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Senato, via libera al ddl intercettazioni Popolo viola, sit in a Palazzo Grazioli – Corriere della Sera.

Manifestazione davanti a Palzzo Grazioli
Manifestazione davanti
a Palzzo Grazioli

ROMA – Il Senato ha dato il via libera al ddl sulle intercettazioni. Il testo emendato su cui il governo ha posto la fiducia è stato approvato con 164 voti a favore e 25 contrari. I parlamentari del Pd hanno invece abbandonato l’aula in segno di protesta: «Questa è la morte della libertà». Nella tarda serata il popolo viola si è radunato per un sit in davanti a Palazzo Grazioli, la residenza di Silvio Berlusconi, subito circondata da transenne e da un cordone di agenti delle forze dell’ordine. I manifestanti hanno urlato slogan («La Costituzione non si tocca, la difenderemo con la lotta»), inalberato cartelli e striscioni («La mafia ringrazia», «Partigiani del terzo millennio», «La libertà nasce con la Resistenza»). Altri, sdraiati sul marciapiede, hanno cantato «Bella Ciao» battendo le mani, mentre suoni di clacson, dalle auto che attraversano via del Plebiscito (nella zona il traffico è subito andato in tilt), accompagnavano la performance dei contestatori.
Il ddl approvato al Senato ora tornerà alla Camera per una nuova lettura e un voto che potrebbe essere quello definitivo. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini nei giorni scorsi avevano infatti raggiunto un’intesa che, assieme alla fiducia, dovrebbe blindare il provvedimento e metterlo al riparo da ulteriori sorprese. Poi potrà passare al vaglio del presidente della Repubblica ed essere promulgato. Ma già in mattinata il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, aveva lanciato un appello al capo dello Stato affinché non firmi la legge, considerata dai dipietristi illegittima. E, in ogni caso, ha spiegato che il suo partito è già pronto a lanciare una campagna referendaria per chiedere agli italiani di respingere al mittente il provvedimento. La replica di Napolitano è arrivata in serata: «I professionisti della richiesta al Presidente della Repubblica di non firmare spesso parlano a vanvera. Per il resto non ho nulla da aggiungere».

ANM E FNSI – Dure le toghe contro il disegno di legge approvato al Senato. «Il ddl sulle intercettazioni metterà in ginocchio l’attività di indagine dei pm e della polizia, oltre a limitare la libertà di informazione; e depotenziare questo strumento investigativo significa inevitabilmente garantire l’impunità a chi commette reati» ha sottolineato il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara. Intanto, la Federazione Nazionale della Stampa ha chiesto ai giornali di andare in edicola a partire da venerdì listati a lutto (come hanno già ha fatto alcuni siti tra cui quello di Sinistra Ecologia e Libertà, il partito di Nichi Vendola). La Fnsi ha annunciato anche che sarà il 9 luglio la «giornata del silenzio per la stampa italiana con lo sciopero generale contro il ddl intercettazioni». Protesta contro il ddl anche la Federazione Italiana Editori Giornali. Il testo licenziato dal Senato, secondo la Fieg, «non realizza l’obiettivo dichiarato di tutelare la privacy, ma ha semplicemente un effetto intimidatorio nei confronti della stampa. Ne sono dimostrazione le pesantissime sanzioni agli editori». Una veglia «a supporto della Costituzione agonizzante» si è tenuta dalle 21 a piazza Montecitorio per proseguire la protesta contro il ddl intercettazioni. L’iniziativa è stata lanciata dal Popolo Viola di Roma che già in mattinata aveva dato vita ad un presidio davanti al Senato.

LA NOTA USIGRAI - In una nota letta nelle edizioni principali di tutti i tg Rai, l’Usigrai denuncia : «Oggi l’Italia sta vivendo uno dei momenti più bui per la libertà di stampa e quindi anche per la democrazia. La scure del silenzio di Stato cala sull’Italia. Siamo e saremo con la Federazione Nazionale della Stampa per ogni iniziativa di lotta, di testimonianza della verità dei fatti».

BAGARRE – L’inizio di seduta è stato alquanto concitato. Quattordici senatori dell’Idv hanno infatti occupato l’aula di Palazzo Madama mercoledì sera e non l’hanno abbandonata per tutta la notte, piazzandosi in particolare sui banchi del governo. Il presidente Renato Schifani li aveva invitati più volte ad abbandonare la posizione consentendo l’inizio dei lavori, ma al loro rifiuto aveva disposto la loro espulsione consentendone però la riammissione al momento del voto. Solo a quel punto la seduta ha potuto avere inizio. Di Pietro ha duramente criticato l’espulsione e parlato di «stato di illegalità permanente nel Parlamento». «È un atto di prevaricazione che neanche ai tempi di Mussolini si sarebbe fatto – ha aggiunto -. C’è una maggioranza appecoronata a questo governo, se ne deve andare a casa. Invito i cittadini a ribellarsi». L’Idv ha in ogni caso annunciato di avere registrato dei domini web all’estero per consentire la pubblicazione delle intercettazioni, senza incorrere nelle maglie della nuova legislazione italiana. «Inoltre – ha spiegato il senatore Pancho Pardi -, quando verremo a conoscenza di intercettazioni che i giornalisti non possono più pubblicare, le leggeremo in Parlamento in modo tale che restino agli atti nel resoconto stenografico».

«PD ARROGANTE» -Dure le parole dell’Idv e del Pd nelle dichiarazioni di voto e forti critiche al provvedimento sono arrivate anche dall’Udc. In difesa del testo si sono invece schierati la Lega Nord e il Pdl che hanno parlato di un testo «equilibrato», che rispetto alla precedente versione ha recepito rilievi e critiche arrivati da più parti e che consentirà comunque l’attività di indagine. Una posizione questa non condivisa dalle minoranze secondo cui per alcuni tipi di reato magistrati avranno meno strumenti a loro disposizione. Il Pdl, dal canto suo, non ha gradito la decisione del Pd di abbandonare l’aula dopo l’intervento della sua presidente, Anna Finocchiaro, disertando così quello finale del capogruppo pdl Maurizio Gasparri. Quest’ultimo ha bollato la decisione del centrosinistra come «comportamento arrogante e non democratico». Tra le altre dichiarazioni piuttosto forti, quella di Luigi Li Gotti (Idv) che ha spiegato che da oggi «i malfattori cantano “meno male che Silvio c’è”», con esplicito riferimento all’inno utilizzato in tutte le convention del Pdl; e sul fronte opposto quella del leghista Federico Bricolo, secondo cui «la mafia stava meglio quando al governo c’era il centro sinistra». «La legge sulle intercettazioni è pericolosa e dannosa per la democrazia e la libertà del nostro Paese. Contro questa legge ci batteremo nuovamente qui alla Camera. È sarà importante la mobilitazione dei cittadini, del mondo dell’informazione e dell’editoria» ha comunque annunciato la vicepresidente della Camera Rosy Bindi in un messaggio inviato in occasione della conferenza stampa di presentazione del premio Ilaria Alpi a Montecitorio.

Redazione online
10 giugno 2010(ultima modifica: 11 giugno 2010)

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