Intercettazioni, scontro sul giro di vite Idv venerdì in piazza per protesta - Il Messaggero.
ROMA (20 magio) – E’ scontro dopo il via libera della commissione Giustizia del Senato alla norma del ddl intercettazioni che prevede ammende fino a 464 mila euro per gli editori, norma per la quale la Federazione italiana editori giornali (Fieg) ha espresso «contrarietà e preoccupazione». L’Idv annuncia che domani sarà in piazza per protesta, mentre il Pd invita alla disobbedienza civile.
È giallo intanto sulla norma che inasprisce le condanne per i cronisti che divulgano atti e intercettazioni di cui la pubblicazione sia vietata: per sapere cosa succederà bisognerà aspettare lunedì prossimo quando la commissione riprenderà i lavori. Ieri infatti diversi senatori tra cui il relatore Roberto Centaro, avevano confermato che l’emendamento che stabilisce le condanne per i giornalisti era stato approvato. Poi il contrordine: non è vero, ha corretto il tiro Centaro, che l’emendamento era stato approvato. In realtà, ha spiegato, è stato solo accantonato. «In verità – ha commentato il pdl finiano Fabio Granata – sul bavaglio alla stampa c’è l’intenzione di frenare un po’. Credo che la norma non risulti graditissima anche al Quirinale».
«Una delegazione dell’Italia dei Valori sarà domani in piazza Montecitorio accanto al popolo viola per partecipare al sit-in di protesta contro la vergognosa e criminale legge bavaglio sulle intercettazioni. Faremo le barricate fuori e dentro il Parlamento. Come già affermato ieri, saremo in piazza al grido di “Arrestateci tutti, siamo tutti giornalisti”», ha affermato in una nota il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando.
«Se il disegno di legge sulle intercettazioni e le pesantissime limitazioni alla libertà di stampa dovessero diventare legge, l’unica risposta possibile sarà la disobbedienza. Fare questa affermazione ha per me un costo personale elevatissimo. Mai avrei pensato che mi sarebbe capitato d’essere costretto a parlare della necessità di disobbedire a una legge del mio Paese», ha dichiarato il vicepresidente dei senatori del Partito democratico Luigi Zanda.
Le legge sulle intercettazioni «non è la priorità dell’Italia oggi», ha detto Enrico Letta a Radio anch’io. «Se guardiamo i giornali di tutta Europa le prime pagine sono dedicate agli interventi sulla crisi
- ha aggiunto il vice segretario del Pd – è possibile che giornali italiani siano tutti attorno al tema dell intercettazioni? Mi sembra lunare».
«Se si deve fare una legge del genere meglio abolire le intercettazioni». A dirlo, in una intervista alla Stampa, il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini, secondo il quale «le nuove disposizioni che si vanno delineando sono solo sabbia negli ingranaggi delle indagini».
Un appello è stato lanciato dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi affinché vengano presentati dal governo «robusti emendamenti alla legge in discussione sulle intercettazioni». Il procuratore aggiunto, che si occupa delle inchieste più delicate di mafia, ha aggiunto: «Ho apprezzato molto le dichiarazioni del presidente Berlusconi quando dice, parlando del dilagare di fatti di corruzione, che ‘chi ha sbagliato deve pagarè. Credo anche che sia importante essere conseguenziali e
che occorrerebbero emendamenti alla legge se si vuole davvero che i corruttori rispondano dei reati commessi e che la magistratura possa svolgere il ruolo di tutela della collettività fino in fondo».
È trasversale la battaglia contro la nuova legge sulle intercettazioni lanciata dai quotidiani. A fare più rumore sono i giornali di partito, come Il secolo che fa riferimento al presidente della Camera, Gianfranco Fini, che titola: «Dove finisce il diritto di cronaca? Speriamo in un ripensamento». Anche L’Unità è schierata: «Al buio» è il titolo di apertura su una pagina, appunto, nera. «Caro lettore, papi Silvio anche oggi ha pensato a te – si legge in un editoriale -. Aveva detto che avrebbe sgominato la corruzione, certo, sì. Ma prima di mettersi a fare quel lavoraccio che chissà quanto tempo e quanta fatica ci vorranno ha avuto un pensiero per te, per noi, così riposiamo mentre lui lavora».



























