Secondo fonti dell’organizzazione Free Gaza l’imbarcazione di pacifisti presa con la forza
05 giugno, 14:38 – ANSA
TEL AVIV – E’ finita come previsto – con l’abbordaggio delle forze israeliane e l’interruzione forzata del viaggio verso la Striscia di Gaza, ma stavolta senza scontri o violenza – la traversata della Rachel Corrie: la piccola nave irlandese salpata per cercare di rompere il blocco imposto dallo Stato ebraico all’enclave palestinese controllata dagli integralisti di Hamas. L’epilogo è arrivato in tarda mattinata, dopo diverse ore di incertezza e di stallo. Ma in un contesto di autocontrollo generale che ha evitato anche solo la parvenza di un bis di quanto accaduto lunedì scorso: quando un’altra flottiglia di attivisti filo-palestinesi di dimensioni ben superiori, guidata dalla nave turca Mavi Marmara e con a bordo anche esponenti di un’organizzazione islamica militante (la IHH), era stata assaltata dalle forze speciali israeliane in un’operazione culminata in un bagno di sangue (9 morti e decine di feriti) condannato da numerosi governi e istituzioni internazionali.

Con la Rachel Corrie tutto si è risolto invece in un abbordaggio soft. Intercettata di prima mattina da tre unità della Marina israeliana, l’imbarcazione irlandese (battente bandiera cambogiana) si è limitata a opporre una resistenza passiva ai ripetuti inviti dei militari di cambiare rotta verso il porto di Ashdod (sud di Israele) e di non violare il blocco (blocco che peraltro i pacifisti non riconoscono come legittimo e di cui molti attori della comunità internazionale chiedono la revoca). Un atteggiamento che ha indotto le forze israeliane dapprima a reiterare l’avvertimento e poi a passare all’azione. L’abbordaggio, in ogni caso, si è svolto solo dal mare (nessun elicottero) e senza violenza, come hanno confermato sia i portavoce dello Stato maggiore, sia quelli di ‘Free Gaza’, il movimento che sponosorizzava il viaggio della Rachel Corrie dopo aver partecipato anche a quello della flottiglia bloccata lunedì. Ora l’imbarcazione procede scorata verso Ashdod dove il suo carico (carta, equipaggiamenti medici e giocattoli, ma anche cemento, in genere razionato dal blocco israeliano a causa del suo asserito possibile uso per scopi militari) sarà ispezionato prima del promesso trasporto via terra a Gaza.
La nave “è passata sotto il controllo” delle forze israeliane “senza scontri, né incidenti”, ha detto all’ANSA con tono apertamente sollevato il capitano Aryi Shalicar, dell’ufficio del portavoce militare israeliano. “Sulla Rachel Corrie non c’erano militanti islamici – ha aggiunto – e i membri dell’equipaggio, come le altre persone a bordo, sono state persino cortesi, al di là di qualche civile protesta verbale, nel collaborare per evitare qualsiasi problema”. L’equipaggio della ‘Corrie’ – che ha in totale a bordo 19 persone fra pacifisti e reporter occidentali e malaisiani, inclusa la premio Nobel per la pace irlandese Mairead Maguire – aveva d’altronde annunciato in anticipo di non voler compiere alcun atto di resistenza attiva, pur rifiutando le offerte d’un accordo con Israele per un dirottamento volontario del carico. Dirottamento che, secondo gli attivisti, li avrebbe di fatto coinvolti in una legittimazione dell’embargo contro Gaza.
NETANYAHU: VISTA DIFFERENZA PACIFISTI-ODIATORI – La Rachel Corrie, il piccolo cargo irlandese di attivisti filo-palestinesi intercettato oggi dalle forze israeliane senza scontri al largo della Striscia di Gaza, ha dimostrato la differenza che c’è “fra una nave di pace e una nave di odio”, Lo ha affermato oggi il premier di Israele, Benyamin Netanyahu, tracciando un parallelo fra il pacifico episodio odierno e il sanguinoso blitz di lunedì contro la flottiglia guidata dal traghetto turco Mavi Marmara. Rendendo omaggio al comportamento dell’equipaggio della nave irlandese, Netanyahu ha detto: “Oggi abbiamo visto la differenza che passa tra una nave di veri attivisti della pace (la Rachel Corrie), con i quali non siamo d’accordo, ma dei quali onoriamo il diritto di esprimere opinioni diverse, e una nave di odio (la Mavi Marmara), organizzata da estremisti violenti e fiancheggiatori del terrorismo”. Secondo il premier, “lo Stato di Israele ha usato in entrambi i casi le stesse procedure per garantire il rispetto del blocco marittimo, evitare il rischio del contrabbando di armi verso Hamas (la fazione islamico radicale palestinese al potere nella Striscia dal 2007) e consentire l’ingresso a Gaza delle merci civili dopo i controlli di sicurezza”. Pertanto, a suo parere, l’esito diverso dei due abbordaggi sarebbe dipeso esclusivamente dall’atteggiamento degli attivisti.






























