Marea nera. Scoperta un’altra falla: il disastro non si ferma.
di Francesco Sellari
Cattive notizie dal Golfo del Messico. Sembra che si sia aperta una nuova falla nel pozzo petrolifero Macondo della British Petroleum, coinvolto nell’esplosione della piattaforma Deep Horizon lo scorso 20 aprile.
Ieri sera è stata resa nota negli Stati Uniti una lettera del responsabile delle operazioni di bonifica per il governo, l’ex ufficiale della guardia costiera Thad Allen, indirizzata a Bob Dudley, il responsabile delle operazioni in loco per la Bp. Allen ha fatto riferimento ad una nuova perdita di idrocarburi, e ad alcune altre anomalie: la pressione all’interno del pozzo non è cresciuta secondo le aspettative dopo l’installazione giovedì scorso della cupola di contenimento che aveva temporaneamente fermato la fuoriuscita di greggio, e nonostante i primi test fossero stati incoraggianti. Ora si teme che l’aumento della pressione interna, indotto proprio dal “tappo” installato, possa aver provocato il cedimento di un’altra sezione del pozzo.
Washington ha comunque dato l’ok al proseguimento dei test di verifica per altre 24 ore. “Proseguiranno solo a condizione che Bp rispetti il suo obbligo di sorvegliare rigorosamente ogni segnale che riveli se i test stessi possano peggiorare la situazione”, ha scritto Allen, che non si è risparmiato una tirata d’orecchi alla compagnia britannica: “Quando viene individuata una falla, siete tenuti a impegnare risorse, indagare rapidamente e riferire sui risultati raggiunti al governo in non più di quattro ore”. L’iniziale tenuta del “tappo” aveva fatto ben sperare: avrebbe dovuto reggere fino alla trivellazione di un pozzo di soccorso laterale che dovrebbe essere pronto in agosto. Adesso non è escluso che la valvola possa essere riaperta, per evitare il danneggiamento di altre aree del pozzo.



























