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gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

Nuove polemica per la lentezza
degli interventi di emergenza.
Gli esperti: il greggio potrebbe
arrivare all’Oceano Atlantico.

Dal governatore della Louisiana Bobby Jindal a Tony Buffone, pescatore italo-americano di Venice, il Golfo del Messico investito dalla marea nera aspetta oggi al varco il presidente Barack Obama mentre il petrolio continua a sgorgare incontrollato dal pozzo Bp e un esperto prospetta uno scenario da incubo: la macchia di greggio che avanza portata dalla corrente del Golfo potrebbe arrivare mell’Atlantico.

Obama è atteso oggi nella regione per un rapidissimo blitz deciso all’ultimo momento quando le polemiche sulla lentezza della reazione di Bp ma anche del governo federale hanno raggiunto una massa critica. «Per Haiti si sono mobilitati subito – tuona Tony Buffone – mentre noi dobbiamo aspettare». La marea nera «minaccia del nostre coste, la nostra cultura e il nostro modo di vita», ha detto Jindal, un repubblicano con le carte in regola per sfidare Obama nel 2012: «Sono stanco di aspettare che Bp tiri fuori un piano e che la Guardia Costiera lo approvi».

La visita di Obama nel Golfo è stata accuratamente studiata per evitare che il presidente ripeta l’errore del presidente George W. Bush che nel 2005 sorvolò con l’Air Force One New Orleans colpita al cuore da Katrina dando un senso tangibile del suo distacco dalla tragedia che a terra stava vivendo – e uccidendo – il paese reale. Intanto salgono le polemiche per il comportamento di Bp: il colosso britannico del petrolio, che non aveva messo in conto la possibilità di un incidente come quello della Deepwater Horizon, adesso è a corto di soluzioni e ha chiesto aiuto alle società rivali perchè diano una mano a risolvere l’emergenza che, secondo gli esperti, sarà peggio di quella della Exxon Valdez.

La Guardia Costiera ha ammesso ieri che è «impossibile quantificare» il petrolio uscito dalle falle provocate dall’affondamento della piattaforma petrolifera esplosa il 20 aprile. Secondo un crescente numero di esperti, la macchia di petrolio è triplicata negli ultimi due giorni, il che potrebbe indicare che a 1.500 metri sotto il mare la perdita è aumentata di intensità. E se, come ha previsto Hans Graber, oceanografo del Center for Southeastern Tropical Advanced Remote Sensing dell’Università della Florida, la marea nera dovesse essere intercettata dalla corrente del Golfo, il disastro arriverebbe in un batter d’occhio nel sud della Florida e da lì sulle coste atlantiche dello Stato: secondo Graber «non è più questione di se ma è questione di quando».

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