21/06/2010 – RITORNO AL NUCLEARE, PRIMO STOP DELLA CORTE COSTITUZIONALE
La Corte Costituzionale decreta lo stop alla corsa all’atomo del governo italiano accogliendo il ricorso contro il cosiddetto decreto sblocca-centrali (convertito in legge) presentato delle regioni
La decisione definitiva è attesa per domani, 22 giugno, ma intanto la Consulta ha già bocciato l’articolo 4 della legge, che riguarda “interventi urgenti per le reti dell’energia” e che al comma 1 prevede che il Consiglio dei ministri su proposta dei ministri competenti “individua gli interventi relativi alla trasmissione e alla distribuzione dell’energia, nonché, d’intesa con le regioni e le province autonome interessate, gli interventi relativi alla produzione dell’energia, da realizzare con capitale prevalentemente o interamente privato, per i quali ricorrono particolari ragioni di urgenza in riferimento allo sviluppo socio-economico e che devono essere effettuati con mezzi e poteri straordinari”.
In pratica il governo, con questo articolo, apriva alle procedure d’urgenza per la costruzione di nuove centrali nucleari, assegnandosi potestà esclusiva sia per la produzione che per la collazione dei nuovi impianti. Ma la Corte Costituzionale, con sentenza numero 215 del 9 giugno, contesta le motivazioni d’urgenza dal momento che la legge stabilisce che gli interventi da essa debbano essere realizzati con capitale interamente o prevalentemente privato, e afferma anche che “se le presunte ragioni dell’urgenza non sono tali da rendere certo che sia lo stesso Stato, per esigenze di esercizio unitario, a doversi occupare dell’esecuzione immediata delle opere, non c’è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi”.
Quanto stabilito dalla Consulta apre a una svolta e frena, di fatto, il percorso accelerato intrapreso da Berlusconi e dall’ex ministro Scajola verso la creazione di nuove centrali nucleari. La pronuncia più importante della Corte Costituzionale è attesa per domani 22 giugno, quando si deciderà sul ricorso presentato da 11 regioni. Ricorso particolarmente importante, poiché potrebbe restituire alle Regioni il potere di veto sulla realizzazione di impianti nucleari sul proprio territorio.




























