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Golfo del Messico: arrivano petrolio e carcasse di cetacei, uccelli e tartarughe. I contractors BP: «Non c’è relazione con lo sversamento».

LIVORNO. A quasi un mese dall’esplosione della Deepwater Horizon, il pozzo non è ancora stato chiuso e il petrolio inizia ad arrivare sulla coste. Greenpeace segnala oggi di aver trovato «Quantità consistenti di petrolio nell’area di Sauth Pass, in Luisiana, vicino alla foce del fiume Missisipi. Prima di essere allontanato dalla Guardia costiera, il team inviato dall’organizzazione ambientalista sul posto è riuscito a documentare con le foto la spiaggia devastata e ricoperta da uno strato di catrame denso e viscoso».

Giorgia Monti, responsabile campagna mare di Greenepace Italia, ricorda che «Recenti stime confermano le ipotesi di Greenpeace che la reale fuoruscita di petrolio sia di ben dieci volte più grande di quanto dichiarato da BP: ecco perché si cerca di nascondere agli occhi dell’opinione pubblica l’entità di questo disastro. Prima avvelenano il mare con i disperdenti chimici per far sparire il petrolio e adesso allontanano chi cerca di monitorare e documentare l’espandersi del disastro. Come volevasi dimostrare il petrolio è arrivato a terra e a nulla sono valsi i tentativi per arginarlo. È ormai sotto gli occhi di tutti che non esistono misure preventive o sufficienti tecnologie di pronto intervento: il rischio delle perforazioni petrolifere offshore è troppo alto per l’ambiente e per le popolazioni».

Sulle coste della Louisiana si stanno spiaggiando sempre più delfini e tartarughe marine morti ed uccelli marini ricoperti di petrolio, riportando alla memoria le scene terribili della tragedia petrolifera della Exxon Valdez in Alaska. John Hocevar di Greenpeace Usa dice che ci sono stata anche segnalazioni di capodogli morti, una delle cose che gli ambientalisti temevano di più, visto che l’area del Golfo del Messico interessata dallo sversamento prodotto dal disastri petrolifero della piattaforma Bp è un’area di riproduzione e per la ricerca di cibo di questi grandi cetacei.

«Purtroppo, questo è solo l’inizio – dice Hocevar, un biologo marino che ha una grande esperienza nelle operazioni di salvaguardia della fauna – Nessuno sembra sapere con certezza quanto petrolio è stato sversato, ma le previsioni continuano ad aumentare. Alcuni scienziati ora stanno dicendo che quello che sgorgato fino ad adesso nel Golfo ogni settimana è l’equivalente di due fuoriuscite della Valdez».

Se così fosse ci troveremmo davvero di fronte alla peggiore catastrofe petrolifera della storia e ad un vero e proprio ecocidio di dimensioni inaudite ed ancora non prevedibili nel tempo.

«Finora, la maggior parte del petrolio è rimasto sotto la superficie, in mare aperto, e fuori dalla vista, ma così è per gli impatti sulla vita marina – spiega il biologo di Greenpeace – Una parte del problema per valutare ciò che sta combinando la fuoriuscita alle specie del Golfo è stata la mancanza di trasparenza da parte di coloro che stanno facendo le valutazioni. BP ha assunto dei contactors per i test sugli animali morti, ma quello che abbiamo visto da parte loro fino ad ora è stato molto dubbio. Quando i contractors dicono ai media che il numero di delfini morti non è motivo di allarme, o che non c’è alcuna relazione con lo sversamento, non ci infondono esattamente fiducia. La Noaa è l’Agenzia federale dalla quale ci si aspetterebbe che facesse queste cose, ed è bello vedere che ora sta assumendo un ruolo maggiore. Sfortunatamente, prima che fosse stata condivisa qualsiasi analisi preliminare sull’uso di disperdenti chimici tossici, aggravando la minaccia alla vita marina, l’Environmental Protection Agency aveva appena approvato il loro uso in profondità. Nessuno conosce l’impatto che questo avrà sull’ecosistema del Golfo, ma così si manterranno di tali impatti fuori della vista e, almeno per ora, questo è abbastanza per la BP e l’amministrazione Obama. Ma non per noi».

Sulla questione interviene anche Paul Horsman, un biologo marino britannico della Newcastle University e del Portsmouth Polytechnic e un attivista ambientalista che da 20 anni collabora con le campagne di Greenpeace.

«Quindi, cosa sta succedendo là fuori? – si chiede Horsman – La BP sta iniettando migliaia di galloni di disperdenti chimici nel petrolio sottomarino. Questi prodotti chimici sono velenosi e servono a “rompere” semplicemente il petrolio facendo in modo che alcuni pozzi lo disperdano ulteriormente, ma in modo più ” sottile” e meno evidente. Centinaia di miglia di barriere sono state messe in opera nel tentativo di fermare la marea nera incombente; balle di paglia e materiali assorbenti sono stati installati lungo lungo i limiti dell’alta marea, camion militari ed elicotteri distribuiscono persone e attrezzature; adesso i capitani guardano dalle loro barche ormeggiate nel porto. Con la perforazione in acque profonde, la BP ha spinto la tecnologia fino ai suoi limiti. Questo incidente dimostra che la hanno spinta oltre i suoi limiti. Nessuno sa come fermare questa fuoriuscita. Nessuno sa quali saranno gli impatti delle migliaia di tonnellate di greggio che si espandono dal fondo del mare, mischiati a migliaia di litri di sostanze chimiche disperdenti. Il petrolio è tossico, i disperdenti sono tossici e la loro combinazione certamente avrà grandi impatti.

Horsman è anche preoccupato che la tragedia del Golfo del Messico faccia passare in secondo piano quello che stanno combinando le Big Oil nel resto del mondo: «Lo scorso ottobre mi trovavo in Canada settentrionale, dove Greenpeace sta conducendo una campagna contro le sabbie bituminose, una frontiera dello sviluppo del petrolio che sta creando un gran casino nero. Ad ognuna delle estremità del Nord America c’è un enorme pasticcio nero causato dalle industrie petrolifere, che stanno distruggendo l’ambiente nel loro disperato tentativo di impadronirsi delle ultime frontiere dove resta il petrolio. In mezzo a questi disastri, questa industri vuole spostarsi ulteriormente nel fragile Artico. Questa è una follia miope. Tutto questo deve finire. Anche se non possiamo smettere di usare il petrolio domani, sappiamo che dobbiamo abbandonare l’utilizzo del petrolio e di tutti i combustibili fossili il più rapidamente possibile. Questo cambiamento inizia con lo stop all’industria petrolifera di andare oltre. Mentre il petrolio continua la sua emorragia dal fondo dell’oceano, qui nel Golfo del Messico, un chiaro messaggio deve essere inviato al governo ed all’industria: stop all’esplorazione petrolifera e passaggio a fonti di energia pulita sostenibile che sono il futuro. L’industria petrolifera è il passato».

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