Il cartello di divieto all’ingresso del Cuore ImmacolatoSASSARI. Guai a scoprire le braccia nella casa del Signore. Il prete in fatto di decoro non concede indulgenze, a costo di interrompere la cerimonia funebre.
Sul portone della chiesa del Cuore Immacolato un cartello ammonisce i fedeli: una croce sull’immagine di canottiera, gonna e calzoncini, e un avvertimento: «E’ un luogo Sacro, entrare vestiti in maniera adeguata, evitando abiti sbracciati, trasparenti e scollati, gonne o pantaloni corti».
Manuela è appena uscita dall’ufficio, ha un pancione rotondo di 8 mesi, una maglietta bianca, smanicata, che lascia libere le spalle. Anche la mamma, con l’estate che alita a 30 gradi, indossa un vestito sbracciato che si allunga sin sotto il polpaccio.
Don Salvatore Mangatia ha appena ultimato la predica, resta per un attimo in silenzio, poi posa lo sguardo sulle due donne e dice in tono severo: «Coloro che indossano magliette sbracciate si coprano o sono invitate ad uscire dalla chiesa».
Madre e figlia si guardano sbalordite, poi danno un’occhiata intorno e si rendono conto che tutte le altre donne portano sulle spalle stole nere e bianche. Restano ugualmente sedute nelle ultime file, ma la messa non riprende. Gli occhi di un’intera chiesa gli si rovesciano sopra, addosso cola un mix di disagio e senso di colpa. Incredule preferiscono alzarsi e uscire.
Ma dopo una decina di minuti rientrano, fermandosi in piedi davanti al portone. Una signora si avvicina porgendo una stola per coprire le loro “nudità”.
Restano in esilio sull’uscio sino al momento delle condoglianze, quindi si avvicinano ai parenti del defunto. Don Mangatia, 30 anni ben foderati da un moderno integralismo, sbotta: «Siete ancora qui? Uscite immediatamente». La risposta è durissima: «I preti pedofili possono continuare a dir messa, e io vengo cacciata per una magliettina?».
08.07.2010 – fonte: http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=69a00a35ec389da9




























