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Petrolio, Obama studia nuova tassa “Un cent a barile per le compagnie”

I fondi contro l’inquinamento

Una tassa supplementare di un centesimo di dollaro a barile a carico delle compagnie petrolifere per finanziare la sicurezza: lo propone il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. I fondi supplementari racconti con la nuova tassa, stimati in 118 milioni di dollari l’anno, andranno in un fondo destinato a un programma di risposta ai rischi di marea nera. L’Amministrazione Obama suggerisce inoltre di alzare a 1,5 miliardi di dollari il tetto per gli indennizzi.

Intanto si continua a cercare una soluzione per arginare la marea nera. E c’è chi fa delle proposte estreme. Un suggerimento per fermare la perdita di petrolio nel golfo del Messico viene da un articolo del quotidiano russo Komsomoloskaya Pravda, secondo cui ai tempi dell’Unione Sovietica problemi simili sono stati risolti con esplosioni nucleari controllate. «In passato questo metodo è stato usato almeno 5 volte – scrive il quotidiano – la prima per spegnere i pozzi a gas di Urt Bulak, il 30 settembre 1966. La carica usata fu da 30 chilotoni, una volta e mezza quella di Hiroshima, ma fatta esplodere a 6 chilometri di profondità».

Secondo il quotidiano l’esplosione sotterranea farebbe in modo da spingere le rocce facendo loro chiudere la falla. Degli altri tentativi effettuati nell’ex Urss, continua l’articolo, solo uno non ha funzionato, nel 1972, mentre gli altri hanno raggiunto l’obiettivo anche con testate di 60 chilotoni. «Il metodo non è stato testato sott’acqua – insiste il quotidiano – ma secondo alcuni calcoli di esperti in Russia le probabilità di fallimento sono solo del 20%. Basterebbe scavare un pozzo vicino alla perdita, e far detonare la bomba. La Russia ha una grande tradizione nelle esplosioni sotterranee controllate – conclude l’articolo – che potrebbe essere messa a disposizione degli Usa».

12.05.2010 – La Stampa.it

 

 

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