescrivono come obbligatori sistemi di blocco automatico dei pozzi e comandi a distanza nelle piattaforme offshore. Negli Usa invece la lobby petrolifera negli anni scorsi è riuscita a bloccare una normativa analoga con la scusa che questi sistemi sarebbero stati onerosi. In realtà scongiurare il disastro della Deepwater Horizon sarebbe costato quanto il canone d’affitto di un giorno della stessa piattaforma».

Per salvare il mare cosa si dovrebbe fare?
«Deve essere chiaro che investire sul petrolio è una follia. La risorsa sta finendo e si stanno cercando giacimenti in zone sempre più incontaminate e irraggiungibili. Nel mare più in profondità si va e più siamo di fronte ad ecosistemi estremamente fragili, neanche del tutto studiati, com’è per le montagne nel Canale di Sicilia. Quando anche i giacimenti più estremi saranno esauriti, cosa faremo? e in quale ambiente contaminato ci troveremo? È chiaro che la strada è un’altra, è quella ad esempio dell’efficienza energetica. E intanto si deve creare una rete di riserve marine inviolabili, protette da regole nazionali e internazionali».

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Questa è la dimostrazione diell’assoluta indifferenza delle Major Multinazionali delle sette sorelle di fronte ai casi del mondo e dimostra laddove serva come non siano i governi a determinare il loro percorso ma il contrario. Le perforazioni di Profondità in Mediterraneo sono un iattura assoluta e la BP ha dimostrato …nella pratica tutta la sua assoluta e totale incompentenza, ma non solo leggete nell’articolo le condizioni in cui la Libia…alleata del nostro sommo imperatore…permetterà le trivellaioni. Anche L’italia si appresta a trivellare, fra lìaltro anche nelk tempio dei cetacei. Va detto che in quanto a scelte sciagurate questo governo non ce ne ha fatte mancare nessuna. Il Nucleare…inutile dannoso e pericoloso, le trivellazioni (a cosa serve che si sia insistito perchè fossero minimo a 5 miglia marine dalla costa???? Ce lo spieghi ministra Prestigiacomo?) ormai le sperane in un mondo migliore si stanno riducendo a nulla…questo governo e anche molti altri a livello mondiale non escluso Lula in Brasile si stanno impegnando per portarci più velocemente verso la fine…l’impotenZa è assoluta le scelte in cui ci costringono sono vicoli ciechi dai quali non esiste ritorno…tutto all’insegna del profitto e con il falso intento di mantenere il nostro livello di “comodità”…pagheremo carissima la nostra follia, ed ancora più cara la nostra assoluta impotenza.(giandiego)

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